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Anoressia: la storia di Mara

Riportiamo l'ennesima drammatica testimonianza legata alla sofferenza provocata da un male come l'anoressia, stavolta legata al venir meno di una presenza importante come quella di un padre tanto amato

di Redazione GirlPower 30 marzo 2009

A cura di Antonella Marchisella

 

testimonianza_anoressia_1Mara aveva gli occhi tristi di un cane inferocito, racchiusi nell'inverno di un giorno mai rinato. Era esile e bellissima : si barricava nella sua cameretta e trascorreva ore ed ore seduta sul pavimento guardando il soffitto . Non c'erano le nuvole,il bianco opaco delle pareti era spento come piano piano si spegnevano i suoi occhi, ma chissà cosa pensava mentre fissava quella calce che teneramente si staccava e cadeva giù . Era così leggera ! E forse anche lei voleva esserlo . 

Aveva tanto freddo, le sue braccia si presentavano follemente gelide e profondamente permeate dell' amaro desiderio di abbracciare qualcuno, quel qualcuno che poteva solo immaginare nei suoi sogni ad occhi aperti e che ogni tanto le faceva compagnia anche nei suoi sonni . Mara aveva gli occhi azzurri e leggeri, come tutte quelle nuvole che mancavano nella sua stanza e nel suo cuore, che lasciavano il posto ad un buio uniforme e senza fine . Aveva 21 anni quando suo padre morì e lei sembrava una bambina senza culla, sola e indifesa . Non mascherava il dolore...era ben visibile a tutti, non faceva finta di niente quando qualcuno provava ad entrare nella sua stanza: restava accucciata sul pavimento con le spalle appoggiate ai sostegni del letto, era chiara la sua solitudine.

Non si era mai avvicinata a parlare con suo padre,era timida e schiva, tuttavia cercava di mostrargli qualche briciola d'affetto facendogli dei regali . In quei regali si celava la chiave della verità : Mara voleva vivere! Conservava sul suo armadio alto e di legno chiaro, un pupazzo di pezza gigante giallo e azzurro : i colori del sole e del cielo che si confondevano con quei ricami di vita passata che tanto impressi aveva lasciato segni indelebili nella sua anima . Glielo aveva regalato suo padre una sera ad una festa in città quando lei era appena un' infanta . Da quel momento quel grande cane di pezza riempito di polistirolo era rimasto lì : su quell'armadio così alto laddove nessuno poteva afferrarlo, come nessuno potè mai afferrare il cuore di Mara per tutti gli anni a venire della sua adolescenza . 

A 21 anni pesava 40 Kg. Rifiutava di mangiare e il suo sano corpicino dalla pelle luminosa come polvere di perla divenne nient'altro che uno scheletro ottuso che altro non sapeva guardare se non l'ago grigio di una bilancia . I capelli iniziarono a cadere in ciocche, le si spezzavano le unghie e perfino i denti . I palmi candidi delle sue mani divennero giallognoli e le tremavano fortemente le gambe . A volte si sentiva in imbarazzo per questo,ed evitava le occasioni di mostrarsi in pubblico . Perfino recarsi a far la spesa nel negozio sotto casa divenne un compito difficile . A volte quando era chiusa in quel piccolo carcere che chiamava camera, si sottoponeva a delle violentissime esplosioni di rabbia contro tutto : ma il dato di fatto è che era sola

Era così abile nel parlare con i ragazzi del mondo quando solo per un attimo abbandonava quel tenero rifugio bianco opaco della sua stanza : tuttavia non proferiva parole con quell' unico grande uomo avvolto di umiltà, che era suo padre! Che mai l'aveva lasciata,nè umiliata e tradita come gli uomini del mondo fuori . Eppure i messaggi tra Mara e il suo papà non erano fatti di parole, ma uno scambio di piccoli oggetti con un bel significato carico di interiorità.

Nessuno seppe mai perchè Mara si era ammalata, ma a tutti fu chiaro perchè si era uccisa : non le fu più concesso di guardare gli occhi di suo padre nè di spiarli nei loro movimenti e carpirne le più piccole vibrazioni . Un giorno d' Aprile si lanciò nel vuoto da un balcone e tutto ciò che rimase di lei fu un unico caldo vento ed i capelli biondi sull' asfalto .


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