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Addio, Isabella Blow: guru di stile

Eccentrica, con talento e stile da vendere, Isabella Blow lascia un vuoto nel mondo della moda ma anche una grande eredità

di Anna Battista 9 maggio 2007

Il mondo della moda è in lutto per la morte della giornalista e critica Isabella Blow, a soli 48 anni. Eccentrica è la prima parola che viene in mente quando di parla di lei, ma, per molti designer e modelle, la Blow è stata una sorta di mentore.

Isabelle Delves Broughton nasce nel 1958 e da ragazzina non sembra essere troppo interessata alla moda – vorrebbe farsi suora, come racconterà in seguito – anche se dimostra un amore sviscerato per i cappellini della madre. Studia da segretaria, svolge una serie di lavoretti malpagati e, nel 1979, si trasferisce a New York, iscrivendosi alla Columbia University. Lascia gli studi dopo appena un anno e lavora per un breve periodo per Guy Laroche. Il 1981 segna una svolta nella sua vita: incontra Anna Wintour, direttrice dell’edizione Americana di Vogue, e ne diventa l’assistente. A New York frequenta inoltre la scena locale avant-garde, conoscendo Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Jean-Michel Basquiat.

Ritornata a Londra nel 1986, Isabella diventa l’assistente di Michael Roberts, fashion director della rivista Tatler e del Sunday Times, e presto diventa style editor presso il Tatler. Poco prima di sposare Detmar Blow nel 1989 incontra il designer Philip Treacy. Colpita dall’originalità di una sua creazione – un cappello in feltro verde acido che rappresenta la testa di un coccodrillo – Isabella chiede a Treacy di realizzarle il cappello per il suo matrimonio. Tredici anni dopo, nel 2002, i cappelli creati per lei da Treacy diventeranno il soggetto di una stupenda mostra presso il London Design Museum, accompagnata inoltre dal volume When Philip met Isabella con foto e disegni che rappresentano la musa di Treacy mentre indossa alcune delle più eccentriche creazioni del designer. Tra le tante vanno ricordate il cappello creato per il funerale di Simon Fraser, cugino della Blow, realizzato con un centinaio di veli che avevano lo scopo di asciugare le lacrime, il cappello aragosta omaggio a Salvador Dalì, il cappello fagiano nel quale Treacy era riuscito a riprodurre il movimento delle piume di questo uccello e il “cappello parlante” che si muoveva ogni volta che Isabella parlava.
Treacy è solo uno dei tanti designer scoperti dalla Blow, tra gli altri vanno ricordati Julien MacDonald e Alexander McQueen. È la collezione che McQueen presenta nel 1992 allo show di fine anno del Central St Martins College di Londra a colpire la Blow, che finisce per non comprare il cappotto da £350 che il giovane designer tenta di venderle, ma per ordinare tutta la sua collezione per £5.000, pagate in rate settimanali da £100.

Per quattro anni dal 1993, Izzie, come la chiamano gli amici, collabora all’edizione britannica di Vogue, per poi ritornare prima al Sunday Times e in seguito a Tatler, e lavorare inoltre come consulente di firme prestigiose come la Swarovski e la Du Pont. A lei va il merito di aver reinventato la Swarovski mettendola in contatto con Alexander McQueen e Julien MacDonald. Nel 2004 la Blow compare anche nel film Le avventure acquatiche di Steve Zissou del regista Wes Anderson.
Mancheranno a molti le sue incredibili apparizioni ai fashion show di Londra, Milano, Parigi e New York, quando sedeva in prima fila abbigliata in modo stravagante: una volta arrivò in un abito ispirato a Giovanna d’Arco trascinandosi dietro una pesante catena. Amante della moda – un amore che le aveva trasmesso la nonna, Lady Vera Delves Broughton, fotografa ed esploratrice – la Blow dichiarò che non avrebbe mai disegnato una collezione tutta sua dal momento che si considerava un “arbiter” del gusto, e non una designer.

Senza un cappello in testa Izzie si sentiva incompleta, il cappello era un oggetto sensuale, indossato per sedurre ed essere sedotti, ma anche un modo per proteggere la testa, diceva, da quell’enorme e vampiresco aspirapolvere che è la moda, sempre pronto a succhiar via le idee di menti illuminate.
Chi ha conosciuto la Blow racconta che era una donna originale, divertente, simpatica e con una creatività senza limiti e un cuore d’oro. Nonostante le collaborazioni con designer divenuti di fama internazionale, la Blow infatti non è mai diventata ricca.
Anni fa, durante un’intervista con una giornalista del Guardian, la Blow dichiarò che, quando sarebbe morta, avrebbe lasciato al marito il suo cuore, mentre a Alexander McQueen – che ben conosceva l’amore della Blow per le sue creazioni – sarebbe andata la sua testa, così che, ogni mattina, al suo risveglio, lo stilista si sarebbe visto Isabella chiedergli insistentemente “Allora, dove sono i vestiti che mi hai promesso?”
Oltre alla sua immensa collezione di cappelli e al suo inconfondibile stile, la Blow lascia un insegnamento per tutti quelli che vogliono diventare critici e giornalisti di moda, scoprendo attraverso i loro articoli giovani designer di talento: nella vita bisogna essere creativi, originali e forse un po’ eccentrici, ma mai degli snob.


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Commenti

None lunedì, 18 giugno 2007

None

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n° 1
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