Insuccessi scolastici
Quando la scuola dà problemi non sempre è unicamente colpa dello studente. Non solo contano la scuola e gli insegnanti, ma è molto è importante anche il rapporto tra genitori e figli. Ecco come affrontare al meglio un insuccesso scolastico
A cura di Giuliana Apreda
L'insuccesso scolastico è un fenomeno in crescita, soprattutto tra i ragazzi delle scuole superiori. Esiste una notevole differenza tra ciò che la scuola offre e ciò che i ragazzi si aspettano. Questo divario conduce spesso ad un disinteresse e ad un calo di apprendimento. L'insuccesso è non solo del ragazzo ma anche della scuola che non è in grado di rivolgersi al singolo studente tenendo conto delle sue inclinazioni e competenze; ed infine è anche dei genitori che si dimostrano delusi nei confronti del figlio che fa fatica a progettare il suo futuro. E' raro, dunque, che l'insuccesso dipenda esclusivamente dal ragazzo o viceversa dalla scuola; occorre sommare ed esaminare le carenze dell'uno e dell'altro.
Ogni classe è formata da persone aventi caratteristiche di personalità diverse ed un proprio passato (e un proprio futuro). Ciascun docente dovrebbe insegnare ai propri alunni ad avere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità e spostare l'attenzione dall'apprendimento di conoscenze (nozioni) all'acquisizione di competenze di base (ad es. insegnare ad un ragazzo a sapere leggere un libro autonomamente e di capirlo).
La famiglia poi si trova sia in relazione con il ragazzo e sia con la scuola e partecipa all'insuccesso: ma come è possibile aiutare il proprio figlio a gestire eventuali problemi scolastici? Il calo di rendimento di un ragazzo può dipendere da tante cause: difficoltà di inserimento nel gruppo dei pari, difficoltà di concentrazione e attenzione, una delusione sentimentale, paura di non essere all'altezza. Nel periodo dell'adolescenza assistiamo ad un cambio generale di umore e di personalità ed il confronto con i coetanei preoccupa i ragazzi più della scuola.
In primo luogo i genitori dovrebbero cercare di mettersi nei panni dei loro figli e non sottovalutare l'impegno che la scuola richiede loro. La cosa più importante è comunicare ai propri figli sicurezza in loro stessi. Con la crescita i propri figli stanno cambiando ma possiedono le risorse per affrontare il cambiamento: questo è il messaggio da trasmettere. Di fronte ad un mancato rendimento scolastico il ragazzo va reso consapevole dei suoi problemi scolastici.
L'atteggiamento migliore dei genitori è quello di porre domande del tipo “Cosa ti succede?”, “Che ne pensi?”. Inizialmente si troveranno a gestire un mutismo ostinato, ma è necessario tollerare questa chiusura e non arrendersi. I genitori con questo atteggiamento di attenzione, e non di prediche e rimproveri, mostreranno al proprio figlio che sono interessati a parlare dei suoi problemi più generali e non solo scolastici. Con pazienza e dedizione prima o poi il dialogo tra genitori e figli si aprirà.
Molto importante da parte del genitore è anche il confronto sereno con i docenti per capire meglio le difficoltà del proprio figlio. Spesso i genitori focalizzano l'attenzione sui risultati negativi e trascurano quelli positivi. Lingue, arte, matematica, geografia, sport sono tutte materie che hanno pari dignità, nessuna materia va denigrata o sottovalutata perché tutte permettono di capire quali sono le principali inclinazioni e capacità del ragazzo.
Per un figlio, in difficoltà negli studi, è importante sentire che i genitori lo apprezzano e lo supportano nei suoi sforzi, anche se non raggiunge i massimi traguardi in tutte le materie scolastiche. E quando poi i risultati arrivano bisogna gioire insieme a lui! Può essere incoraggiante per un giovane studente capire che i suoi problemi sono principalmente legati alla crescita e che tutti (compresi i genitori) ci sono passati ed hanno superato questo periodo! L'importante è far capire al proprio figlio che i suoi genitori sono al suo fianco e che lui è in grado di far fronte a qualsiasi richiesta della scuola! Ci saranno materie che affronterà più facilmente e altre con più fatica, ma alla sufficienza può arrivare e può contare sul sostegno dei suoi genitori!
La riuscita scolastica richiede impegno ed i ragazzi devono essere responsabilizzati in questo senso. Per motivarsi i ragazzi devono capire che si studia per se stessi e non per fare contenti i genitori e devono imparare ad organizzare il proprio tempo. Come affrontare il rito pomeridiano dei compiti a casa? I compiti a casa sono un'occasione per accrescere l'autodisciplina, per apprendere a seguire delle regole e per imparare a darsi dei tempi. Da un lato i docenti non dovrebbero sovraccaricare i ragazzi di compiti perché una pressione eccessiva genera uno stato di ansia controproducente, dall'altro i genitori devono evitare di fare i compiti al posto dei figli poiché così facendo inviano un messaggio implicito che da soli non sanno fare e che devono dipendere da qualcuno che pensa per loro.
Imparare a fare i compiti da solo, o insieme ad un compagno, è invece un modo per rendersi indipendenti e per crescere. Se è controproducente fare i compiti al posto dei figli è però utile insegnare loro ad organizzarsi, a fare ricerche, a capire un passaggio o un concetto. Quindi il compito dei genitori consiste nel creare un ambiente favorevole allo studio, nell'insegnare ad organizzarsi e nel trasmettere entusiasmo. L'adulto non si sostituisce al figlio ma resta disponibile per indicazioni, suggerimenti e per rispondere alle domande che gli sono rivolte. Quando poi il genitore non sa rispondere agli interrogativi del figlio può fornire indicazioni su cosa e dove cercare, a chi rivolgersi, quali chiarimenti può chiedere il giorno successivo all'insegnante.
Se si vuole che i propri figli affrontino serenamente i compiti a casa bisogna dar loro fiducia, mostrarsi ottimisti sulle loro capacità di fare, comprendere e correggersi. Bisogna inoltre non dimenticare che occorre concedere del tempo per imparare, quindi mettendo fretta, sottolineando continuamente gli errori, ridicolizzarli o umiliandoli si ottiene l'effetto opposto e man mano i compiti diventano un incubo ed un'incombenza da rifuggire.
Dott.ssa Giuliana Apreda
Psicologa-Psicoterapeuta della famiglia





figlio di 19 anni in crisi
potete aiutarmi non soa chi rivolgermi per mio figlio che ha 19 anni da 2 giorni e in 4 superiore non vuole piu andare a scuola ma non vuole piu fare niente e diventato apatico ed io che sono la mamma non so più come conportarmi....grazie
Aahahah magari fosse vero!
Io sono al 1° anno del liceo classico..
( Si il primo anno -.- ) e studio veramente tanto dalla mattina alla sera!
e rischio davvero l'anno.. NON STO FUORI TUTTO IL GIORNO!
io porto continuamente insuccessi..e mio padre dice sempre dai ce la farai!
mia madre si incazza.. e mi chiudono in casa anche quando potrei uscire!
Ehmm
veramente MAGARI io miei vedessero questo articolo... sarebbe meraviglioso
se solo fosse così
ammetto di avere qualche problema ogni tanto..e qualche calo..
ma con i miei non ce la faccio più,fanno esattamente le cose opposte che sono consigliate nell'articolo!
magari lo leggessero..
l'instaurare dei rapporti di amicizia
mi sta capitando d andare bene in una materia e di andare male in un'altra materia e comunque non riesco a stare nella perchè c'è un ragazzo che fuma e io con lui non voglio stare forse perchè mi sento signore e quindi vengo emarginato