Le creazioni di Puella
Puella è il marchio di delicatissimi bijoux e accessori ideato da Barbara Barbantini, eclettica designer che ama mischiare da sempre moda e arte visiva
A cura di Marianna Amidei
Barbara Barbantini, emiliana ma savonese d’adozione, è fondatrice e designer di Puella e conduce una ricerca artistica da sempre giocata in un campo dove arte visiva e moda si confondono. Si specializza all’Università di Firenze in storia dell’arte contemporanea e dal 1999 comincia a creare i primi bijoux che espone durante le mostre delle proprie polaroid, utilizzando materiali d’epoca ed “object trouvé”. Attualmente sta portando avanti come curatrice il progetto “Self-Timer Mode” dedicato alla fotografia commissionando il catalogo delle collezioni a giovani artiste specializzate in autoritratti e “Lost and found”, cento gioielli numerati creati con resine, metallo, bijoux d’epoca ed oggetti effimeri. Barbara inoltre scrive racconti per bambini e nell’autunno 2009 uscirà “Il mio amico immaginario”, il suo secondo libro pubblicato per la casa editrice bolognese “Artebambini”.
Abbiamo intervistato questa fantasiosissima designer per farci raccontare quali sono i suoi progetti futuri.
Buongiorno Barbara, Puella, oltre ad essere un marchio di accessori davvero belli è anche una vetrina per giovani talenti. Quando e come ti è venuto in mente di creare un brand tutto tuo col quale poter esprimere tutta la tua creatività?
Tutto è partito nel 1999 con alcune collane realizzate con tessuti anni ’60 ed esposte durante una mia mostra di polaroid che avevano come tema ragazze che sembravano uscite da un B-movie; erano pericolose e attraenti Lolite che indossavano abitini colorati, denti da vampiro e cerchietti di pannolenci. Inventavo dei veri e propri set per ambientare i miei scatti, scegliendo con cura improbabili tappezzerie, arredi e accessori vintage. Nel mio lavoro d’artista (fotografia e videoinstallazioni) ho sempre messo in scena questo universo femminile dove il sogno di una bellezza pura e ingenua getta ombre misteriose. Giocavo con le modelle delle mie foto come una bambina che veste e sveste le sue bambole. Spesso cucivo e creavo io stessa gli abiti che indossavano…ad un certo punto è come se questi oggetti fossero usciti dalle foto per vivere una vita propria…è stato un passaggio quasi obbligato, una tappa del mio percorso; in realtà una foto, una borsa o un abito sono solo modalità diverse che ubbidiscono alla medesima necessità: raccontare me stessa e dare corpo a delle immagini che ho in mente. Per quanto riguarda il prigetto “Self Timer Mode”, nel mio procedere artistico ho sempre trovato stimolante ed interessante il rapporto con lo sguardo: lo sguardo su di me, il mio sguardo su atri corpi, lo sguardo degli altri su ciò che ho ideato. Lo sguardo è desiderio e il desiderio è ciò che mi ha sempre guidato sia nel creare una foto che un abito o un ornamento. Detto questo la scelta di coinvolgere altre artiste nel mio lavoro è stata un po’ una conseguenza di ciò: il desiderio di vedere il mio mondo interpretato da altri sguardi femminili, un gioco di specchi che unisce le mie creazioni alla creatività di altre ragazze. Mi sembrava anche una maniera molto moderna e molto umile di “affidarsi” ad altre mani e ad altri sguardi.

Quando hai iniziato ad interessarti al mondo della moda?
Sono storica dell’arte specializzata in arte contemporanea ed il mio percorso nella moda è abbastanza anomalo poiché la produzione di oggetti da indossare (abiti o accessori) è nata più come “progetto” inizialmente collegato al mio lavoro di artista e fotografa. Tuttora mi considero un outsider perché il mio percorso non è strettamente legato alle dinamiche del mondo della moda.
Ci racconti il processo creativo che si cela dietro ad ogni tua creazione?
In generale parto da un’ispirazione, un atmosfera, poi comincio la ricerca sui materiali e sulle forme. Per la collezione a\i 09-10 l’ispirazione è stata il libro “Ada o ardore” di Nabokov, in particolare il personaggio di Lucette. Da qui è partita l’idea, ad esempio, delle farfalle serigrafate…
Quali sono le tue principali fonti di ispirazione?
Tutto può ispirarmi: un film, una canzone, una persona incontrata per strada…

Qual è il successo professionale del quale vai più fiera e qual è la tua massima aspirazione, professionalmente parlando?
Forse la collaborazione con le artiste di “Self Timer Mode”…
Dove si possono comprare i tuoi deliziosi accessori?
La mia famiglia possiede un punto vendita mono marca nella nostra città e presto avremo anche una mini boutique nello show room di Torino. Con il nuovo anno attiveremo anche un e-shop.
Ci racconti la tua giornata lavorativa tipo?
E’molto variabile ed elastica: comunque passo molto tempo in studio a lavorare suoi materiali e sui prototipi. Inoltre mi occupo anche di storia dell’arte e progetti culturali con la mia Associazione Culturale Après la nuit...
Quali sono i materiali che utilizzi per la realizzazione della tua collezione?
Tanti materiali vintage, metallo, resine per quanto riguarda i bijoux. Faccio anche molta ricerca sulle stampe serigrafando a mano i tessuti…
Quale sarebbe la testimonial ideale per il tuo brand?
Chloë Sevigny .
Quali sono i tuoi progetti e obiettivi futuri?
Attualmente sto lavorando ad una nuova collaborazione per “Self Timer Mode” ed a un progetto sul riuso creativo dei materiali vintage…
Per Info: http://www.puella.it/
Foto By Eleanor Hardwick ©




