home » look » moda » Moda vintage? Investire divertendosi

Moda vintage? Investire divertendosi

Orientarsi nel mercato della moda vintage è oggi forse difficile, ma riuscirci può significare non solo indossare un capo unico, ma fare anche un investimento solido

a cura di Anna Battista

25 ottobre 2006

Saranno stati gli assidui clienti dei negozi di seconda mano di tutto il mondo, alla ricerca di pezzi unici per creare un look personale, a lanciare questo trend, ma il mercato della moda “vintage” ha ormai superato lo status di semplice e transitoria mania diventando una fonte di denaro per molti investitori. Esperti affermano che, sebbene il fatturato del mercato della vintage fashion sia inquantificabile dal momento che i prezzi dei capi e degli accessori cambiano continuamente, la moda vintage rappresenta uno dei mercati più attivi del momento.
È questa la ragione principale per la quale case d’aste - come le celebri Christie’s e Sotheby’s, o la newyorchese Doyle, specializzata quest’ultima in aste di tessuti vintage ricercatissimi per arredare la casa o confezionare abiti - organizzano almeno una volta l’anno aste di capi e accessori vintage.
Queste aste, frequentate all’inizio principalmente dagli agenti di varie stelle dello showbiz mondiale in cerca di capi che i loro clienti potessero indossare per partecipare a cerimonie di premiazione o ad altri eventi mondani, pullulano ora non solo di appassionati di moda ma soprattutto di investitori. Inoltre, le vendite all’incanto di abiti vintage hanno spalancato le porte delle case d’aste a nuovi clienti, i giovanissimi, che, attratti da questo nuovo ed originale mercato, potrebbero un giorno trasformarsi in appassionati collezionisti.          

