Architettura ecosostenibile
Quando arte e architettura si tingono di verde: è possibile ridurre l'impatto ambientale dell'attività umana con piccoli gesti quotidiani, ma anche con l'archittettura e in special modo con i cosidetti "giardini verticali"
A cura di Camilla Biagini
Viviamo in un’era in cui le problematiche ambientali hanno assunto un’importanza sempre maggiore rispetto al passato. E questo è ovvio perché più il tempo passa maggiore è la consapevolezza che stiamo consumando il pianeta in cui viviamo. E non si tratta più solo di chiacchiere su un futuro lontano che forse non riusciremo neanche a vedere; si tratta, oramai, del presente stesso. Molte delle conseguenze delle nostre azioni sul pianeta sono, infatti, lì, davanti ai nostri occhi, e noi ci sentiamo sempre più impotenti dinanzi alle catastrofi che gli scienziati ci dipingono come imminenti.
Ma se è vero che stiamo consumando il nostro pianeta è sbagliato sentirci impotenti perché molte sono le cose che possiamo fare per migliorare la situazione. Molte di queste azioni le conosciamo già come la raccolta differenziata dei rifiuti con il conseguente riciclaggio degli stessi e l’utilizzo di materiali biodegradabili. Ma forse non tutti sanno che anche l’architettura sta iniziando a percorre una strada “verde”. Questa può sembrare una notizia di seconda importanza, ma non è così.
Pensiamo per un attimo a quanto costruzioni nuove vi sono ogni giorno nel mondo e quanti progetti stanno prendendo forma proprio in questo momento. La maggior parte dei materiali utilizzati normalmente nell’architettura sono materiali con un forte impatto ambientale per non parlare del fatto che un numero crescente di costruzioni significa anche una maggiore quantità di energia sfruttata con conseguenze devastanti sul pianeta. Aggiungiamo a questo il fatto che i piccoli centri abitati si trasformeranno in città dove lo spazio adibito ai giardini e alle piante sarà sempre più limitato ed ecco che l’immagine di quello che potrebbe accadere si fa chiara dinanzi ai vostri occhi.

È proprio all’interno di questi orizzonti che si sviluppano l’ecoarchitettura, anche detta bioedilizia, e l’arte dei giardini verticali. Non si tratta di fenomeni nuovi in quanto risalgono già ai primi anni del ‘900, ma è in questo ultimo periodo che essi si stanno facendo strada riuscendo a far parlare sempre più di sé. L’ecoarchitettura ha come scopo principale quello di rendere l’architettura ecosostenibile sfruttando le risorse preesistenti in natura. I suoi capisaldi sono il rispetto dell’ambiente soprattutto attraverso l’utilizzo di materiali ecosostenibili ed il risparmio energetico attraverso nuove metodologie di creazione dell’energia stessa.

Tra gli architetti stranieri che si sono cimentati con l’ecoarchitettura dobbiamo ricordare Alex Michaelis che ha costruito in una residenza a Notting Hill un contenitore d’acqua piovana con un filtro capace di renderla pura e, quindi, adatta ad un nuovo utilizzo e dotandola di turbine a vento silenziose per produrre energia. Egli ha inoltre progettato un arcipelago di isole artificiali (Isole dell’Energia – Island Energy) con impianti idroelettrici e turbine sottomarine capaci di sfruttare il calore del mare e l’energia delle correnti per produrre elettricità (per maggiori informazioni si veda il sito internet http://www.rinnovabili.it/alex-michaelis-benvenuti-ad-energy-island-700242).
Per quanto riguarda l’Italia, invece, possiamo ricordare Severpaolo Tagliasacchi che ha progettato una villa di mattoni d’argilla cruda con funzione di termoregolatori dotandola inoltre di un sistema di riscaldamento a sonde geotermiche. Se molti sono gli interventi di ecoarchitettura che possiamo ormai ammirare è vero anche che essa non può ancora svilupparsi in modo adeguato a causa dei costi elevati dei materiali necessari i quali, inoltre, sono anche difficilmente reperibili.


Vi sono, però, altri tipi di interventi più semplici e più economici che già possiamo ammirare in molte città sparse in tutto il mondo. Essi mirano alla creazione di polmoni verdi all’interno delle città utilizzando le piante come parti integranti dell’edificio stesso in modo che vadano ad inserirsi nelle loro struttura e ne aiutino il sostegno. Si tratta dell’arte dei giardini verticali. Ovviamente non tutte le tipologie di piante sono adatte a questo tipo d’intervento. Bisogna infatti utilizzare piante che abbiano bisogno di poca manutenzione. Il precursore dell’arte dei giardini verticali è Patrick Blanc colui che ha brevettato il primo giardino verticale in Francia (www.verticalgardenpatrickblanc.com su questo sito internet è possibile reperire tutte le informazioni su Blanc e sui suoi giardini verticali). Dopo Blanc sono molti gli artisti e gli architetti cha hanno seguito il suo esempio. Possiamo ricordare Minsunk Cho che ha adibito a giardino verticale la facciata del negozio Ann Demeulemeester a Seul utilizzando muschio e vere e proprie mattonelle di un sempreverde, il Pachysandra terminalis. Purtroppo in Italia l’arte dei giardini verticali è ancora poco conosciuta e praticata ma sta lentamente prendendo piede. Ci sono stati alcuni tentavi ma solo provvisori come l’istallazione “Green wall lounge “ di Isacco Brioschi (si veda il sito internet www.isaccobrioschi.it). Sì, è vero, è ancora lontana la meta delle città ecosostenibili, ma siamo sulla buona strada. L’importante è non fermarsi proprio adesso.





