HIV: un gel anticontagio
Secondo recenti esperimenti il gel antibatterico Pro 2000 blocca il 30 per cento delle infezioni. In Africa le donne sono il 60 per cento degli individui infettati: il gel "offre un barlume di speranza a milioni di donne."
A cura di Lucia D'Addezio
Positivi i primi risultati dei test sul gel antibatterico vaginale sviluppato dalla Indevus che sembrerebbe poter bloccare nel 30 per cento dei casi le infezioni da HIV. Secondo gli studiosi impegnati in questa ricerca sarebbe questa la strada da seguire per combattere l'espansione della "malattia del secolo", la sindrome da immunodeficienza acquisita, meglio conosciuta come AIDS.
Che questo innovativo gel vaginale, denominato 'Pro 2000', non sia ancora pronto per essere usato come farmaco definitivo e risolutivo del problema ne sono consapevoli gli stessi ideatori, eppure gli scienziati sono speranzosi riguardo ai notevoli passi avanti fatti grazie ai nuovi dati acquisiti dalla ricerca. Lo studio, presentato di fronte ad una platea di esperti del settore il mese scorso a Montreal in Canada, durante la 'Conferenza sui Retrovirus e le infezioni opportunistiche', ha coinvolto 3.099 donne appartenente a cinque Paesi del mondo. Quattro dei cinque Paesi presi in esame si trovano nell'Africa sub-sahariana, tristemente nota per le alte percentuali di infettati dall'HIV tra le donne. Qui, infatti, il 60 per cento degli adulti che hanno contratto il virus dell’Hiv é composto da appartenenti al sesso femminile. In seguito ai test del gel antibatterico Pro 2000 é stata registrata una riduzione del 30 per cento delle infezioni da HIV. Le percentuali salgono invece nelle donne che hanno utilizzato un antimicrobico generico diverso dal gel Pro 2000, oppure un placebo. Simile la situazione del campione a cui non è stato fatto usare nulla.
La condizione della donna in Africa, soprattutto nella regione sub-sahariana, non favorisce la riduzione della portata dell'epidemia. L'Africa è uno dei Paesi in cui l'incidenza dei contagi da HIV ha raggiunto proporzioni catastrofiche. Qui, in un Paese devastato dalla guerra, dallo sfruttamento economico e dalla povertà, le campagne di prevenzione o di educazione all'uso del preservativo non attecchiscono. Gli stupri di ragazze anche giovanissime sono all'ordine del giorno; avere un compagno malato per una donna significa non avere scampo dal contagio; la prostituzione è spesso l'unico mezzo per una africana per non morire di fame; una donna malata non ha le possibilità di una occidentale e, se incinta, darà alla luce un bambino malato: tutto ciò ha creato le condizioni base per l'attecchimento e lo sviluppo di un'epidemia gravissima in tutto il continente.
Con i mezzi odierni si può fare ben poco in un territorio come quello africano flagellato dal virus dell'HIV e proprio per queste ragioni la Ricerca sui microbicidi può rivelarsi la giusta strada da seguire. Salim Abdool Karim del 'Center for the AIDS Program of Research' in Sud Africa, coordinatore della ricerca sul gel antibatterico, ha potuto osservare con i suoi occhi la realtà africana e le sue complessità. Le ragazze e le donne, in Africa, sono 3 volte più a rischio di un uomo coetaneo di ammalarsi di AIDS. Di frequente a contagiarle sono proprio i partner, mariti o fidanzati.
"Non ho niente da offrire - racconta Karim - quando una donna mi chiede come evitare il contagio. Non posso chiederle di essere fedele, perché lo è. Né posso dirle di usare un preservativo perché vuole avere figli dal marito." Karim, che da 15 anni lavora sulla ricerca nel campo dei microbicidi, ha spiegato che i risultati dell'indagine su campione umano "offrono un barlume di speranza per milioni di donne a rischio, soprattutto giovani donne in Africa, perché dà il primo segnale che un microbicida può essere in grado di proteggere le donne dal virus dell’Aids".