La Sotheby’s ha proposto negli ultimi tempi aste con creazioni firmate Emilio Pucci, Ossie Clark, Andre Courreges, Pierre Cardin, Christian Dior, Chanel, Madeleine Vionnet e Elsa Schiaparelli.
Luckner’s, la prima casa d’aste britannica online, ha inoltre lanciato una nuova pagina web interamente dedicata a capi e accessori vintage. Il fondatore e direttore di questa casa d’aste “virtuale”, Simon Neubert-Luckner, ha promesso a chi vuole investire nella vintage fashion la possibilità di acquistare dal sito capi creati negli ultimi cinquant’anni da vari stilisti, affermando che le aste vintage della Luckner’s rappresentano non una reincarnazione della moda di un tempo, ma una “e-incarnazione” delle tendenze passate.      
All’asta di vintage fashion tenutasi alla fine di settembre presso la Christie’s, i capi di Dior sono stati quelli che hanno riscosso più successo: i prezzi di partenza sono stati £800-£1,000, e le offerte più costose sono andate ben oltre le £4,000.
Gli abiti vintage vengono catalogati a seconda dell’epoca (’20-’30-’40 e così via) in cui sono stati prodotti. I puristi non considerano vintage capi prodotti negli ultimi 15 anni o usano addirittura la parola “retro” per indicare i capi prodotti dopo gli anni ’60. Non tutti i capi prodotti quarant’anni fa possono comunque avvalersi dell’etichetta “vintage”: sono la qualità, il design, e lo stile a dare a un capo tale certificazione e a renderlo di conseguenza unico.
Sebbene gli investitori della vintage fashion siano prevalentemente donne, si è registrato un nuovo interesse per questo settore da parte degli uomini, attratti forse dal fatto che investimenti relativamente poco costosi possono generare buoni profitti nel tempo.
Un ottimo sistema per cominciare a investire nel vintage è certamente quello di visitare i “charity shops” o i negozi di seconda mano all’estero. Londra può essere una vera e propria miniera di tesori vintage (visitate i seguenti negozi per esempio: Butler & Wilson, 189 Fulham Road; Steinberg & Tolkien, 193 King’s Road; Absolute Vintage, 15 Hanbury Street), ma vale la pena visitare centri come Manchester (Pop Boutique, 34-36 Oldham St.), Newcastle (Period Clothes, 40 Grainger Street), Glasgow (Watermelon, 603 Great Western Road; Mr Ben, 101 King’s Street; Starry Starry Night, 19-21 Dowanside Lane) ed Edimburgo (Armstrongs, 83 Grassmarket) per scovare qualche rarità a prezzi d’occasione o visitare le varie fiere del vintage come quella recentemente tenutasi al Castello di Belgioioso, in provincia di Pavia.    
I migliori investimenti sono i capi completi di accessori (borse, scarpe, occhiali da vista e da sole, guanti, cappelli, ombrelli, ventagli, ornamenti per i capelli e gioielli), e gli abiti anni ’20, ’30 e ’40, acquistare ad esempio un capo firmato Chanel e risalente agli anni ’30 o un abito della collezione “Corelle” (detta anche “The New Look”) di Christian Dior, significa fare investimenti sicuri.
È di fondamentale importanza, inoltre, ricordare che la moda muta molto velocemente: fino a pochi mesi fa erano gli anni ’60 ad interessare gli investitori, in particolare le creazioni di Ossie Clarke, Mary Quant, Jean Muir e Biba. Negli ultimi tempi il mercato della moda vintage ha spostato la sua attenzione sugli anni ‘70 (vanno molto bene gli abiti-grembiule firmati Gunne Sax e le creazioni eccentriche di Zandra Rhodes) e gli ’80 (con le creazioni punk di Vivienne Westwood e quelle che caratterizzarono il periodo del “power dressing” firmate da Azzedine Alaïa). È stato il Financial Times a ricordare inoltre a chi vuole investire in questo settore di tenere bene a mente costumi di carnevale o costumi di scena vintage. Questi speciali capi sono molto ricercati per la qualità con la quale erano cuciti, ma anche per il fatto che molti di essi erano dei veri e propri ibridi realizzati spesso tagliando scampoli da altri abiti. Un costume in buono stato può avere un valore di partenza di £1,000, ma ci possono essere delle eccezioni: due costumi disegnati nel 1924 da Coco Chanel per la produzione dello spettacolo “Le Train Bleu” della compagnia dei Ballets Russes al tempo della direzione di Serge Diaghilev, hanno avuto prezzi di partenza di £2,000 e £4,000 a una recente asta della Christie’s. 
Per riuscire a orientarsi nel mercato del vintage, gli esperti consigliano di documentarsi e fare ricerche attente su stilisti e case di moda prima di acquistare: comprare i cataloghi delle aste o visionarli via Internet nei giorni che precedono un’asta può aiutare a farsi un’idea del valore di un capo, come pure visitare musei, ammirando e studiando le collezioni d’abiti d’epoche passate. Sotheby’s e Christie’s organizzano inoltre corsi, serate e seminari con esperti nel campo dell’antiquariato che permettono di documentarsi sui mercati dell’antico. Le case d’aste suggeriscono inoltre di investire anche nel campo della moda contemporanea puntando su creazioni di stilisti all’avanguardia quali Alexander McQueen, John Galliano, Hussein Chalayan, Issey Miyake o Philip Treacy, che si trasformeranno con il tempo nel vintage più ricercato del futuro. Ottimi consigli sugli acquisti vintage li potete anche ricevere dalla Associazione Culturale Ricercatori di Moda d’Epoca, che, costituitasi un anno fa a Vicenza, offre informazioni e notizie a commercianti, ricercatori e collezionisti interessati al vintage di qualità.    
Nel mondo degli affari ci sono buoni e cattivi investimenti, ma i classici della moda vintage raramente perdono il loro valore, rivelandosi forse tra gli investimenti più stravaganti del momento, ma certo anche tra i più sicuri. Un esempio per gli scettici? Nel 2000 lo stilista personale della cantante australiana Kylie Minogue acquistò in un negozio di seconda mano un paio di “hot-pants” per 50 pence (circa 75 centesimo di Euro). La Minogue li indossò abbinandoli a un top firmato e a un paio di tacchi alti nel video della canzone “Spinning Around”, che la rilanciò nelle classifiche britanniche. Sei anni dopo i fortunati pantaloncini, assicurati per un milione di sterline, sono diventati parte della collezione di abiti della Minogue donata al Melbourne Arts Centre qualche tempo fa.
Ai novelli investitori in cerca di solidi profitti non rimane che mettersi alla ricerca dell’indumento forse non solo raro, ma anche fortunato.

Voto

Commenti
(1)

Redazione GP venerdì, 27 ottobre 2006

prova

prova

n° 1