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La crisi del porno italiano

L'Italia resta indietro anche nel settore a luci rosse. E La nuova finanziaria 2006 non risparmia nemmeno il settore dell'hard gettandolo in una crisi senza precedenti

a cura di Emanuela Corda

25 gennaio 2007

Secondo recenti dati Eurispes l'industria del porno italiano sarebbe preda di un costante e rapido declino a causa di numerosi fattori contrari. Non bastano più le carnose glorie del passato come Cicciolina o la defunta Moana Pozzi per tenere in vita un settore che viene vitalizzato poco e soggiogato dalle sempre più forti e competitive produzioni estere, soprattutto dell'est Europa.
Paesi come l' Ungheria stanno diventando a poco a poco veri e propri regni dell'industria hard grazie ai costi minori, alle location più economiche e facili da reperire, alle ragazze splendide e di poche pretese che si affacciano su questo mondo, visto ancora in maniera controversa in Italia.
Capita quindi che molti produttori e registi si trasferiscano dall' Italia ai paesi dell'est, abbandonando il mercato nostrano per entrare in un giro d'affari più ampio e più ricco; restano quindi da noi pochissime pornostar così come ormai sono pochissime le case di produzione che cercano di sopravvivere alla crisi.
Come se non bastasse, l' Italia resta indietro anche in fatto di regolamentazioni e nella recente finanziaria si è portato avanti un discorso di tassazioni già avviato nel 2002, con grande disappunto di chi nel settore hard deve lavorare e sopravvivere.
Dalle linee erotiche alle produzioni video, dai siti web al materiale editoriale vietato ai minori, tutto viene inglobato in un sistema di tassazione che tende a strozzare piuttosto che regolamentare, lasciando il settore in preda alla confusione dovuta all' assenza di leggi specifiche che possano anche aiutare imprese e dipendenti a riemergere o restare in equilibrio.

In prima fila, combattive e decise a non cedere al declino, ci sono le pornodive italiane che hanno tutte le intenzioni di vincere sulle antagoniste dell'est.
Il cinema porno italiano ne ha viste di belle, bellissime e ne ha anche perse molte.
Negli anni Ottanta le dive per eccellenza furono Ilona Staller, in arte Cicciolina, italiana di adozione e Moana Pozzi, scomparsa nel 1994 e divenuta compianta icona dell' hardcore italiano la cui sorella minore, Baby Pozzi, cercò di seguirne le orme senza troppo successo.
Eredi più recenti, Luce Caponegro, in arte Selen, che ha abbandonato la scena per dedicarsi alla televisione e al teatro e Letizia Bruni, arrivata sulla scena hard dopo un video amatoriale girato con il marito.
Non molto conosciute a livello internazionale, le nostre pornodive restano regine solo entro i confini del nostro Paese, altra grande pecca della distribuzione italiana.
Il grande nome del porno maschile resta invece, a qualche anno dal suo ritiro, quello di Rocco Siffredi, re dell' hardcore capitolino con all'attivo centinaia di produzioni e una fama che in questo caso, supera i confini nazionali.

Di seguito, un'intervista a Silvio Bandinelli, pubblicata sul magazine Economia e Aziende di Alice.it.
Un addetto ai lavori, regista e produttore cinematografico, che presenta a modo suo la crisi e le incertezze dell'industria hard italiana.

Quanti sono gli “addetti ai lavori” in Italia?
“Ci sono una ventina di case di distribuzione, ma sono meno di dieci quelle strutturate aziendalmente”.

In Italia, il mercato del porno quanto fattura oggi? É un mercato in crescita o in declino?
“Impossibile sapere i fatturati globali. Non esistono statistiche, non esistono leggi che riconoscono e regolamentano la pornografia. Un’azienda di distribuzione leader può fatturare da 800.000 al milione e mezzo di euro l’anno. Ritengo che il mercato del sesso nel suo insieme sia in crescita, mentre dà segni di declino la pornografia home video”.

L’industria italiana è leader o segue altri paesi nella produzione?
“Non è leader, ma direi che in Europa le posizioni si equivalgono.”

Tra le voci di spesa e ricavi dei vostri bilanci, qual è quella che incide maggiormente? E dal punto di vista dei ricavi?
“Tra le voci di spesa l’acquisto dei diritti dei film e/o la produzione degli stessi; a seguire i costi industriali dei supporti audiovisivi. Per quanto rigurda i ricavi, circa l’80% del fatturato è realizzato dalla vendita di supporti audivisivi: video vhs, dvd. Ancora piccola la percentuale di fatturato che deriva dalla vendita dei diritti alle pay tv”.

L’avvento di Internet è stato una rivoluzione per il settore della pornografia rendendola accessibile praticamente a tutti. Ma dal punto di vista economico e sociale quali sono stati gli effetti?
“La rete ha sicuramente permesso un allargamento della fruizione del porno. I siti porno sono molto visitati e il visitatore è disposto ad acquistare servizi e prodotti: nel suo complesso perciò – credo - che questa “voce” abbia una sua rilevanza economica, ma bisogna tener presente l’affollamento dei siti e la conseguente polverizzazione delle entrate.”

