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In Giappone con un campo di lavoro

Campi di lavoro (in Giappone): un'occasione per crescere

di Redazione GirlPower 28 ottobre 2005
a cura di Anna Pasquini














La mia avventura in Giappone è cominciata il 5 aprile 2005, un po' per caso, un po' per necessità, un po' per sfida.
A 26 anni suonati e con pochi esami dalla laurea (vecchio ordinamento, ci tengo a precisare!), ma quelli più significativi, decisi che fosse giusto concedermi un periodo di "prova" nel paese del Sol Levante, luogo dove si parla la lingua che faticosamente sto studiando.
La mia estrema curiosità e il mio poliedrico modo d'essere mi hanno portato a consultare campi di lavoro che si tenevano lì, decisa a partecipare ad un progetto umanitario prima, e a studiare bene la lingua in una scuola poi.
Inizialmente avevo scelto un campo di lavoro in un quartiere decisamente famoso a Tokyo e non solo: Shibuya, ma dopo aver pagato la quota campo mi hanno comunicato che lì erano già al completo e che dunque potevo scegliere un altro campo in G. oppure in un altro paese, o avere indietro una parte della quota, ovviamente scelsi di partecipare ad un altro progetto.


Mi dissero che c'era posto nella prefettura di Fukuoka, esattamente nel piccolo centro di Haki, dove ogni anno veniva allestito il "Festival internazionale del bambino" e che dunque era importante il coinvolgimento di volontari da ogni parte del mondo. Il lavoro consisteva nella promozione dello stesso e nell'attività di animazione per i bimbi da svolgere nelle scuole e nei parchi.
Entusiasta accettai.
L'associazione con cui sono partita, la S.C.I., mi diede la lista dei partecipanti al campo, notai che era presente anche un italiano, così ci mettemmo in contatto e partimmo insieme.
Siamo partiti nel pomeriggio del 5 aprile e arrivati la sera del 6. E' stato un viaggio lunghissimo e massacrante perché non si arrivava mai, siamo scesi a Dubai, Osaka, Fukuoka e da lì esausti abbiamo preso un taxi, appurando le prime significative differenze con l'occidente.
Quella che salta più agli occhi è la portiera che si apre e chiude da sola (motivo per cui i giapponesi in Italia lasciano sempre gli sportelli aperti) e degli orrendi centrini in pizzo bianco posti sui sedili (presenti in tutti i taxi nipponici).
Quando siamo arrivati la camp leader ci ha accolto a braccia aperte, e lo stesso hanno fatto gli altri partecipanti, è un'emozione meravigliosa perché ti senti parte di un gruppo prima ancora di farne parte e saperti elemento atto a svolgere un'opera utile e importante ti solleva e ti gratifica.


La nostra casa, o come la chiamavano lì l'accomodation, era una vecchia residenza di samurai, forse necessitava di qualche ristrutturazione qua e là, ma era suggestiva e atipica per la nostra mentalità occidentale. Prima trovavo strano questo aggettivo "occidentale", nel senso che immersi nell'occidentalismo non ci rendiamo conto di farne parte, ma lì è tutto diverso. E se vi capiterà di andare in Giappone e di incrociare lo sguardo di un europeo o di un americano, almeno i primi giorni di permanenza, troverete spontaneo osservarlo incuriositi più del dovuto e sorridergli in modo fraterno, e ci tengo a precisare che non c'è nulla di razzista in questo, è assolutamente naturale, provare per credere.
Dormivamo separati uomini e donne, a terra in un sacco a pelo sotto il quale c'erano tatami, sei tatami per l'esattezza, in Giappone è così che misurano la grandezza di una stanza, in base a quanti tatami si possono distendere a terra.
La lampada si accendeva e spegneva con una cordicella che pendeva dal centro.
Le porte di carta scorrevoli e i bagni alla turca...ebbene si il water supertecnologico con i comandi non c'era lì, ma ho avuto modo di goderne poiché siamo stati ospitati in coppia per 2 giorni da una famiglia del luogo, e credetemi è sensazionale!!!

Per lavarsi, poiché non c'era la doccia nell'accomodation, ci si recava nei bagni pubblici,e devo confessare che quella è una delle cose che più mi manca del G.
Assolutamente sconsigliato ai timidi e ai vergognosi della propria e dell'altrui nudità.
Ovviamente uomini e donne sono separati, prima di accedere si paga la quota (nel mio caso a carico dell'organizzazione), e se sprovvisti si viene forniti di asciugamano.
Gli spogliatoi, anticamera dei bagni, sono anch'essi, come è ovvio, separati in base ai sessi. Si ripongono gli abiti in delle ceste poste su delle mensole allineate, inoltre c'è un gabinetto (la mia salvezza, vedi sopra) e un lavandino con specchio e phon. E poi viene il bello. Una porta scorrevole che conduce ai bagni e che una volta aperta lascia che il caldo vapore ti travolga il corpo nudo.
Ci sono dei piccoli sgabelli in plastica alti circa 40 cm con un buco nel centro per essere presi a mano con facilità e delle doccette bassissime al muro con degli specchi, si prende lo gabellino e cosi sedute accovacciate ci si inizia a lavare (proibito entrare nelle vasche comuni senza essersi lavate prima), in ogni postazione è presente uno shampoo e un sapone per il corpo, e una bacinella.
Terminata l'operazione si va nelle vasche la cui acqua è caldissima, a volte anche troppo. Da noi ce n'era una interna e un'altra esterna, ed era bellissimo stare a mollo con la natura innanzi, in perfetta armonia con te stessa e con le altre donne.

