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Studentesse prostitute: un fenomeno in crescita

E' in costante aumento il numero delle studentesse italiane che per mantenersi offrono sé stesse in cam o dal vivo, per serate hot o per accompagnare uomini facoltosi. Ma perché lo fanno?

Si parla di un cane che si morde la coda, di un sistema che come sempre fa acqua da tutte le parti: mancano i soldi e tutto costa, ma non c’è lavoro che paghi in modo adeguato.
Così giovani studentesse universitarie, la maggioranza tra i 21 e i 26 anni, cercano di mantenersi  vendendo sé stesse.
Difficoltà economiche, affitti alle stelle, studi costosi, carenza di lavoro; e i soldi facili servono. Ma i soldi facili sono anche un obbiettivo allettante: arrancare non piace a nessuno.

C’è chi non lo farebbe mai, se non fosse costretta dalle circostanze. C’è chi invece potrebbe scegliere qualcos’altro e non lo fa.
Ma una domanda serpeggia nell’aria, anche per quest’ultimo caso: perché non avere il diritto di realizzare i propri sogni e di non vivere una vita caratterizzata dalla mediocrità lavorativa ed economica?

La precarietà, di lavoro, di studio, di certezze è davvero tanta; i problemi economici sono spesso insormontabili e le possibilità di realizzare i propri sogni lavorativamente parlando, in Italia, è impresa molto ardua. E’ facile quindi cadere in tentazione.

Il mercato delle studentesse in vendita passa ancora sotto silenzio o quasi nel nostro Paese, ma esiste e non accenna a scomparire: magnaccia di sé stesse, queste ragazze si costringono a una schiavitù senza nemmeno rendersene conto.
Esibizioni in cam, spogliarelli e affini, incontri hot con prestazioni di vario genere; serate in cui fare le accompagnatrici di uomini facoltosi.

“Tu dimmi cosa devo fare e cosa vuoi vedere e io lo farò”, recitano le web-prostitute ai gentiluomini che le contattano in chat; e la cam inizia a spiare i gesti e le nudità delle studentesse-squillo.

 “Per accompagnarti voglio 1000 euro e il sesso è escluso. Se lo vuoi ti costerà altri 500 euro”.
 
Esperte della contrattazione, le studentesse-squillo spillano soldi a vecchi bavosi, a ragazzi pervertiti, a uomini senza scrupoli.
Gli annunci si trovano tranquillamente su internet; esistono parole in codice (come “rose” per indicare gli euro), tariffe fisse, anche forum di discussione. I messaggi sono i più vari e c’è anche chi discrimina le “professioniste” del settore, preferendo le “ingenue” studentesse; Alessandro per esempio scrive: "Sono stato con Francesca e ho scoperto solo dopo che non trattatasi di una studentessa ma di una professionista, dunque fate attenzione".

Perché gli uomini preferiscono le studentesse alle professioniste? E’ questione di maggior “sicurezza” per non contrarre malattie? E’ per la giovane età? E’ per perversione? E’ questione psicologica?

"Ciao, mi chiamo Cinzia, ho 24 anni e sono una studentessa universitaria. Incontro uomini generosi a casa mia o altrui domicilio per arrotondare, non sono una professionista". Oppure: "Mi esibisco in webcam per mantenermi gli studi, se siete molto generosi potrei
incontrarvi per un paio di ore dal vivo. Lasciatemi un sms e vi ricontatteró. Mi chiamo Lucia e ho 21 anni".

“Non sono una professionista, bensí una giovane studentessa con gravi problemi economici, sto cercando una persona di buon cuore alla quale in cambio di una 'amicizia particolare' chiedo un aiutino per affrontare la vita. Samy”

E la richiesta:
"Cerco studentessa romana per rapporto completo e non protetto. Offresi 1000 rose per quattro ore".
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E, anche qui, i guardoni con tanto di spazio riservato e annunci come questo: "Offro 500 euro per vedere giovani fidanzatini universitari in momenti in intimità. Parteciperó solo se richiesto".

In Italia esistono molte associazioni per aiutare le donne in disagio economico.


Barbara Maculan, coordinatrice dell’associazione Mimosa di Padova, dichiara che "questi sono circuiti troppo chiusi verso i quali, nonostante gli sforzi non si riesce ancora ad arrivare. E questo per due motivi principali. Il primo è che nonostante il numero in espansione non si puó ancora propriamente parlare di un fenomeno e poi perché - prosegue - a differenza della prostituzione sulla strada di carattere immigratorio queste ragazze non hanno alcun debito da estinguere con le organizzazioni criminali che fanno entrare illegalmente le prostitute in Italia. Le studentesse hanno un maggior potere contrattuale nel senso che possono iniziare e smettere quando vogliono".
Siamo proprio sicuri di quest’ultima affermazione?
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Una cosa in tutto questo è assolutamente certa: questa è una strada, al di là di moralismi e giudizi vari e soggettivi, irta di pericoli e rischi.
Si rischia forte, ragazze. Malattie, gravidanze indesiderate, personaggi pericolosi, stupri, violenze, senza contare che chi lo fa a casa propria fornisce ai suoi clienti il modo per ritrovarle in qualunque momento, e non sempre queste persone hanno buone intenzioni.

Tanti soldi, è vero: ma il gioco vale la candela?