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Lo spot Rocchetta offensivo per le donne

Da qualche tempo è in circolazione uno spot dell'acqua Rocchetta che ha scatenato numerose polemiche in quanto offensivo per le donne: un'associazione ne ha chiesto il ritiro, ma non è riuscita ad ottenerlo

A cura di Anastasia Meloni

 

rocchetta_3La pubblicità continua, da decenni, a proporci modelli edulcorati e poco realistici. In particolare negli ultimi anni il bombardamento è serrato: l'ideale di donna proposto dagli spot è sempre più lontano dalla donna "reale", con tutti gli effetti negativi che questo può comportare. Pur facendo questo pessimo lavoro, però gran parte degli spot televisivi conservano almeno una patina di decenza e di "politicamente corretto".

Ma i limiti, certe volte, sono fatti per essere superati, ed è quel che è successo con l'ultimo spot dell'acqua Rocchetta, in onda dal maggio di quest'anno. Per anni ce l'hanno menata con l'opinabile ritornello dell'acqua che ti purifica e ti fa fare tanta plìn plìn, che, pur di dubbio gusto, era perlomeno innocuo. Non come l'ultimo spot proposto che ha raggiunto livelli tali da provocare commenti negativi generalizzati, fino a prendersi le etichette di spot offensivo e  umiliante per le donne. Per chi avesse avuto la fortuna di non essersi imbattuto nello spot incriminato, riassumiamo in breve lo sketch.

L'ambientazione sono i camerini di un negozio. Dal primo viene fuori Cristina Chiabotto in baby doll. Conoscete tutti l'aspetto della nota ex Miss Italia: alta un metro e ottanta, magrezza ai limiti dell'anoressia, seno importante (come lei stessa ha dichiarato rifatto), bionda, occhi azzurri e sorriso di plastica. Dal camerino accanto esce invece una ragazza mora, di statura e corporatura normali. Il confronto è impietoso, non foss'altro perchè la Chiabotto è alta almeno 20 centimetri più della comune mortale posta al suo fianco. 
Facciamo una breve digressione: questa ragazza non è oggettivamente brutta, anzi può essere definita persino una bella ragazza. Semplicemente non è anoressica, non è una spilungona e non è rifatta pur essendo mediamente formosa.
A questo punto la mora viene letteralmente messa alla gogna (presumibilmente per il suo non essere un androide biondo) e altre ragazze la incitano a fare uso di Acqua Rocchetta. Alla fine la povera ragazza si vede costretta ad impugnare la bottiglia di Acqua Rocchetta e tutti approvano il gesto.

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Cosa significa tutto questo? Dove vuole arrivare questo spot?  L'acqua Rocchetta ha il potere di farci diventare come la Chiabotto? E poi, perchè mai  questa normalissima e bella ragazza dovrebbe voler diventare come la Chiabotto?

A parte il fatto che la visione di questo spot ha suscitato disappunto e disgusto un po' ovunque, sarebbe interessante riflettere sui messaggi che veicola. Tanto per fare una premessa banale, si tratta di una pubblicità palesemente ingannevole. L'acqua (di qualsiasi marca) non è affatto un prodotto dimagrante, e tantomeno funziona da fertilizzante facendoci diventare alte come Cristina Chiabotto (e dio non voglia).

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Seconda cosa: perchè dovremmo voler cambiare il nostro aspetto? Ognuno dovrebbe accettarsi per come è, o al massimo modificare dei particolari del porprio aspetto per volontà personale. Per piacere a se stessi. Di certo non perchè ce lo chiedono gli altri (tanto più se si tratta delle amiche di Cristina Chiabotto)

Terza cosa: chi ha detto che il modello impersonato dalla ex-miss Italia deve essere assurto a perfezione e bellezza da invidiare e desiderare? Parliamoci chiaro: le modelle che vediamo negli spot sono innaturalmente magre e per buona parte rifatte. Vale a dire che non sono reali: una donna vera non è fatta così. Una donna comune che non fa diete da fame e che non si sottopone ad operazioni chirurgiche per far lievitare in maniera innaturale seno o labbra, non ha quell'aspetto. Almeno nella stragrande maggioranza dei casi!

Perchè dovremmo piegarci a questi modelli distorti e artificiosi? Presumibilmente perchè sono i modelli imposti dai media, vale a dire che ci sono inculcati dall'alto. Sono questi modelli che, in quanto diffusi in maniera massiva, dovrebbero contribuire a formare nel nostro immaginario l'idea di bellezza femminile, e in effetti lo fanno. Si tratta di un meccanismo che, oltre a distorcere la realtà, distorce anche la visione di sè di molte donne. Alla base c'è l'assoluto non-rispetto della donna in quanto persona. Alla base c'è la riduzione della donna a oggetto. Per non parlare poi del fatto che una visione sbagliata del proprio corpo contribuisce, in alcune persone, a provocare problemi di accettazione, che possono portare a gravi disturbi alimentari. Problemi di cui si parla tanto e su cui si fa tanta morale, senza però prendere provvedimenti seri nei confronti di chi propone i modelli sbagliati.

Niente di nuovo: accade da anni, e quel che è peggio nessuno sembra ribellarsi. L'unico errore commesso dai pubblicitari dell'acqua Rocchetta è stato probabilmente applicare un modello già metabolizzato (purtroppo) ma di averlo fatto in maniera troppo volgare ed evidente. L'umiliazione inflitta alla donna cosidetta "normale" è troppo smaccata per non risultare pesantemente sgradevole al pubblico.

Le proteste per fortuna non sono mancate, anche a livello istituzionale. L'associazione Media&Diritto, che si occupa dei rapporti tra difesa dell'immagine e comunicazione, ha presentato un esposto al Comitato di Controllo presso l'Istituto per la Autodisciplina Pubblicitaria chiedendo il ritiro dello spot dell'acqua Rocchetta.
Luca Bauccio, avvocato cui si è rivolta l'associazione, ha commentato in questo modo: "Una intollerabile offesa alle donne e una patente mistificazione. Non esiste un valore da proteggere quale la magrezza e le donne cosiddette grasse non sono affatto brutte. Un messaggio diseducativo e denigratorio che viola il Codice di autodisciplina pubblicitaria. [...] Ho chiesto dunque al Comitato di ordinare il ritiro della pubblicità: è un cattivo esempio che non va dato, specialmente avendo riguardo alle tante persone che soffrono di anoressia e bulimia”.

La risposta del Comitato di Controllo non ha tardato ad arrivare. Ed è stata a dir poco sconcertante. Secondo la sentenza emessa, lo spot incriminato non violerebbe gli articoli 10 e 11 del codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, relativi alla dignità della persona e alla tutela di bambini e adolescenti. Di conseguenza lo spot non sarà ritirato. A quanto pare è stata persa un'occasione per dare un segnale forte a chi, nel mondo della pubblicità, continua a insistere sulla distorsione della realtà e sull'uso modelli offensivi nei confronti delle donne...

gpt