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Il tumore al seno

Il 97% dei casi di tumori al seno individuati nello stadio iniziale si concludono con una vittoria su questo male senza conseguenza per il corpo della donna. Ecco perchè è necessaria la prevenzione

Ogni anno in Italia circa 36.000 donne scoprono di avere un tumore al seno, una patologia che si presenta con una delle maggiori incidenze tra tutti i tumori diagnosticati (nel complesso europeo è pari al 22% del totale dei tumori diagnosticati).
Ad essere maggiormente colpite sono le donne con un’età compresa tra i 55 e i 65 anni, ma numerosi sono anche i casi riscontrati in età più giovane.

Per combattere questo male è necessaria una buona opera di prevenzione, che fortunatamente è molto semplice e accessibile a tutte le donne: infatti le campagne informative e l’attenzione di pazienti e medici hanno permesso in pochi anni di abbassare notevolmente i rischi legati a questo tumore. Quando viene scoperto in uno stadio iniziale nel 97% questo si risolve infatti con una vittoria sulla malattia che non lascia alcune conseguenze sul corpo della donna, e sono ormai solo 25 su 1.000 i casi che hanno un decorso che porta alla morte di chi è stata colpita da questa patologia.

Prevenzione individuale
Nella maggior parte dei casi è proprio la donna ad accorgersi dell’insorgere di un cancro al seno. Il nodulo al seno viene solitamente “sentito” dalla donna sotto la doccia o mediante autopalpazione.
Qualsiasi cambiamento nella stato del proprio seno è la prima spia di una possibile formazione tumorale, ed è pertanto di fondamentale importanza familiarizzare con il proprio seno per accorgersi immediatamente di qualsiasi cosa insolita.
Nel caso si dovesse notare un cambiamento sospetto è necessario rivolgersi al più presto al proprio medico di base o al proprio ginecologo, che potrà consigliare gli esami da eseguire per accertare la natura del nodulo.


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Nel caso questi non fossero disponibili ci si può rivolgere alla Lega Italiana Tumori, che ha attivato il numero verde 800-422412, dove verranno fornite tutte le informazioni necessarie per recarsi a un centro specializzato per svolgere tutti gli esami del caso.

Gli esami
Dopo la scoperta di un nodulo si possono effettuare tre tipologie di esami: la mammografia, l’ecografia e la risonanza magnetica.
La mammografia è una radiografia del seno, che ricopre una fondamentale importanza soprattutto nella fase di diagnosi, dalla quale è possibile individuare le lesioni presenti nei tessuti del seno, che una lastra “leggerebbe” solo come opacità o calcificazioni.
La mammografia è consigliata per i controlli di routine nelle donne che hanno superato i 40 anni e in quelle il cui seno viene definito “adiposo”.
L’ecografia è invece raccomandata nelle donne più giovani, in quanto, utilizzando gli ultrasuoni, riesce a sondare anche i seni più giovani, densi e compatti.
E’ in grado di distinguere i diversi tipi di noduli e di riconoscerne il contenuto, e ciò la rende l’esame migliore per identificare un tumore nel suo stadio iniziale.
In alcuni casi, qualora non si fosse giunti a risposte certe, sarà necessario fare anche una risonanza magnetica: in questa analisi si inietta del liquido colorato nel seno, che permetterà di evidenziare anche le anomalie non ancora identificate.

Benigno o maligno?
Una volta dovesse essere confermata la presenza di un nodulo si renderà necessaria una biopsia, che verrà effettuata da un medico specialista.

La biopsia non è una vera e propria operazione e consiste nel prelievo di una piccola parte del tessuto mammaria da sottoporre ad analisi microscopiche, le uniche in grado di stabilire con certezza la natura benigna o maligna del tumore.
La biopsia può essere effettuata in due modi, e sarà il medico a consigliare quale sia più adatta a ciascuna paziente: l’agoaspirato e l’agobiopsia.

Se il medico ritiene che, invece di un vero e proprio tumore, ci si trovi in presenza di una cisti, allora sceglierà di procedere con l’agoaspirato, un ago molto sottile con il quale, e se la formazione dovesse essere “liquida” questi potrà aspirarla immediatamente in maniera affatto dolorosa.


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L’agobiopsia si esegue invece nel caso il medico dovesse ritenere si tratti di un nodulo “solido”.
L’ago in tal caso sarà collegato a un dispositivo meccanico grazie al quale sarà possibile prelevare frammenti di tessuto mammario.
E’ un esame più invasivo rispetto all’agoaspirato e più fastidioso, ma il tutto si risolve con un fastidio nel corso dei 20 minuti di esame e qualche possibile ora di leggero indolenzimento al seno immediatamente dopo l’esame.

Cosa fare se si scopre di avere il tumore al seno
Pochi giorni dopo questi ulteriori esami saranno pronti i risultati definitivi.
Se dovesse essere riscontrata la presenza di una forma tumorale si renderà necessario un intervento chirurgico per la sua asportazione. Infatti gli esperti non hanno dubbi sul fatto che l’asportazione del nodulo sia il metodo migliore per eliminare nella maniera più efficace tale patologia.



In tal caso la scelta del chirurgo si orienterà su due tipologie di interventi: quello conservativo e quello definito mastectomia.
La scelta dell’intervento dipende dalle dimensioni della formazione tumorale e dalle dimensioni del seno. Se il tumore è di piccole dimensioni solitamente si procede con l’intervento conservativo, che permette la rimozione di una piccola parte di ghiandola mammaria i cui tessuti non siano stati interessati dal tumore, evitando in tal modo la mastectomia, ovvero la rimozione dell’intero seno, quasi inevitabile, anche se per fortuna, proprio grazie all’azione di prevenzione, sempre meno necessaria, in casi di un tumore di dimensioni medio-grandi.

Nel caso la ghiandola mammaria sia di grande dimensioni sarà possibile però effettuare un intervento conservativo anche in presenza di un tumore medio-grande.


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Dopo l’intervento
La rimozione, totale o parziale, della ghiandola mammaria può rendere necessarie correzioni chirurgico-plastiche. In alcuni casi, se l’intervento viene effettuato in istituti altamente qualificati, sarà lo stesso chirurgo a rimodellare il seno per rimuovere inestetismi e asimmetrie, o, nel caso di rimozione totale, prelevando tessuti dall’addome o dalla schiena della paziente.
Dopo l'operazione che ha asportato il tumore sarà però necessario sottoporsi a controlli periodici per accertarsi che questo non si formi nuovamente, ma, e in questo sta anche l'importanza della prevenzione, nel 90% dei casi nei quali il tumore asportato era di dimensioni inferiori al centimetro questo non si è più riformato.


gpt