Omicidio di Hina: le richieste dell'accusa
A giudizio i responsabili dell'omicidio della giovane pakistana, uccisa perché "troppo occidentale": l'accusa chiede trent'anni di reclusione per il padre di Hina e per altri due imputati
Trent’anni di reclusione chiesti dall’accusa per il padre di Hina Saleem, la ragazza pakistana uccisa a vent’anni perché “troppo occidentale”.
Stessa richiesta anche per i due cognati della vittima, accusati di complicità nell’omicidio. Due anni per lo zio materno, accusato solo di concorso in occultamento di cadavere.
Il corpo di Hina fu ritrovato l’11 agosto del 2006. La giovane pakistana era stata sgozzata e sepolta nel giardino della casa di famiglia a Sarezzo, nel Bresciano.
A poco più di un anno dall’omicidio, nell’aula del tribunale di Brescia si cominciano a fare i conti.
È il pubblico ministero Paolo Guidi a emettere il suo responso, a cui seguirà quello del giudice, previsto per il 13 novembre.
Secondo l’accusa la morte di Hina è stata premeditata e decisa in una crudele riunione degli uomini di casa.
“L’hanno uccisa – ha detto il pm nella sua requisitoria – per salvare l’onore della famiglia”.
La difesa contesta questa teoria e risponde che la giovane pakistana è stata uccisa da un raptus improvviso e non da una “fatwa”.
A giocare contro gli imputati, le stesse ammissioni di Muhammed, il padre della vittima, che subito dopo l’arresto dichiarò che non voleva che sua figlia “diventasse una puttane come tutte le altre”.
Hina non voleva indossare il velo, anzi vestiva all’occidentale. Frequentava ragazze e ragazzi, anch’essi occidentali. Soprattutto frequentava il suo fidanzato, italiano e cattolico, con il quale era anche andata a convivere. Uno scandalo.
Ma se il padre ha confessato l’omicidio e lo zio ha ammesso il solo concorso in occultamento di cadavere, il cognato di Hina (uno degli imputati per i quali sono stati chiesti trent’anni di carcere) si dice estraneo ai fatti e racconta di essersi solo accorto che “c’era un’atmosfera strana in casa”.
L’udienza del processo si è svolta a porte chiuse, ma nella folla davanti alla porta del tribunale c’erano anche la mamma e il fratello di Hina.
Non hanno voluto parlare con i giornalisti, ma all’indomani del delitto la madre dichiarò che la colpa dell’accaduto era solo del marito e che non l’avrebbe perdonato.






già, pochi
Trent'anni non sono abbastanza per un omicidio volontario, ma sarebbero già tanti se venissero scontati per intero! Perchè il problema è che da noi non si scontano mai le pene del tutto, grazie ad attenuanti, benefici di buona condotta, arresti domiciliari, ecc... Un omicidio con l'aggravante della premeditazione è qualcosa di gravissimo, altro che raptus!
vergognoso
è vergognoso che una ragazza di questi tempi non possa vivere la sua vita come vuole. e queste persone che hanno commesso l omicidio sono persone senza cervello, chiuse,la cui società è assurda.vivere all occidentale come faceva sua figlia non vuol dire essere una puttana come tutte le altre!!!!! ma vivere liberamente.
mh
A me 30 anni sembrano veramente troppo pochi.