Anche la pay tv ha promosso la pornografia, proponendo generi diversi. È questo un segno evidente che i costumi sono cambiati? Per i produttori questo significa maggiori opportunità di fatturato? Quali sono i generi che rendono di più?
"Alcuni ritengono la pay una delle principali cause della flessione del mercato home video. Certamente così è stato durante il periodo della pirateria selvaggia. Con Murdoch la pirateria è sostanzialmente diminuita, ma il mercato per noi continua a flettere. Ritengo che vi siano complessivamente molte occasioni, oggi, per spendere in sesso, oltre ai film porno: Internet, Tv, club privèè, locali di lap e hard strip, prostituzione privata. La spesa si ripartisce. Tornando alla pay essa rappresenta un introito modesto e non giustificherebbe mai, da sola, la produzione di un film.
Il genere etero è il più gettonato, ma trovano spazio anche film transex e gay.”

Oggi, giornali e tv fanno spesso uso di immagini con seni prorompenti e glutei perfetti. Sono questi i feticci degli italiani? Vende di più la star o la ragazza della porta accanto?
"La ragazza della porta accanto e la star convivono. La pornografia declina diversi generi: dal film amatoriale con attrici non protagoniste, ai film più costosi, con star di fama internazionale. Certo, per il produttore, la sfida è quella di trasformare la ragazza comune in pornostar. Una sfida che spesso porta ottimi risultati dal punto di vista commerciale.
I feticci degli italiani? Credo che oggi il porno e i suoi protagonisti, penso ad attori come Rocco Siffredi (o Moana Pozzi, ndr), siano diventati dei feticci. Certo è un chiaro segnale di un forte imbarbarimento della società italiana. Anche se, va detto, che il vero feticcio sia la pornografia dei sentimenti. E mi riferisco, in particolare, a quei programmi che quotidianamente possiamo vedere in televisione".

Da un punto di vista prettamente strategico quanto è importante il marketing nel vostro settore? Come riuscite ad aumentare i ricavi e migliorare le vendite dei vostri prodotti?
“Il nostro è un settore anomalo poichè ha una distribuzione davvero limitata. Solo videoteche, sexy shop ed edicole che però non possono mostrare il prodotto. Siamo legittimamente ghettizzati dalla società civile e questo pesa assai dal punto di vista economico. In America, per esempio, una società come Vivid (produzione e distribuzione film hard) ha avuto un grande sviluppo, anche dal punto di vista del management e del marketing, da quando è riuscita ad inserire il prodotto nei grandi canali della distribuzione. Se il nostro prodotto si trovasse anche a Media World (è un’esempio) gli scenari sarebbero ben diversi. Per quanto riguarda la Showtime (la nostra azienda) curiamo molto l’informazione sulle iniziative commerciali, con una nostra rivista bimestrale, e da qualche tempo facciamo pubblicità televisiva, su una serie di emittenti regionale e tv via satellite.

In genere gli operatori specializzati del settore con che tipologia di contratto lavorano?
“Le aziende del settore sono equiparate al commercio o all’industria.”

Lo stipendio medio annuo di un attore intorno a che cifra si aggira? E quello di un operatore del settore (sceneggiatore, macchinista, operatore luci ecc..)?
“Un attore o un'attrice non percepisce stipendio, ma esercita una libera professione. Buoni professionisti possono, credo, arrivare ai 70/100mila euro l’anno. Alcune attrici particolarmente belle e popolari possono arrivare a cifre sostanzialmente superiori, aggiungendo anche gli introiti derivanti dagli spettacoli. Non esistono figure professionali specifiche del porno: operatori, tecnici luci, macchinisti sono liberi professionisti che talvolta si prestano al porno”.

Quanto dura la carriere di un attore?
"Per i maschi e con l’ausilio di Viagra o simili, l’età si sposta tranquillamente oltre i 40. Più breve quella delle donne, dai trenta in sù ogni giorno può essere buono per smettere.

Esiste un’associazione che raggruppa le aziende del settore e un sindacato che rappresenta gli operatori del settore?
"Purtroppo non esiste un’associazione di categoria, sia per l’incapacità strutturale degli operatori del settore di trovare accordi e piattaforme comuni (l’ignoranza sovente regna sovrana), sia per l’oggettiva discriminazione che il settore vive rispetto ad altre attività imprenditoriali”.

Vari settori industriali fanno uso di lobby, specialmente negli Stati Uniti. Anche il vostro settore ne fa uso?
No, nessun uomo politico nella cattolicissima Italia, sarebbe disposto a sostenerci.

I mercati emergenti, Europa centrale e Cina, rappresentano un’opportunità di crescita per il mercato del porno o rappresentano una minaccia?
I paesi dell’est rappresentano una ricchezza in quanto “fornitori” di attrici . In Cina credo che al momento  la pornografia sia illegale.

Cinema, Video cassetta, tv e internet. La prossima frontiera del porno sarà il videofonino?
“Sarà un ulteriore media.”

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