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Disturbi alimentari: lo spirito di emulazione

Anoressia e bulimia: le cause possono essere cercate nel sociale? Possono essere provocate dallo spirito di emulazione? Il dottor Luca Saita ci spiega perchè non è così

di Redazione GirlPower 17 maggio 2010

A cura di Antonella Marchisella

 

Abbiamo parlato tanto di disturbi alimentari, eppure si continua a spostare anoressia e bulimia sul sociale, come se a scatenare l’anoressia fosse semplicemente uno spirito di emulazione e la bulimia il vivere in una società opulenta. Prima di apprestarci a raccontare alcune testimonianze nei prossimi articoli, abbiamo chiesto in tal senso un ultimo parere dello Psicologo Luca Saita per chiarirci le idee:

Dottor Saita, quanta confusione con i disturbi alimentari: perché?
Perché sottendono tante dinamiche diverse, sia familiari, sia relazionali, sia intrapsichiche. Questo genera confusione. La comprensione clinica è quindi difficile, e sta all'esperto capire caso per caso. Quando si cerca di spiegarla in modo semplice, si rischia di semplificarla, e di fraintenderla. Oltretutto in questo momento alcuni disturbi alimentari, quali anoressia e bulimia vengono spostati sul 'sociale', quando in realtà vengono attivati da dinamiche profonde. Allora si dice: l'anoressica emula la fotomodella, la bulimica mangia perché viviamo in una società opulenta, quando in realtà non è così.

E come si fa a chiarire allora? 
Secondo me per chiarire conviene considerare caso per caso. Prendiamo per esempio questo nuovo B.E.D., ovvero le abbuffate compulsive. Facciamo un esempio, così magari questo punto lo chiariamo.

Va bene. Perché una persona dovrebbe mangiare compulsivamente? 
Per capire i sintomi di una persona, bisogna sapere non solo la storia della persona, ma anche la storia prima della nascita della persona. Mettiamo che una persona sia stata un figlio non voluto, perché uno dei due genitori non voleva un figlio, oppure perché stava già pensando in quel momento di separarsi dal coniuge. Un figlio in arrivo lega la coppia ancor di più. Quindi il figlio viene visto come una catena. Questo figlio potrebbe (ma non va sempre così)non essere amato, voluto, tenuto a distanza emotiva dal/dai genitori. L'unico modo in cui i genitori lo avvicinano è attraverso il cibo. Crescerà quindi una persona con problemi affettivi, incapace di entrare in contatto con l'altro. Il cibo diverrà quindi un vero e proprio 'fantasma', ovvero un tramite per cercare 'contatto'. Ed ecco come si arriva alle abbuffate compulsive. Questa persona ritroverà un contatto attraverso il cibo. Le crisi arrivano nei momenti di solitudine, di sconforto, o di grande desiderio.

Quindi è molto difficile e complesso capire questo tipo di sintomi? 
Esattamente. Questa è solo una delle possibili 'trame'. Ogni storia va ricostruita caso per caso. Potrei fare altri mille esempi, in realtà ogni storia è unica, quindi le possibilità infinite. 

E come si aiuta quindi una persona? 
Si fa un lavoro clinico nel quale si ricostruisce la storia della persona. Questo è il vero e proprio lavoro clinico. 

Dott. Luca Saita 
Studio in Via Nomentana 133 - Roma 
www.lucasaita.it


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Commenti

Massimo martedì, 3 agosto 2010

Disturbi alimentari

Complimenti per l'articolo del Dott. SAITA e, come al solito, grazie all'incisività delle domande proposte dalla superlativa A. Marchisella.
Colgo l'occasione per ringraziare tutti voi.

n° 1
Antonella Marchisella martedì, 3 agosto 2010

R: Disturbi alimentari

Caro Massimo, La ringrazio per i Suoi complimenti. La invito a leggere anche gli altri articoli del nostro Speciale Disturbi Alimentari, dove troverà gli interventi di importanti professionisti come il Dott. Saita. Inoltre, oggi su Girlpower, può trovare un'intervista suggestiva al Counselor Danilo Facecchia, con domande molto particolari sull'anoressia. La saluto personalmente , Antonella Marchisella

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