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Tredicenne vende foto nuda tramite mms

Una tredicenne di Ascoli Piceno commerciava le sue foto nuda. Un business in ascesa con le possibilità dei nuovi videofonini

A cura di Alice T.

Fare soldi vendendo foto porno. Non è un’idea originale, da anni la pornografia è utilizzata per guadagnare denaro.
La maggior parte delle volte il guadagno si ottiene tramite lo sfruttamento di persone incapaci di ribellarsi. In questo caso, però, non si tratta di sfruttamento.
A pensare di vendere tramite videofonino le foto della propria nudità è stata una tredicenne di Ascoli Piceno. Una ragazzina che, a tredici anni,ha già deciso di utilizzare il suo corpo come un business.
A scoprire il preoccupante commercio è stata una madre che, sbirciando il telefonino del figlio, ha scoperto le foto e chiesto spiegazioni.
La ragazzina, che pare avesse ambizioni per il mondo dello spettacolo, aveva anche stabilito un tariffario: 3 euro per il seno, 4 euro per le parti intime e 10 per una foto a figura intera.
Per ora sembra che il commercio sia stata una sua idea, facilmente attuabile attraverso i videofonini di nuova generazione.
Le foto sono state scattate in casa, ma anche a scuola, nell’intervallo tra una lezione e l’altra. Probabilmente le ha scattate da sola, ma in seguito alcuni ragazzini sono stati coinvolti nella vendita di mms: pubblicizzavano e prendevano una percentuale. Un affare serio.
Ma cosa porta una tredicenne a cercare di fare soldi fotografandosi nuda?
Di sicuro, la prima ipotesi che ci salta alla mente sono i famosi calendari che fanno lievitare le vendite dei mensili e che ormai ogni schedina o letterina ha nel curriculum. Tutte definiscono il calendario come un “trampolino di lancio”, una “cosa che volevo fare da tempo” e un “servizio artistico” invece di chiamarlo con il suo nome: foto di donne nude scattate per guadagnare di più.
Anche la ragazzina di Ascoli Piceno (e come lei tante altre non ancora scoperte) deve averlo visto come un modo per farsi notare e allo stesso tempo guadagnare quei soldi che a tredici anni mancano sempre. Le borse firmate e le schede del telefono costano e allora ci si ingegna.
Tuttavia, è allarmante che le ragazze siano indotte a pensare che l’unico modo (o il più facile) per fare soldi sia vendere il proprio corpo.
Senza vergogna, dato che ormai lo fanno tutti e soprattutto senza controllo, utilizzando il telefonino personale.
Una storia simile era stata denunciata anche dalla trasmissione di Rai 3 Report. La conduttrice Milena Gabanelli aveva dedicato una puntata a un famoso gestore di telefonia, che voleva entrare in borsa senza utili e che utilizzava testimonial discutibili.
Nel corso del servizio emergeva un dato inquietante. Gli utenti avevano la possibilità di girare video e scambiarli tra loro: indovinate di che genere di video stiamo parlando. Maggiori accessi riceveva il tuo video, più credito guadagnavi.
Una specie di pornografia via telefono legalizzata, a cui ricorrevano utenti minorenni per ricaricare gratis il proprio telefono.
Dopo la denuncia, molti genitori erano insorti, ma la portata del problema è probabilmente molto più grande e non dipende dai gestori di telefonia.
La cultura dell’esibizionismo è nata prima del cellulare, che ha solo aumentato le possibilità di ripresa. Anzi, la memoria del cellulare è una prova, come dimostrano le denunce degli ultimi mesi: bullismo e violenze, tutte basate su immagini scoperte attraverso il videofonino.
La memoria più importante è però quella delle persone, che rimane nel tempo e segna il futuro. Magari queste tredicenni ora non si vergognano, ma arriverà il momento in cui vorrebbero tornare indietro.
Come si pentono le schedine, potrebbero pentirsi di aver venduto, a tredici o a sedici anni, il loro corpo per pochi euro.

gpt