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Disturbi alimentari: se la malattia è un'abitudine

Perchè molte persone anoressiche non riescono a trovare un vero motivo per guarire? Sentiamo l'opinione un po' fuori dagli schemi ma molto interessante del counselor olistico Danilo Facecchia

di Redazione GirlPower 3 agosto 2010

A cura di Antonella Marchisella


"Ana è una filosofia di vita, un rifugio. Ana mi protegge dal mondo esterno, mi sento al sicuro con lei. Pensa in grande e ci riuscirai, pensa in piccolo e ti sarà fatale. Pensa che potrai e lo farai, tutto sta nel tuo stato mentale” Questo è un passo tratto dai siti pro-ana. Oggi vogliamo porci una domanda che forse farà scena, ma “chi ci dice che la strada giusta per guarire sia mandare via Ana?”

Ma chi è Ana? La nostra anima leggera o la necessità di non mangiare per renderla tale? Abbiamo fatto rispondere il Counselor Olistico  Danilo Facecchia:

"Ana è l’esternazione fisica di un disagio interiore e profondo, apparentemente per alcuni è filosofia di vita o un rifugio.
Il problema è non riconoscere di avere un problema e questo ci porta a pensare che non ci sia nulla da modificare, cambiare, risolvere.

anoressia-1_1Il cibo è l’unica fonte di energia per sopravvivere, rifiutare il mangiare significa rinunciare a vivere, stiamo profetizzando,quindi, la nostra morte?
La nostra anima, il nostro inconscio vuole privarci, vuole punirci, si sta ribellando a qualcosa o a qualcuno.

Rinunciare al cibo è il segnale, la nostra parte più profonda sta gridando ma spesso non riusciamo a capire il senso di queste urla e assecondiamo solo un impulso ma non risolvendo il nostro disagio, provando un appagamento temporaneo, riuscendo ad alleviare le urla, ma poi tutto ritorna e nuovamente ripetiamo lo stesso rito fino anche alla morte.
Ma se riuscissimo ad ascoltare le grida, dialogare con esse potremmo scoprire qualcosa di nuovo, riuscire ad entrare dentro noi stessi potrebbe alleviare i nostri disagi, i nostri problemi alleggerendo l’anima e rendendola veramente e completamente libera."

Danilo, perché non è facile convivere con l’ansia,le paure,le ossessioni?
Convivere con questi disagi è molto semplice, a livello logico, perché noi non li affronteremo mai nella nostra vita ma creeremo tutti quei meccanismi, quegli stratagemmi che ci evitano di riprovarli.
Crediamo che sono parte di noi, che appartengono al nostro essere anche quando arrivano ad essere seriamente invalidanti.
Non comprendiamo che possa esserci un altro modo di vivere ed un modo per eliminarli completamente.

L’esternazione di tali problemi è il meccanismo messo in atto dal nostro inconscio per proteggerci da qualcosa, magari da un’esperienza negativa del nostro passato, e non riconosciuta razionalmente, e che oggi irrazionalmente senza un motivo logico si ripresenta sottoforma di ansia, paura, ossessioni.
Per noi è naturale assumere alcuni comportamenti e spesso non siamo noi ad accorgerci di essere limitati ma sono gli altri ad accorgersene e se “qualcuno” ci fa riflettere e pensare che esiste un modo diverso di agire, di affrontare la vita allora notiamo quanto la convivenza con un disagio è limitante o invalidante e riconoscendolo possiamo risolverlo.

Danilo, leggevo su un libro del Dott. Raffaele Morelli, di una ragazza anoressica di nome Giulia la quale diceva: So che a 34 kg rischio di morire, ma io non voglio guarire. Voglio restare anoressica. Il Dott. Morelli le risponde che con tutta la fatica che aveva fatto per diventare anoressica sarebbe stata una vera pazzia mandare via questo disturbo. Lei che ne pensa, che cosa risponderebbe?
Concordo pienamente col pensiero del Dr Morelli.
C’è da dire una cosa importante: esiste il vantaggio secondario che ci spinge a rimanere nel vecchio comportamento (meta scopo). Il meta scopo ha spesso una ragione positiva.

