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Arti marziali: fanno bene a corpo e mente

Intervista a Simone Dilettuso, istruttore ed esperto di arti marziali e in particolare di Tang Soo Do, che ci spiega i benefici fisici e psicologici di queste discipline

A cura di Antonella Marchisella

 

Le Arti Marziali ricoprono da sempre un ruolo di grande fascino nell’immaginario collettivo e sono anche un valido ausilio per prendere coscienza del proprio sè. Noi di Girlpower abbiamo intervistato un professionista in materia, l’Istruttore romano Simone Dilettuso,che appassionato di arti marziali iniziò a praticarle all’età di 15 anni e che ci parlerà della disciplina del Tang Soo Do,con un particolare riguardo ai benefici psicologici:

 

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Simone come ti sei avvicinato alle Arti Marziali?
Fin da piccolo sono sempre stato appassionato di film sulle arti marziali e in seguito della filosofia orientale. Quello che mi affascinava era la possibilità di acquisire delle capacità straordinarie attraverso l’allenamento. Ho iniziato a praticare le arti marziali all’età di 15 anni, spinto dalla necessità di imparare a difendermi (la principale motivazione che avvicina molte persone) e di trovare dei riferimenti culturali e morali che tutti gli adolescenti, più o meno inconsapevolmente, cercano. Ho iniziato a praticare Ju Do in una palestra nel quartiere Testaccio. In seguito ho avuto la possibilità di avvicinarmi al Tae Kwon Do a quei tempi ancora poco conosciuto, con il Maestro Claudio Gramiccia appartenente alla seconda generazione di Cinture Nere formate dal Maestro Park Sun Jae, un’Arte Marziale sicuramente più compatibile alle mie caratteristiche fisiche e che ho praticato fino al conseguimento della Cintura Nera 1° DAN. Successivamente ho avvertito la necessità di cambiare, cominciai a leggere articoli sul Tang Soo Do, che veniva indicata come l’arte marziale dalla quale è stato creato il Tae Kwon Do, così come dall’Ai Ki Ju Jitsu è derivato il Judo del Maestro Jigoro Kano; inoltre era la disciplina praticata da Chuck Norris, che in quel periodo era conosciuto come Maestro di Kara Te (per via della didascalia che appare nel film “L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente – The Way of the dragon”), l’unico che aveva tenuto testa al mitico Bruce Lee!

 

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Come è continuato il tuo percorso formativo?
Ho iniziato a praticare il Tang Su Do (si pronuncia così nella nostra lingua) con il Maestro R.D. Villalba che lo ha introdotto nel nostro Paese divenendo Istruttore Qualificato, fino al raggiungimento del 2° DAN. Dopodiché Sono partito alla volta di Columbus OH ospitato dal Maestro Jino Kim dove ho trascorso più di due settimane, le più intense della mia vita. E’ stata un'esperienza bellissima che ha dato un impulso fortissimo alla mia crescita personale e di artista marziale, ho sostenuto l’esame di conseguimento del 3° DAN e Istruttore Diplomato. A modo mio ho cercato di aderire al principio Taoista di “ mantenersi in armonia con la naturale mutevolezza degli eventi”. Adesso sono rappresentante ufficiale della Continental Tang Soo Do Federation e della World Dang Soo Do Union in Italia. Recentemente hanno aderito alla nostra Scuola anche altri Istruttori. In questo momento si tengono dei corsi in Veneto vicino Treviso e ovviamente a Roma nella zona EUR Laurentina.

 

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Brevemente, come nasce il Tang Soo Do? 
In conseguenza dell’occupazione giapponese della penisola coreana dal 1909 fino al 1945 le arti culturali coreane furono limitate per far posto a quelle degli occupanti rimanendone perciò influenzate loro malgrado. Al termine della II^a Guerra Mondiale nacquero molti stili di Arti Marziali chiamati Kong Soo, Tang Soo o Tae Soo. Il 9 novembre 1945 il Gran Maestro Hwang Kee fondò il “Moo Duk Kwan - Scuola della Virtù Marziale” e nel settembre del 1953 istituì l’Associazione coreana di Tang Soo Do che da subito ha affascinato i soldati americani impegnati nella guerra di Corea (1950-1955) per la sua praticità ed efficacia in combattimento. Il Tang Soo Do è rappresentato da un triangolo in perpetuo movimento usato per indicare la direzione della crescita di una persona intesa in senso globale, i cui vertici Corpo, Mente e Spirito, sono in relazione tra loro. La sua pratica inizia dal corpo (Wei Kong: lavoro esterno) per poi equilibrare e potenziare la mente (Nei Kong: lavoro interno), e da lì risalire fino allo spirito (Shim Kong: lavoro spirituale).

