Scherma: Francesca e le altre duellanti
Intervista a Francesca Boscarelli, che è diventata la nuova campionessa italiana di Spada dopo un europeo che ha visto il trionfo della nazionale
Sappiamo tutte qual è lo sport più seguito del mondo, e quanto spazio la popolazione maschile gli dedichi sia nella sfera pubblica che in quella privata. Purtroppo a volte questa passione finisce per togliere visibilità ad altre discipline, che pure hanno dalla loro una lunga tradizione e una forte personalità.
Tra queste, la scherma spicca per i continui successi dei nostri atleti e, in particolare, delle atlete.
Abbiamo intervistato la neo campionessa italiana di spada, Francesca Boscarelli, che ha conquistato il titolo a Napoli dopo una finale adrenalinica e ricca di colpi di scena contro la compagna di nazionale Bianca Del Carretto, con la quale aveva ottenuto l’oro a squadre ai Campionati Europei di Gand.
Nel corso della gara, Boscarelli si è trovata di fronte tutte e tre le altre componenti della nazionale, riuscendo a raggiungere il titolo contro le previsioni di chi la considerava l’anello debole della squadra.
A tifare per lei, tra gli altri, suo figlio Giulio, di cinque anni, che ha accompagnato sul podio la giovanissima mamma dopo una giornata ricca di emozioni .

(Nella foto, l'atleta in procinto di salire sul podio con il figlio Giulio)
Come ti sei avvicinata alla scherma, e quando hai capito che si trattava di una passione duratura?
- L'incontro è stato puramente casuale (come tutte gli incontri con le passioni)… Il maestro di scherma era anche professore al liceo e lavorava con mio padre. Dopo che era stato invitato più volte a far provare a mia sorella la scherma, mio padre ha portato me in palestra dove, vedendo una lezione di fioretto, mi sono innamorata. La frase che ho pronunciato tornando a casa è stata: "io voglio fare la scherma!"
Questo accadeva 13 anni fa, all'età di 12 anni, e non ho mai pensato minimamente di poter cambiare sport. La scherma è come una malattia: una volta presa te la porti per tutta la vita.
Pur essendo uno sport, per me è sicuramente anche un'arte, un’espressione delle sfumature caratteriali che ogni persona custodisce.
Descrivici la giornata tipo di un'atleta professionista
- Semplice: mi alleno due volte al giorno, 2/3 ore la mattina e 3 ore il pomeriggio... Ma la mia è una giornata atipica a prescindere, perché con un bimbo di 5 anni l'organizzazione è un po’ diversa.
L'esperienza della maternità ha influenzato la tua carriera? E' stato difficile conciliarle?
- Decisamente sì. La maternità influenza la vita... c'è un cambio di prospettive, cominci a guardare le cose in modo del tutto differente.
È stato difficile conciliarle soprattutto all'inizio: ricominciare a gareggiare quando ero ancora immersa nella musica dolce della meraviglia di una vita indifesa, mentre le altre non avevano mutato la loro combattività, è stato un pò difficile.
Tuttavia la razionalizzazione della cosa non mi ha richiesto troppo tempo. L’aspetto più spiacevole è stato che, dopo una stagione ferma, sono ritornata in pedana con un nome che non era né Vezzali né Trillini , quindi ci sono state, forse, troppe perplessità sul mio conto. Inoltre il fatto di restare ferma una stagione mi ha penalizzato nell'entrata in un gruppo sportivo, fondamentale per chi pratica uno sport "povero" come la scherma.
Ci ho messo 5 anni in più rispetto ad altre atlete, ma alla fine il lavoro, la costanza, il crederci sempre e comunque, anche dopo le sconfitte e le delusioni, mi hanno ripagato.
Qual’è il primo titolo del genere nel tuo palmares, e perché è stato particolarmente importante?
- Il titolo italiano cadetti vinto a 15 anni a Foggia. È stato importante perchè grazie a quello sono stata presa realmente in considerazione. Io vengo da una piccola
città della Campania (NdR: Benevento) e, se si pensa che la spada è considerata un arma del nord italia, per me è stata una doppia gratificazione riuscire a emergere senza il supporto di un’importante società alle spalle.
Cos'è successo agli europei, perché ti abbiamo vista così poco in pedana?
- La squadra è composta da 4 componenti intercambiabili. Hanno cominciato a tirare Cascioli, Moellhausen e Del Carretto e abbiamo vinto il primo incontro con l'Estonia. Siccome la combinazione che vince non si cambia, è stato così fino alla finale, in cui abbiamo vinto. Ma lo abbiamo fatto in 4, perché la squadra ci comprende tutte, dentro e fuori la pedana.
Io mi sono sempre sentita alla pari con le altre, e la conferma di questo c'è stata con la vittoria del titolo italiano a Napoli una settimana dopo, conquistato dopo aver battuto tutte e tre le mie compagne di squadra.
Quale sarà la prossima tappa nella tua carriera?
- I mondiali a S.Pietroburgo ... per ora





