Gay Pride di Belgrado 2010: momenti di tensione
Per fortuna che solo pochi giorni fa Osce e Amnesty International avevano dichiarato che il Gay Pride serbo di ieri doveva essere la cartina di tornasole del grado di tolleranza e di democrazia del paese.
Un dispiegamento delle forze di polizia imponente – si parla di 5.000 o 6.000 agenti – per garantire il sereno svolgimento del corteo di Belgrado non ha impedito agli ultranazionalisti di lanciare mattoni, bottiglie e fumogeni contro i cordoni protettivi, di fatto non potendo raggiungere il corteo vero e proprio. Gli scontri con la polizia hanno portato all’arresto di 250 estremisti di destra, tra cui i responsabili in mattinata dei danneggiamenti alle sedi del Partito democratico e del Partito socialista serbo. I feriti sono stati 141, di cui 124 erano agenti.
Possibili tensioni erano ampiamente attese. Già sabato si era fatto sentire nella capitale il disaccordo di una parte della Serbia, seppure con strumenti (un po’) meno violenti: una “Passeggiata della famiglia” chiedeva a gran voce di annullare il corteo di domenica. Dello stesso avviso preti ortodossi e ultracredenti, radunatisi nella mattinata di domenica “per salvare la Serbia” da quei “malati omosessuali, ché solo Dio li può salvare”.
Ma gli omofobi non hanno potuto fermare il pride on the road, che di fatto si è svolto senza incidenti per i manifestanti. Centinaia di gay e lesbiche hanno sfilato con i numerosi esponenti politici presenti, sia serbi che stranieri. Un successo, se si pensa che l’anno scorso il Pride era stato annullato per la tensione troppo alta.
Già al corteo del 2001 si erano verificati scontri tra entremisti e polizia. La “svolta decisiva” verso per una Serbia più attenta ai diritti delle persone LGBT, auspicata forse con troppo ottimismo, pare non appartenga a questo decennio, speriamo negli anni ’20 del millennio.






