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Il Camp, evoluzione del Kitsch

Quando il trash diventa una categoria estetica. Dal Kitsch, o arte del cattivo gusto, diffusissima dagli anni 60 in poi, al Camp, vera e propria visione del mondo che ribalta le gerarchie del buon gusto.

di Redazione GirlPower 23 giugno 2008

A cura di Antonella Ciuti

 

camp-1Molte cose al mondo non hanno un nome, e molte, anche se il nome ce l'hanno, non sono mai state descritte. Una di queste è la sensibilità inconfondibilmente moderna, una variante della sofisticazione che va sotto il nome di Camp.

Una sensibilità è una cosa di cui è estremamente difficile parlare. A molti sarà sicuramente capitato, passeggiando, di notare quei ben conosciuti nanetti di gesso spuntare in mezzo a un giardino. E chi non ha mai visto sulle bancarelle di qualche mercato le statuine ricoperte di strass che cambiano colore a seconda del meteo? È la profezia di Gillo Dorfles (ne Il kitsch. Antologia del cattivo gusto) che si avvera, il dominio della non-arte del kitsch nel mondo contemporaneo e la sublimazione artistica del cattivo gusto, il Camp.

Oggi il Camp, nella versione Pop, è il Kitsch della società contemporanea. Il termine camp si riferisce all'uso deliberato, consapevole e sofisticato del kitsch nell'arte, nell'abbigliamento, negli atteggiamenti. Il fenomeno è portato all'attenzione accademica, oltre che durante la rivalutazione delle culture popolari avvenuta negli anni Sessanta, negli anni Ottanta, periodo dell'ampia diffusione del discorso Postmoderno applicato all'arte ed alla cultura.

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Il Camp è una sensibilità di difficile definizione, ma di cui tutti noi abbiamo in mente un esempio: il Rocky Horror Picture show, Cindy Lauper, Madonna all’inizio della sua carriera sono solo alcuni tra i numerosi esponenti del camp. Come spiega Dorfles, man mano che l’arte si è allontanata dalla semplice fattura manuale, quindi da quello che era l’artigianato, ed è diventata invece uno strumento usabile da chiunque avesse a disposizione un mezzo di riproduzione meccanico, allo stesso tempo progressivamente c’è stata un’invasione di forme d’arte artificiale non sempre di prim’ordine. Per cui anche l’arte del cattivo gusto, il Kitsch, cioè la non-arte, ha avuto uno sviluppo sensazionale.

Il Kitsch possiede quindi una “parvenza artistica” che addirittura maschera (a volte con una efficacia meravigliosa) una effettiva mancanza di autentica artisticità. Il Camp supera addirittura questa definizione: è una visione del mondo che eccede il significato e le gerarchie del gusto, è un atto di perversione condiviso nella comunità. Questo fenomeno è anche diventato oggetto di studio in varie università in tutto il mondo, ma già numerosi autori hanno indagato il fenomeno: secondo Susan Sontag, autrice del più famoso saggio sull’argomento, il camp è l’amore per l’innaturale, l’artificio, l’eccesso.

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Ma il Camp è anche un cifrario, qualcosa di esoterico, un distintivo di riconoscimento tra piccoli gruppi, scrive la Sontag. Da allora a oggi il cifrario è diventato di massa, accessibile a moltissimi, se non proprio a tutti. Il camp è una particolare forma di estetismo. Meglio: un modo di vedere il mondo come fenomeno estetico. Non si tratta di una sensibilità naturale - ammesso che ne esistano -, scriveva la Sontag, bensì di un fatto culturale. Il Camp è l'amore per l'innaturale, per l'eccesso, per l'artificio.

Facciamo qualche esempio prendendolo dalla Sontag. Sono Camp la regia di Visconti per Salomè, le lampade di Tiffany, gli abiti femminili degli anni Venti (boa di struzzo, vestiti di frange e perline), King Kong di Cooper. Proviamo ad attualizzare e a mescolare vecchio e nuovo: Oscar Wilde e Madonna; Andy Warhol e Greta Garbo; David Bowie e Judy Garland; Fassbinder ed Elton John. E si potrebbe continuare con una lunga lista di scrittori, artisti, registi. Il Camp che tutti conoscono è Pedro Almódovar. L'Italia vanta illustri esempi in arte, moda, letteratura, teatro, come Fiorucci, la Bertè, Patti Pravo


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Commenti

Julie martedì, 9 giugno 2009

Studentessa

i'm in love with camp!
i've found this article well written and full of interesting ideas!
Thanks!

PopCamp's traces.

Julie

n° 1
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