Internet Addiction Disorder
Si può diventare dipendenti da Internet, con le stess dinamiche con cui si è dipendenti da drghe. Si tratta di una patologia in forte crescita che influenza pesantemente la vita sociale di chi ne soffre
A cura di Giuliana Apreda
In questi ultimi tempi assistiamo al crescente sviluppo della rete Internet che ha ampliato le possibilità di comunicazione e di accesso alle fonti di informazione. L'utilizzo di Internet apre scenari che fino a poco tempo fa erano impensabili e sicuramente i vantaggi che si trarranno da questo nuovo mezzo tecnologico permetteranno all'uomo di sviluppare capacità e potenzialità fino ad ora neanche immaginate. Tuttavia ogni medaglia ha anche il suo rovescio; infatti si stanno generando dei fenomeni psicopatologici che si esprimono con una sintomatologia simile a quella che si osserva in soggetti dipendenti da sostanze psicoattive.
I.A.D. (Internet Addiction Disorder) indica la sigla psichiatrica con cui si definisce tale patologia; l'internet Addiction Disorder si manifesta sotto forma di sintomi di astinenza e di tolleranza. Il termine si deve allo psichiatra americano Ivan Goldberg che propose dei criteri (diagnostici) mutuati dalla diagnostica per le dipendenze dal DSM. Goldberg con la sua proposta ha imposto all'attenzione del mondo il rischio di dipendenza da Internet.
I principali sintomi che caratterizzano l'Internet addiction disorder sono:
1. bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione;
2. marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet;
3. sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell'uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line,
4. necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati;
5. impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l'uso di Internet;
6. dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete;
7. continuare a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali e psicologici legati alla rete.
Le modificazioni psicologiche che si producono nell'individuo che diviene dipendente dalla rete sono: perdita delle relazioni interpersonali, modificazioni dell'umore, alterazione del vissuto temporale, utilizzo compulsivo del mezzo. L'individuo tende a sostituire il mondo reale con un mondo artificiale, quasi una sorta di "feticismo tecnologico", con il quale riesce a costruire un proprio mondo personale virtuale simile al mondo del tossicodipendente che ha un proprio linguaggio, uno specifico abbigliamento, atteggiamenti e comportamenti diversi e differenti rispetto al mondo reale nel quale è abituato a vivere.
E' evidente che attraverso internet si possono provare intensi e piacevoli sentimenti di fuga, superando on-line i problemi della vita reale, con un effetto simile ai "viaggi" consentiti da alcune droghe e inoltre permette alla persona di provare un senso di onnipotenza grazie al superamento di ogni limite personale e spazio temporale (fenomeno anch'esso presente nell'utilizzatore di sostanze psicotrope). Il fenomeno della distorsione del tempo è molto importante per comprendere il problema: "qualunque sia la ragione di partenza per avventurarsi nella navigazione on-line, presto si impara che trovare ciò che serve e poi uscire è ben di rado semplice e veloce come aprire il frigo e prendersi qualcosa da mangiare al volo". Il tempo sembra fermarsi in rete e la parola fine non c'è mai.

Un'altra caratteristica importante tra gli internet dipendenti è la negazione del problema come spesso accade con qualunque altro tipo di dipendenza. E' molto difficile infatti chiedere aiuto per qualcosa che la maggior parte delle persone apprezza per la sua potenza e il suo potere innovativo; e quando questi soggetti vengono messi di fronte alla chiara evidenza di un comportamento dipendente si trincerano dietro l'opinione comune secondo la quale internet "non può far male". La rete può essere vista e vissuta come un'enorme vetrina sempre in allestimento in cui ogni individuo riscontra una propria soggettività nel modo di viverla; analogamente alla vita "reale" si possono imboccare strade "corrette" e strade "pericolose".
Ogni giorno molti utenti rischiano di allontanarsi dai rapporti interpersonali "faccia a faccia", indispensabili per una vita sana e socialmente equilibrata, preferendo relazioni virtuali; queste inevitabilmente portano ad una spersonalizzazione e ad una proiezione del proprio SE in un luogo non fisico. L'utente, nascondendo la propria individualità dietro al proprio monitor, si sente più protetto, più sicuro. La rete si inserisce, così, in questi spazi psicologici, come le droghe si inseriscono in un mondo di disagi e/o di sofferenza psichica che costituisce il terreno predisponente di qualsiasi dipendenza patologica e in questi spazi si produce un continuo processo di disconnessione del soggetto dalla realtà circostante, dalle relazioni che lo circondano o meglio dal mondo di solitudine di cui è circondato, senza però offrire niente che possa soddisfare il mondo emotivo del soggetto.
Ma può una macchina, per quanto sofisticata e perfetta, offrire dei sentimenti? Sicuramente no, sentiamo però sempre più spesso di utenti che hanno pagato bollette salatissime per aver parlato per 5 minuti con una ragazza d'oltreoceano, o aver ingenuamente risposto ad un messaggio di una persona che non si conosce ma con cui si è chiacchierato in chat, oppure spesso sentiamo persone che si dichiarano amore eterno in rete, magari celebrando un matrimonio virtuale.
Da diversi studi è emerso un tratto di personalità strutturante i soggetti valutati come dipendenti da Internet: il tratto schizoide. Questo tratto di personalità è caratterizzato dalla difficoltà di formare relazioni sociali stabili; si tratta di individui "solitari" con poca inclinazione ad integrarsi in gruppi. I loro interessi e passatempi di solito aumentano il loro stato di isolamento dalle altre persone in quanto sono più interessati alle cose, agli oggetti e alle macchine. Ma è possibile che questi individui si nascondano dietro lo schermo del pc perché si sentono più protetti e in tal modo possono tener sempre sotto controllo la relazione? Internet può essere davvero essere visto come un "meccanismo di difesa" che il soggetto utilizza per riuscire a comunicare? E se tutto questo fosse vero la dipendenza da Internet potrebbe essere vista come una sorta di reattività alla situazione schizoide? E' necessario approfondire e comprendere questo nuovo fenomeno perché solo con la continua ricerca e maggiore informazione si potranno comprendere meglio le dinamiche emotive e relazionali delle persone che soffrono di questa dipendenza.
D.ssa Giuliana Apreda
Psicologa-Psicoterapeuta




