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Shoah: la memoria contro il negazionismo

A più di 60 anni dalla Shoah continuano gli attentati alla memoria ad opera dei negazionisti, che si prendono la briga di provare le loro tesi. Su tutti spicca la figura del capo di stato iraniamo Ahmadinejad

A cura di Massimo Raciti

 

negazionismo_1Ancora una volta il capo di stato Iraniano, Mohamoud Ahmadinejad, fa parlare di sé, accusando l’instaurazione di un governo razzista in Medio Oriente, lasciando ben capire di volersi riferire a Israele. I timori delle nazioni che hanno evitato la conferenza sul razzismo di Ginevra proprio per paura di espressioni di questo tipo è stata dunque confermata. 

Ahmadinejad era già balzato alle cronache diverse volte per la sua posizione negazionista nei confronti della Shoah, lo sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale, della quale proprio in questi giorni vengono commemorati i martiri. L’11 dicembre 2006 si tenne a Teheran una conferenza internazionale sull’Olocausto, organizzata dal governo iraniamo ma, a discapito del titolo dell’evento, chi pensasse ad un incontro commemorativo sulle vittime della Shoah rimarrebbe profondamente sorpreso nello scoprire che i relatori presenti erano bensì esponenti del negazionismo dello sterminio ebraico, provenienti da diversi paesi del mondo. La conferenza di Teheran non fu un fulmine a ciel sereno, piuttosto la manifestazione di una corrente ideologica sviluppatasi nella seconda metà del Novecento, in modo silenzioso ma sempre più incalzante. L’evento non mancò di suscitare manifestazioni di protesta da parte di numerosi studenti universitari della stessa città, che hanno designato lo stesso organizzatore Ahmadinejad come bersaglio della loro contestazione contro l’impronta negazionista della conferenza.

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L’accusa dei negazionisti nei confronti del popolo ebraico è quella di avere inventato di sana pianta la storia del loro genocidio o di averne comunque esagerato l’entità, aumentandone sulla carta il numero delle vittime, per giustificare, come afferma l’australiano Frederick Toeben, “i ben più gravi crimini sionisti”. 

In una visione che esula da considerazioni squisitamente storiche ma che si allarga all’attualità e al rapporto fra popoli e ideologie, appare evidente la contrapposizione dell’Islam al mondo ebraico e lo sfociare di questa in una vera e propria lotta intestina al confine tra religione e politica, che ha per obiettivo principale la conquista dello Stato di Israele, fondato secondo il francese Robert Faurisson, sulla totale menzogna del genocidio, inventato dal movimento sionista). Come Faurisson, anche Bradley R. Smith e Fredrick Toeben appoggiano la tesi negazionista, affermando rispettivamente che non sarebbe stato possibile un evento di simile portata, senza alcun tipo di opposizione da parte di personaggi potenti come Churchill, Roosvelt o il Papa e che la vera entità dello sterminio di Auschwitz sarebbe in realtà numericamente inferiore spetto ai dati ufficiali divulgati, dei quali è dimostrabile la poca attendibilità attraverso elaborati calcoli matematici.

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Tuttavia le tesi negazioniste arrancano davanti alle numerose testimonianze di sopravvissuti all’Olocausto, tra i quali spiccano nomi celebri come ad esempio quello dello scrittore Primo Levi, deportato ad Auschwitz, e alle testimonianze di comandanti di Lager come ad esempio le ammissioni di Rudolf Höss riguardanti le atrocità commesse ad Auschwitz tra il 1940 e il 1942. Prove che ostacolano la posizione negazionista sono anche i documenti ufficiali come i registri dei vari lager, i dati anagrafici relativi al numero degli ebrei in Europa prima e dopo la Seconda guerra mondiale, o alcune leggi naziste di quel tempo (ad esempio le Leggi di Norimberga del 1935). Prove ancora più tangibili sono i resti degli oggetti personali delle vittime, le rovine dei campi di concentramento, i ritrovamenti di ossa dei prigionieri che non venivano carbonizzati ma che morivano di stenti. 

Prendendo in esame questi dati, risulta chiaro che, al di là della propria opinione in merito, il negazionismo deve comunque essere considerato seriamente e affrontato. Si può decidere di appoggiare e condividerlo oppure di combatterlo; senza ombra di dubbio è necessario non sottovalutarlo o ignorarlo. Con il passare del tempo, infatti, ovunque stia la verità, la memoria affievolisce inevitabilmente, lasciando così pericolosi poteri a coloro che vogliono revisionarla a loro piacimento; si rischia in questo modo di offendere il passato e negando ai postumi la possibilità di trarne il giusto ed il prezioso insegnamento. Lo dobbiamo a tutti coloro che, per lasciarci questo insegnamento, hanno pagato con la propria vita della quale nuovi folli vorrebbero cancellare anche la memoria.

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