Il sumo delle donne
Per secoli il sumo è stato considerato uno sport esclusivamente maschile, ma le cose stanno cambiando in Giappone e nel resto del mondo. Grazie allo shinsumo, il sumo femminile
Possenti, con indosso solo il perizoma-cintura o “mawashi”, i capelli raccolti nella tradizionale acconciatura detta “oichomage” (nodo a forma di foglia di ginko) e lo sguardo feroce: sono queste le caratteristiche che distinguono i lottatori di sumo.
Quest’antica forma di combattimento praticato sin dalla metà del 1500, divenne uno sport nel periodo Edo (dopo il 1600) ed è ora conosciuto in tutto il mondo come lo sport nazionale giapponese. La parola “sumo” significa “strattonarsi l’uno con l’altro”, e lo sport consiste nel forzare il proprio avversario fuori del ring o “dohyo”, o nel far toccare per terra l’avversario.
Fino a poco tempo fa, il sumo era considerato uno sport maschile in Giappone e nel resto del mondo, ma le cose sembrano essere cambiate da qualche tempo. Da circa dieci anni si è affiancata al sumo un’altra disciplina, lo “shinsumo” che letteralmente significa “nuovo sumo”. Le regole dello sport sono le stesse del sumo, ma le donne indossano una calzamaglia sotto il “mawashi”. Il primo campionato di sumo femminile si è tenuto in Giappone nel 1997, mentre i primi campionati mondiali di shinsumo hanno avuto luogo appena 5 anni fa a Aomori in Giappone.
Nonostante i puristi del sumo abbiano criticato la scelta delle donne di praticare questo sport (le ragioni delle critiche vanno fatte risalire alle origini del sumo, che un tempo faceva parte del rituale scintoista e, secondo questa religione animista, le donne mestruate, in quanto “impure”, non potevano partecipare alle cerimonie), le donne apparvero per la prima volta sul dohyo nel 1700 circa.
A quel tempo il sumo femminile era chiamato “onnazumo” ed aveva un’accezione negativa, dato che era associato ai bordelli. I combattimenti avvenivano tra donne, tra donne e uomini ciechi o tra donne e pecore. Immagini di donne che combattevano nude ricorrevano inoltre nei romanzi erotici del XVII secolo e, nel 1744, le autorità di Tokyo decisero di bandire per sempre tali combattimenti bollandoli come immorali. La moda del sumo femminile ricomparve nel XIX secolo per poi scomparire di nuovo. Alle donne fu concesso di assistere ai combattimenti di sumo solo nel 1873.
Le fan dello shinsumo hanno cercato di dare un’immagine nuova a questo sport, ma i pregiudizi persistono: tuttora in Giappone lo shinsumo non è considerato uno sport professionistico e, sei anni fa, la Japan Sumo Association (Associazione Sumo Giapponese) ha persino proibito alla prima governatrice donna di Osaka di entrare sul ring per consegnare un premio al vincitore del locale torneo annuale di sumo.
La popolarità dello shinsumo però cresce e, al momento, questa attività si pratica in ben 30 nazioni, mentre il numero delle lottatrici è in continua crescita non solo in Giappone, dove l’Università di Tokyo accoglie nel suo Sumo Fan Club anche lottatrici donne, ma anche in America, Russia ed Europa.
La International Sumo Federation (Federazione Internazionale Sumo) si sta battendo affinchè il sumo venga inserito tra gli sport dei Giochi Olimpici del 2008. Dal momento che uno sport deve esser praticato da entrambi i sessi per essere inserito nelle Olimpiadi, la Federazione vede nello shinsumo un modo per dare il sospirato riconoscimento internazionale anche al sumo.
Chi sono i nomi celebri dello shinsumo nel mondo? In Giappone c’è la campionessa Rie Tsuihiji; in Russia Olesya Kovalenko e Veronika Kozlovskaya; in Germania Sandra Koppen e in Gran Bretagna Jackie Bates, l’unica donna britannica lottatrice di sumo a livello internazionale, che ha vinto nel 2003 la medaglia d’argento ai primi Campionati Mondiali di Sumo a Rotterdam. Tra le italiane vanno ricordate le giovanissime Anna Polon e Valentina Gover, rispettivamente prima classificata nella classe cadetti e seconda nella classe junior, e terza classificata nella classe cadetti ai Campionati Europei di Sumo tenutisi lo scorso anno in Ungheria, e Paola Boz, seconda classificata nella classe senior agli stessi campionati, e medaglia di bronzo ai Campionati Europei del 2006, tenutisi all’inizio di settembre a Riesa in Germania.
Ma perchè le donne scelgono lo shinsumo? Alcune, che ci crediate o meno, hanno iniziato a praticare questa attività per ritrovare la propria forma fisica in un modo nuovo e divertente. Tra le tante c’è la britannica Chantal Freebury, che, da principiante si è ritrovata a diventare professionista di shinsumo. Molti, a dire della Freebury, sono i benefici di questa
disciplina: è un ottimo esercizio cardiovascolare, tonifica i muscoli e aiuta a rafforzare il proprio carattere. Sebbene tanti erroneamente pensano che il sumo sia uno sport praticato solo da energumeni panciuti, sono tecnica e resistenza mentale le due caratteristiche base di questa attività, entrambe da considerarsi ben più importanti della forza fisica. Gli esperti addirittura affermano che, dal momento che le donne sono più forti degli uomini a livello psicologico, ben presto sarà il sesso debole a rivelarsi come il miglior combattente sul dohyo.
Un’ottima opportunità per chi vuole approfondire la propria conoscenza sul sumo e aggiornarsi sulle nuove campionesse di shinsumo, è rappresentata dal XIV Campionato Mondiale di Sumo e dal V Campionato Mondiale di Shinsumo, che si terranno a Osaka, in Giappone, a metà ottobre.
Se entrare nel dohyo vi spaventa, ma lo shinsumo vi sembra interessante, accessoriatevi con i gadget di Hello Kitty in versione “sumo”. Inizialmente venduti dalla Japan Sumo Association esclusivamente durante eventi di sumo, i gadget sono ora disponibili anche su Internet (date un’occhiata alle offerte su e-Bay). Si va dal cordino per cellulare con Hello Kitty abbigliata come un “gyoji”, o arbitro, alle tazze e agli asciugamani con la gattina che indossa il “mawashi”.
Di certo non sarà Kitty-san a far avvicinare le ragazze allo shinsumo, ma forse potrà aiutare a destare l’interesse di tante verso questa nuovissima disciplina.






donne?
Donne? Sumo? O Gesù.... salvaci...
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