Vaccino contro l'Hpv: ragazze più consapevoli
Da un sondaggio è emerso che le giovani di oggi sono molto sensibili al tema e riconoscono l'importanza del vaccino per difendersi dal papilloma virus, a volte anche contro il parere della famiglia
A cura di Martina Braganti
Secondo i risultati di uno studio condotto dall’università di Manchester pubblicato sul British Journal of Cancer il vaccino contro il Papillomavirus (Hpv) rappresenta anche una sorte di input per riflettere sui rischi connessi ai rapporti sessuali.
Gli effetti collaterali del vaccino e se faccia male sono alcuni tra i dubbi più diffusi fra gli interessati. Per quanto riguarda il nostro paese ricordiamo che le Regioni e le Province autonome hanno iniziato la campagna anti-Hpv a fine 2008. Il vaccino è stato somministrato in modo gratuito alle dodicenni; da parte delle famiglie è emersa la necessità di avere maggiori informazioni per dissipare tutti i dubbi.
Ricordiamo che il Papillomavirus è il principale responsabile del tumore al collo dell’utero; ecco perché è importante e fondamentale vaccinarsi. Pensate che questa neoplasia colpisce nel nostro paese 3500 donne ogni anno e provoca mille decessi. Tutte le vaccinazioni hanno delle controindicazioni; nel caso specifico fino a questo momento si sono verificate delle minime reazioni come indicato anche nel foglietto illustrativo (come ad esempio gonfiore o rossore sul punto dell’iniezione e qualche linea di febbre).
Comunque sia non di discute sul fatto che i benefici siano maggiori dei rischi. Sandra Mazzoli, responsabile del Centro di malattie sessualmente trasmissibili (Mts) dell’Ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze spiega: "La trasparenza nella comunicazione è un passo fondamentale per le dirette interessate e verso i genitori. L’imbarazzo incombe perché affrontiamo argomenti che sono ancora tabù e, in più, il vaccino impone un dialogo sulle patologie che si trasmettono con i rapporti sessuali. Ma se non chiariamo loro le idee rischiamo di complicare parecchio le cose"
Il 14% delle intervistate ha dichiarato che con il vaccino sarebbero forse state a maggiore rischio d’infezione sessuale: ovviamente la risposta è sbagliata. L’esperta, a seguito dei risultati del sondaggio, sottolinea che le ragazze non vanno assolutamente trattate da bambine perché sono molto più sveglie delle generazioni precedenti e perché, statistiche alla mano, l’età del primo rapporto sessuale diminuisce ovunque, anche in Italia.
Ne è una prova evidente il 42% delle ragazze che si sono, nonostante il parere contrario dei genitori, sottoposte a vaccino. Come spesso abbiamo ricordato anche qui, in questi contesti il dialogo con i genitori risulta avere un ruolo di primaria importanza; questo è stato confermato dal 77% delle intervistate che si sono sottoposte a vaccino d’accordo con la famiglia. Secondo Sandra Mazzoli sarebbe opportuno estendere il vaccino anche ai maschi.
Fonte: http://www.corriere.it/




