Speciale disturbi alimentari: l'associazione ABA
L'associazione ABA è stata fondata da Fabiola DeClercq ormai 20 anni fa, e ad oggi è una struttura che rappresenta un punto di riferimento per chiunque soffra di disturbi alimentari
A cura di Antonella Marchisella
ABA è un punto di riferimento per migliaia di persone che soffrono di disturbi alimentari psicogeni. Per il nostro Speciale abbiamo scelto di intervistare ABA, perché rivolgersi ad ABA significa compiere il primo passo verso la guarigione:
Che cos'è ABA e come nasce?
ABA è un’organizzazione no profit che nasce per accogliere le richieste di aiuto di chi soffre di disturbi del comportamento alimentare. Si occupa di ricerca, prevenzione e assistenza nel campo dell’anoressia, della bulimia, dell’obesità e dei disturbi alimentari. E’ la prima struttura in Italia che lavora per ridurre la distanza tra le persone che soffrono di questi disagi – e che spesso rifiutano ogni forma di aiuto – e la cura. Fondata nel 1991 da Fabiola De Clercq, per dar seguito al “movimento” nato dalla scrittura del libro autobiografico “Tutto il Pane del Mondo”, libro divenuto punto di riferimento in Italia per le persone che soffrono di questi disturbi, che possono riconoscersi nella storia di Fabiola, dare finalmente un nome al proprio disagio e scegliere di intraprendere un percorso di cura. ABA è presente in 16 città italiane con centri nei quali si trovano psicoanalisti, psicoterapeuti individuali e di gruppo, psichiatri e medici internisti.
La fondatrice di ABA è Fabiola De Clercq, che spesso abbiamo avuto occasione di vedere in televisione: perchè Fabiola ha creato questa associazione e quali sono gli obiettivi?
ABA nasce dal grande successo editoriale “Tutto il Pane del Mondo” che Fabiola decide di scrivere nel 1990. “Tutto il pane del mondo” è l’effetto del desiderio di dare voce ad una sofferenza che ha attraversato la sua vita e che si è risolta solo grazie a un serio lavoro psicoanalitico. Prima di questo libro, l’anoressia e la bulimia non erano facilmente nominate in Italia. Nell’intento di dar nome al disagio anoressico-bulimico, Fabiola ha ritenuto che la via più semplice fosse quella della scrittura. In pochi giorni, “Tutto il pane del mondo” ha toccato migliaia di donne che hanno potuto riconoscersi nelle sue parole. Il libro ha promosso un movimento spontaneo nella stampa e nelle reti televisive che lo hanno sostenuto e divulgato con ritmi incalzanti. È stato quello il momento in cui Fabiola ha deciso anche di rispondere alle richieste di aiuto da parte di tante donne che le giungevano da tutte le regioni d’Italia e per le quali Fabiola rappresentava la possibilità di guarire. Nell’aprile del 1991, sei mesi dopo la pubblicazione del suo libro, Fabiola decide di fondare l’ABA. Dopo vent’anni il primo obiettivo di ABA è ancora quello di offrire un posto, di dare uno spazio a coloro che sentono il bisogno di sentirsi accolti e capiti. È evidente come i disordini alimentari siano cambiati nel tempo e come siano sempre più spesso correlati anche ad altri sintomi, primi fra tutti quelli legati alle dipendenze. Ciò che non è cambiato è però il bisogno alla base di questi malesseri: essere messi in parole. Solo mettendo in parole le proprie paure e difficoltà sarà possibile interrompere il circolo vizioso che spinge ad avere il cibo-corpo-peso come idea fissa.
Che tipo di sostegno possono ottenere le persone con disturbi alimentari rivolgendosi ad ABA?