Un'usanza tipicamente nipponica che forse vi sarà capitato di vedere nei manga o nei cartoni televisivi è quella di porre l'asciugamano piegato sopra testa, ciò è dovuto al fatto che è proibito immergere questo nell'acqua per un fattore igienico.
Avrete capito dunque che nonostante si stia nudi nella stessa acqua, la pulizia e l'igiene sono fattori determinanti in un bagno pubblico.
Abbandonate queste descrizioni che inevitabilmente mi riproiettano laggiù con sommo dispiacere poiché sono quaggiù, vengo al lavoro vero e proprio. La promozione del festival.
L'importanza di questo festival risiedeva nel desiderio di evitare lo svuotamento della cittadina, garantendo il miglioramento della vita di ognuno, soprattutto dei più piccoli, attraverso la presenza costante nel centro di attività ludiche e ricreative.



Per promuovere il festival ci siamo recati in un parco in cui era da poco sbocciato il fiore di ciliegio, sakura. Il sakura in G. ha un'importanza estrema, è infatti il fiore rappresentativo del paese, e quando sboccia è un vero e proprio evento. I giapponesi, che come saprete hanno un grande senso della natura, si recano nei parchi e godono di questo evento "bivaccando alla stragrande", leggendo libri, dipingendo (usanza questa molto diffusa soprattutto tra i meno giovani), mangiando, e bevendo sake.
Ricordo che un signore che aveva decisamente ecceduto col sakè, cercò di abbordarmi, mi aveva preso per americana, pur non avendo io nulla nei tratti di un'americana, e non fu l'unico, immagino che per loro sia più facile credere che: occidentale=americano, chissà perché...

E poi l'attività promulgativa è continuata anche nelle scuole e confesso che vedere tutti quei bimbi composti ed educati ma anche sorridenti e taluni con una deliziosa aria furbetta, mi ha commossa profondamente, sono bellissimi e non ne avevo mai visti così tanti tutti insieme, ci scrutavano curiosi e una di loro guardandomi e sorridendo ha detto "nagai" (lungo, ndr) indicando il mio naso!
Non è stato elegante, lo so, anzi anche crudele se vogliamo, ma a me ha fatto una tale tenerezza! Ho sorriso di rimando e affermato che era vero!


Con un altro gruppo siamo stati coinvolti in una, per così dire, scampagnata, e mai ho camminato tanto!
Era un percorso stabilito in cui ad ogni angolo spuntava un docente, da un albero, da un tempio, da un cespuglio (sì un po' inquietante, è vero) con un cartello in mano su cui era scritta una domanda e tre possibili risposte. I bambini dovevano decidere quella giusta...
La competizione, la sfida e il desiderio della ricompensa sono elementi con cui la società giapponese fa i conti fin dalla tenera età, e questo un pochino mi ha lasciata perplessa.
Il mio lavoro all'interno del gruppo era ricreativo come quello di tutti, ma la mia specialità erano le sculture coi palloncini, ne ho fatti talmente tanti che la sera avevo i calli alle dita, ma vedere le facce felici dei bambini mi ripagava di tutte le fatiche.
Ma il momento più eccitante è stato quando abbiamo registrato per un canale televisivo il messaggio promozionale del festival, abbigliati in modo decisamente bizzarro cantando danzando e muovendo lo striscione che avevamo in mano e che incitava ad essere presenti e tutto questo all'aria aperta per le strade di Fukuoka! Non ho mai riso tanto.
E il presentatore era sputato a "Lippo Lippi" (mai dire banzai) ricordate?!


E stata un'esperienza magnifica che consiglio a tutti. Ho avuto modo di rispolverare l'inglese, e di fare nuove amicizie, non solo con gli altri volontari ma anche con l'organizzazione e la gente del posto. Ho viaggiato a costo zero e visitato posti che mi sono rimasti impressi nel cuore. Va detto però, che per fare questo tipo di esperienza bisogna essere mentalmente aperti, sapersi adattare a tutto o quasi,non avere pretese culinarie e avere tanta tanta curiosità, voglia di fare e umiltà.
La cosa che mi è mancata di più in quei giorni è stata l'impossibilità di comunicare con i miei cari, ma questo perché i nostri cellulari non prendono in G. e i telefoni internazionali là dove ero io, non c'erano (non ci sono telefoni dai quali, digitando un numero è possibile chiamare qualsiasi paese, ma telefoni internazionali e nazionali, quest' ultimi sono di colore verde e sono un po' ovunque, gli altri sono arancioni o neri o grigi e si trovano nelle grandi città, negli alberghi e vicino alle stazioni).
Ma questo è un discorso a parte per il G., quindi non deve scoraggiarvi.

Per informazioni circa i campi di lavoro vi dico che ci sono molte associazioni, io personalmente mi sono rivolta allo S.C.I. servizio civile internazionale, ma mi hanno segnalato come buone anche Lunaria e Y.A.P.
Bisogna pagare una quota per diventare soci e poi la quota campo, le spese di viaggio sono a carico del volontario, ma avrete vitto e alloggio garantiti.
Troverete tutte le informazioni sul sito ufficiale
www.sci-italia.it , oltre ai campi ai quali partecipare già da questo autunno.
In bocca al lupo!

Link utili:

www.lunaria.org

www.yap.org

 

>>>Discutiamo nel forum on the Road di Girlpower

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2
Commenti

spike sabato, 4 febbraio 2006

spike

ciao sono spike..
verso settembre partirò per il Giappone.
ho letto quello che hai scritto, e mi piacerebbe avere qualche punto di vista e scambiare qualche opinione..grazie per la disponibilità!

n° 2
WudyAia sabato, 29 ottobre 2005

Wooooooooow

Andare in Giappone è il mio sogno! Speriamo che potrò andarci anche io!
Certo che sei stata proprio fortunata ^__^
Complimenti per il racconto :-)

n° 1
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