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Di cosa si occupa la tua Scuola?
La nostra Scuola costituisce un percorso formativo che cerca di mantenere l’equilibrio tra i vincoli tecnici che ne permettono il perpetuarsi nel tempo e l’indubbia utilità di elementi inseriti nella pratica scaturiti dai progressi nel campo delle metodologie di allenamento delle capacità atletiche nei vari sport, della psicologia e pedagogia didattica.Ci si mette a disposizione pertanto di persone di qualsiasi età che vogliano accrescere le proprie capacità fisiche e interiori permettendo loro, inoltre, di mantenerle nel tempo attraverso lo studio delle tecniche di combattimento/difesa personale e le relative implicazioni socio culturali.

 

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Quali sono i benefici psicologici e fisici che si possono ottenere dal Tang Soo Do?
Il Tang Soo Do si avvale di un percorso didattico tipico della tradizione orientale che aiuta il praticante a prendere coscienza di sé e del proprio corpo facendo “sentire" la tecnica come espressione del proprio sé attraverso il movimento, quando questo è eseguito nella maniera appropriata: ponendo l’obiettivo di ottenere la massima efficacia con il minimo dispendio energetico. Sotto la guida attenta di un valido maestro gli allievi possono arrivare a questo risultato, eseguendo un approfondito studio tecnico, conseguendo una buona forma atletica cioè l'incremento della resistenza allo sforzo, della forza muscolare e della flessibilità e stabilire il proprio equilibrio interiore attraverso un percorso d’ininterrotta pratica che può durare anni, in relazione al loro entusiasmo. Il concetto dell’equilibrio interiore si finalizza con il raggiungimento dell'unione mente-corpo, paragonabile alla citazione latina "mens sana in corpore sano". Quando il praticante raggiunge questo risultato si sente in armonia con l'ambiente circostante e quindi ha una sana percezione di sé che migliorerà sicuramente anche la qualità dei rapporti con il mondo esterno.

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Durante la frequenza di un corso professionale per Istruttori sulla Psicologia del Corpo e le Arti Marziali frequentato alcuni anni fa, e approfondendo gli argomenti umanistici legati alla pratica delle Arti Marziali, è emersa l'importanza del ruolo dell’istruttore come formatore e la possibilità che esso ha di aiutare concretamente anche persone che hanno dei problemi legati a dei disagi sperimentati nel loro vissuto, dai quali rimangono condizionati nella vita di relazione. Questo discorso ovviamente si riferisce a persone che sentono il bisogno di praticare una disciplina che non si occupi solo del mantenimento dell'efficienza fisica, ma che miri ad un miglioramento di se stessi in maniera complessiva. Infatti, non ci si può sostituire ad un professionista nel recupero di persone che hanno gravi disagi, ma le Arti Marziali, prese come disciplina psicofisica in un contesto olistico, possono fornire degli ausili in più, utili anche nello svolgimento del lavoro di uno psicoterapeuta. Un altro aspetto della pratica delle Arti Marziali è lo sviluppo della capacità di riconoscere i propri limiti ed imparare a conviverci. Un aspetto molto importante per la gratificazione degli atleti e al quale si dovrebbe dare la giusta considerazione visto che nella nostra società spesso si tende a gratificare con il successo e la notorietà solo chi riesce a compiere grandi imprese sportive (un secondo posto ormai è considerato una sconfitta!), dimenticando che queste spesso sono la diretta conseguenza di un insieme di piccole vittorie ottenute attraverso estenuanti allenamenti e sacrifici ai quali non viene data la giusta rilevanza. Il concetto ora esposto è per me il vero significato della parola "umiltà", della quale si abusa spesso nei "Dojan" (termine coreano che indica il luogo ove si pratica l'Arte Marziale).

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