ABA è soprattutto accoglienza: dalla telefonata al percorso di cura. I pazienti sono ascoltati come persone, con storie e bisogni differenti ai quali non è possibile dare risposte pre-confezionate. Il percorso in ABA inizia con colloqui conoscitivi con uno psicologo, finalizzati a ricostruire insieme le possibili cause del disagio, a conoscersi e a creare il cammino di cura più idoneo. In seguito è possibile intraprendere una terapia di gruppo o individuale.
Il gruppo terapeutico è lo strumento di cura privilegiato di ABA. Esso rappresenta la possibilità di incontrare altre persone con cui condividere la medesima sofferenza, partendo da storie diverse ma trovando nel gruppo la propria unicità, grazie alla presenza di uno psicoterapeuta a orientamento psicodinamico. Il gruppo è il luogo in cui parole ed emozioni prendono forma all'interno di un flusso di comunicazione intensa che promuove nel tempo una memoria comune. In alcuni casi è invece consigliabile seguire una terapia individuale: esperienza relazionale significativa in cui ciascuno possa viversi, scoprirsi e mettere in parole la propria storia, co-costruendo un modo nuovo di vivere. All’interno dell’équipe ABA sono presenti anche la figura dello psichiatra per valutare un eventuale supporto farmacologico e quella del medico internista per prendersi cura del corpo che soffre ed è teatro del difficoltoso rapporto con il cibo. Inoltre, ABA offre uno spazio anche ai genitori e a coloro che stando vicino a chi soffre di disordini alimentari hanno a loro volta bisogno di sostegno e conforto.
Quali progetti intendete realizzare per il prossimo futuro?
ABA è oggi impegnata su più fronti. Oltre a portare avanti numerosi interventi all’interno delle scuole per informare e sensibilizzare gli adolescenti su questi temi, è promotrice di diversi progetti di comunicazione e aggiornamento per medici, psicologi e addetti alla comunicazione. Attraverso i contatti con enti e istituzioni, ABA sta cercando di attivare un fondo che possa permettere, anche a coloro che non hanno le possibilità economiche, di accedere alla cura. Per essere invece più vicino ai giovani, ABA è presente su facebook, twitter e i-phone. Il 2010 è inoltre un anno particolare per ABA: si festeggiano infatti i 20 anni dalla sua fondazione. Per questo ABA sta portando avanti una campagna di comunicazione e numerosi eventi e iniziative, come ad esempio una mostra fotografica itinerante e laboratori interattivi.
Come si entra a far parte di ABA e in che modalità si può sostenere la vostra Associazione?
È possibile entrare a far parte di ABA in diversi modi, a seconda delle proprie esigenze. Se si vuole intraprendere un percorso di cura, basta chiamare il nostro verde 800-165616. I nostri operatori potranno fornire maggiori informazioni e indirizzare l’interessato al centro ABA più vicino. Coloro che non hanno invece una domanda di cura, possono entrare a far parte di ABA e sostenerla associandosi. Diventare Socio ABA è un segno distintivo di responsabilità sociale, rappresenta un modo per sostenere attivamente una causa utile alla collettività. È inoltre possibile partecipare alla vita dell’associazione come volontario, prendendo parte e collaborando alle diverse iniziative che ABA porta avanti: dall’organizzazione di eventi, alla raccolta fondi, alle pubblicazioni e ricerche. Il volontariato con ABA è un percorso di crescita che può generare esperienze in grado di farci sentire socialmente utili, al servizio della collettività. Donando invece il proprio 5x1000 ad ABA è possibile sostenere la ricerca sui disturbi alimentari. La ricerca è di grande aiuto all’efficacia del percorso terapeutico. Ci permette di aprire una finestra sul mondo di oggi e di trovare gli strumenti per parlare al meglio di un disagio tanto diffuso, anche se ancora troppo sottovalutato. Riconoscere l’effettiva incidenza di anoressia, bulimia ed obesità, è il primo passo per intervenire in modo tempestivo ed efficace:
www.bulimianoressia.it
NUMERO VERDE: 800 -165616
info@bulimianoressia.it
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