Arriva la pillola per dimenticare
Lo scenario di "Se mi lasci ti cancello", dove i due protagonisti cancellavano i loro brutti ricordi, è ora realtà. Ma la "pillola per dimenticare" non "cancella" le polemiche
Basta brutti ricordi: una semplice pillola associata a terapia psicanalitica è in grado di “cancellare” dal cervello di una persona, affievolendoli e rendendoli meno nitidi, i ricordi che hanno generato traumi non risolti, recenti o remoti.
E viene alla mente il film "Se mi lasci ti cancello", uscito nel 2004, interpretato da Jim Carrey e Kate Winslet, in cui i due protagonisti, una volta chiusa burrascosamente la loro storia d’amore, decidono di rivolgersi agli specialisti del settore per azzerare i loro ricordi, per dimenticarsi completamente l’uno dell’altra, senza sforzo né dolore.
Stavolta però non è fiction, ma realtà: un gruppo di ricercatori di Harvard e della McGill University di Montreal, infatti, sostengono di aver prodotto una pillola, nome in codice U0126, che rimuove selettivamente i ricordi, proprio come accadeva nel film. Si tratta del «propranolol», un farmaco già impiegato nel trattamento dell’ipertensione.
L’equipe ha svolto la sperimentazione, della durata di 10 giorni, su 19 pazienti volontari che avevano subito forti traumi in seguito a incidenti, tentativi di rapina o violenza sessuale, avvenuti almeno dieci anni prima. Alcuni pazienti sono stati trattati con il «propranolol», mentre per altri si sono seguite terapie alternative o placebo.
Dopo una settimana di somministrazione e cure i ricercatori hanno notato chiari segni di minore stress in chi era stato iniettato il «propranolol», rispetto ai pazienti sottoposti ad altre terapie.
Ai volontari è stato chiesto di ricordare l’episodio di cui erano stati vittime, e il gruppo trattato con il farmaco sperimentale ha mostrato uno stato emotivo decisamene migliore e minori irregolarità dal punto di vista fisico, per esempio assenza di accelerazioni cardiache generalmente registrate in casi di questo genere, anche a distanza di tempo.
I ricercatori hanno spiegato come funzionerebbe il farmaco: innanzitutto, i ricordi nel nostro cervello vengono inizialmente immagazzinati in uno stato fluido, molto malleabile, per cristallizzarsi poi nel corso del tempo e solidificarsi all’interno della memoria.
Il «propranolol» ha pertanto la capacità di agire sui ricordi che sono immagazzinati nel cervello da tempo, e quindi già calcificati e solidi, rendendoli nuovamente fluidi e malleabili e dando loro la possibilità di non risolidificarsi.
"Abbiamo dato ai pazienti un farmaco che elimina la parte emotiva del ricordo nel momento in cui lo stavano recuperando" ha spiegato al quotidiano britannico Daily Telegraph il dottor Karim Nader, della McGill University. "Ne ha lasciato intatta la parte conscia, in modo che potevano ricordare tutti i dettagli, ma senza esserne devastati psicologicamente".
A supporto della ricerca un gruppo separato di scienziati della New York University, lavorando su cavie da laboratorio, è riuscita a cancellare una parte di memoria dal cervello di un topo, lasciando immutata la restante porzione. Nel lavoro, pubblicato recentemente su Nature Neuroscience, gli animali erano stati addestrati per associare a due diversi toni musicali un piccolo shock elettrico, in modo che appena sentivano il suono anticipavano la sensazione di dolore. Iniettando il farmaco, gli animali "dimenticavano" di associare al suono l'idea del dolore, e quindi non avevano più paura, ma il resto dei loro ricordi era immutato.
I ricercatori sostengono che questo tipo di trattamento potrebbe essere applicato per la rimozione di eventi fortemente traumatici quali violenze, stupri, guerre o, quanto meno, per rendere più efficace la terapia psicologica di sostegno volta al superamento di questi traumi. Quindi niente a che vedere con il male d’amore o i traumi legati all’abbandono della persona amata e via dicendo. Almeno non nelle intenzioni dei ricercatori.
Ma ci sono comunque alcuni rischi. Innanzitutto continuare a sostenere la prassi ormai diffusa della medicalizzazione di qualsiasi disturbo (anche passeggero): esiste, ormai, una pillola per tutto.
Un secondo problema riguarda il processo di costruzione del carattere e della psiche di un individuo: noi siamo il prodotto di molteplici esperienze, alcune positive, altre ancora entusiasmanti, ma anche negative o traumatiche, però tutte complessivamente contribuiscono a formare l’individuo. In altri termini, cosa sarebbe la vita senza il dolore, senza la paura, senza l’ansia? Si finirebbe con il non apprezzare nemmeno la felicità, quella autentica, quella che non si può sintetizzare in laboratorio o produrre artificialmente.





come si kiama il farmaco
ma come si chiama??
lvwhjwqm
Qwest for you! &jd*0daa dsa 43
mtgjukck
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Era ora!
"cosa sarebbe la vita senza il dolore, senza la paura, senza l’ansia?"
La mia unica possibilità di vivere normalmente :-(