Intervista a Giovanna Mezzogiorno
Con "L'amore non basta" Giovanna Mezzogiorno è tornata a lavorare in Italia, dopo la parentesi hollywoodiana in "L'amore ai tempi del colera". Intervista a una delle migliori attrici italiane.
"Mi sembra che al
mondo esistano solo storie
che restano in sospeso
e
si perdono per strada". Questo sosteneva lo scrittore Italo Calvino,
esplicitamente citato dall'abruzzese Stefano
Chiantini nel suo ultimo
film, nato "da sensazioni che ho vissuto
in prima persona e messo in un
cassetto", per poi riesumarle in fase di sceneggiatura insieme al
valido Rocco Papaleo,
contento per "la possibilità d'interpretare
un
personaggio complesso e non bidimensionale come
spesso capita".
Dramma zoppicante fra amore e morte, infestato da fantasmi paterni e complicazioni sentimentali, "L'amore non basta" segna il ritorno al cinema nostrano di Giovanna Mezzogiorno, che ha avuto la fortuna di condividere il set con l'attore-Premio Oscar Javier Bardem. "Non avrei mai potuto immaginare di riuscire ad avere Giovanna nel cast di questo film– racconta il regista, entusiasta – per me era, ed è tuttora, un monumento. Eppure ha letto la sceneggiatura e mi ha telefonato per dirmi che accettava! Non potevo crederci".
Ad affiancarla c'è Alessandro Tiberi, al terzo film con lo stesso regista, che pensa che l'amore sia "tutto: è inseguire la felicità. Ogni personaggio è alla ricerca di qualcosa". Un qualcosa che per Giovanna Mezzogiorno, qui hostess irrequieta in cerca di una relazione sana e stabile, è stato un ritorno alla cinematografia italiana.
Giacca di pelle
verde, maglioncino
grigio a righe bianche, blu jeans e
stivali. Questo l'abbigliamento
casual di una delle migliori attrici
del nostro paese, che
sussurra più che parlare, dimostrando sin da
postura e tono di voce una
femminilità raffinata e inconfondibile.
Com'è
nata la collaborazione con Stefano Chiantini?
Grazie a Papaleo,
è stato lui il tramite, mi
ha raccontato la storia
che stavano scrivendo, ma è stato praticamente
incapace di farlo, molto
confusionario.
Io lo guardavo allibita mentre mi diceva "all'inizio c'è
tipo un aereo...un vuoto d'aria...". Allora gli ho detto che secondo me era
meglio se la leggevo per conto mio! E probabilmente è stato un bene,
perché ho toccato con mano il suo approccio
poetico ai sentimenti. Il
film racconta dei problemi del
lasciarsi e dello stare insieme, senza
voler dare risposte.
Stefano è venuto a casa mia dopo la telefonata
che
gli ho fatto (lui credeva fosse uno scherzo!) e da lì è subito scattata
una grande sintonia.
Che
cosa apprezza di lui come regista?
La sua grazia
nell'affrontare quotidianità e persone, ha un estremo
rispetto del lato comico della vita e di quello
drammatico.
Mi è
piaciuta molto anche quel suo
non voler prendere mai una strada
precisa, il che forse corrisponde un po' alla
sua personalità. E' che
non intende controllare o
gestire avvenimenti, lascia che vivano di
vita propria.
Mi piacerebbe lavorare di nuovo
insieme, sul set si
respirava un clima
familiare e bellissimo.
Questa è la sua prima esperienza italiana, dopo la parentesi lavorativa
ad Hollywood...
E' vero, sono passati molti mesi in cui non ho lavorato, nè ho voluto
fare niente. Questa è stata la mia
"boccata d'ossigeno".
Per me è
importantissimo fare cose anche molto diverse fra di loro, anche se low
budget.

Pensa
anche lei che "l'amore
non basta", come recita il titolo del
film?
Non basta, ma bisogna
difenderlo strenuamente,
senza mollare. Non è
dato, a volte, sapere come mai due persone ad un certo punto non si
capiscano più. Magari anche amandosi capita che non si riesca più a
comunicare, ad avvicinarsi. Alla fine si crea una distanza
sempre più
grande, difficile da colmare. E' lì che bisogna sforzarsi, o almeno
tentare.