Se qualcuno ci definisce “malato” sbaglia e ha una visione malsana di come funzionano i nostri comportamenti. Chi tratta gli altri da malati solamente perché hanno un comportamento
poco funzionale, non solo ha sbagliato completamente l’approccio, ma rischia di ledere strati più profondi dell’essere, tra cui l’autostima, l’identità e il sistema di credenze.
Un altro punto forte nel cambiare le nostre abitudini e comportamenti è la paura ,nascosta o palese, nel cambiare.
La paura di cambiare è una delle prime paure per l’essere umano. Siamo così abituati a vivere nelle nostre “sicurezze” che uscirne è più doloroso dell’idea di un nuovo modo di agire
Iniziare una nuova abitudine, un nuovo comportamento è faticoso, complesso e rischia di non soddisfare i nostri bisogni reali e di innescare nuove paure per ogni nuova azione da intraprendere .Quindi, perché cambiare?
Indubbiamente siamo in grado di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato ma non riusciamo a distinguere la differenza tra il meta scopo e il bisogno apparente.

Parliamo di Disturbi Atipici: Diabulimia, Vigoressia, Ortoressia, Sindrome da Alimentazione notturna. Ci può spiegare cosa sono e in che modo un Counselor Olistico approccia a questo tipo di disturbi?

Possiamo dare un nome diverso per ogni diverso tipo di comportamento o come fa la psichiatria che ad ogni comportamento poco funzionale, poco comune, o difforme rispetto a qualcuno, attribuisce una malattia o disturbo del cervello solo per arricchire le lobbies farmaceutiche propinando un farmaco anziché un altro.
Quindi facciamo attenzione: il comportamento non è una malattia! Il comportamento è, a volte, l’esternazione di un disagio.
La mia idea è che se manteniamo un comportamento che consciamente definiamo sbagliato è perché è diventato una abitudine radicata a livello neurale e secondo perché soddisfiamo quello che chiamo META SCOPO o secondo fine/vantaggio

Il METASCOPO è quella cosa che quando ti viene la voglia, l’impulso di agire senza controllo, senza limite sai benissimo che è un vizio dannoso, ma lì per lì ti interessa poco perché stai soddisfacendo il secondo fine a livello inconscio.
I benefici, o vantaggi, secondari sono spesso positivi e li ricerchiamo perché ci fanno del bene.
Quando siamo in difficoltà in un particolare periodo della nostra vita ci costruiamo un idea adottando un comportamento e ci convinciamo che esso procuri uno stato d’animo positivo ed appagante e questo accade davvero!

Quando poi siamo in grado di soddisfare quell’esigenza iniziale in altri modi magari più idonei oramai il comportamento è ben radicato in noi e a livello neurale e diventa difficile lasciarsi alle spalle un comportamento che ormai è divenuto un’abitudine.
Il compito del counselor olistico è quello di far vedere una nuova opportunità, un nuovo vantaggio che ci permette poi di cambiare atteggiamento.

Questo si può raggiungere innanzitutto scoprendo all’interno di noi la causa del nostro conflitto profondo, col cibo, come mai pensiamo che il cibo sia dannoso, qual è la causa di questa idea costruita? Ovviamente le cause possono essere diverse e concatenate.

Un altro punto fondamentale è quello di lavorare sull’immagine di noi stessi o addirittura creare un’immagine per chi non l’ha mai avuta (la maggior parte degli anoressici), capire a livello inconscio e conscio se sappiamo perché vogliamo dimagrire e dove vogliamo arrivare altrimenti rischiamo di vederci sempre grassi e quindi costruirci un vero scopo ed obiettivo.
Quindi in definitiva si fa un percorso parallelo di retrospettiva, con diversi mezzi come ad esempio l’ipnosi, e di prospettiva rispetto all’immagine di noi e ai nostri obiettivi.

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3
Commenti

Lily_The_Snail venerdì, 15 ottobre 2010

solita anoressia

Parlate troppo di anoressia e molto poco di altri disturbi alimentari.

n° 2
Massimo martedì, 3 agosto 2010

Complimenti

Come al solito tanti tanti tanti complimenti ad entrambi. Grande Danilo, è proprio così come dici, la speranza e che in tanti accolgano realmente ciò che affermi. Bravo

n° 1
venticello lunedì, 14 marzo 2011

R: Complimenti

Non sapete neppure di cosa parlate...!Ma cosa state dicendo...???Rimango esterefatta e allibita!Ma vi rendete conto del danno che fate parlando di un disturbo cos ìdelicato e difficile come l'anoressia?D'accordo con Morelli?mIo dio..non riesco a credere alle mie orecchie...

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