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Fashion low cost

a cura di Chiara Dal

21 novembre 2006

Zara ed H&M... ma non solo: un viaggio attraverso i migliori marchi della moda mondiale che propongono modelli di tendenza a prezzi accessibili

Basta con l’ “ansia da carta di credito”.
I prezzi delle collezioni dei grandi nomi sono altissimi per la maggior parte delle persone. Ecco il perché del boom delle grandi catene come Zara e H&M: modelli di tendenza a prezzi accessibili. Ma non solo.

Andiamo con ordine, da dove nasce Zara e chi è il proprietario di questo colosso della moda low cost, la cui inarrestabile crescita ha gettato nella crisi alcuni fra i suoi competitors come C&A e Mark & Spencer?
Il gruppo Inditex (Industrias de Diseño Textil Sociedad Anónima) è una delle più grandi società del mondo con sede in Galizia in Spagna (possiede oltre 100 aziende e sono suoi i marchi Zara, Kiddy's Class, Pull and Bear, Massimo Dutti, Bershka, Stradivarius, Oysho e Zara Home), è stata fondato da Amancio Ortega Gaona, imprenditore nel campo della moda e uomo più ricco di Spagna (23° nel mondo secondo la rivista Forbes).
Inditex, controllata per circa il 60% da Ortega, è quotata alla Borsa di Madrid dal 23 maggio 2001, in seguito a una offerta pubblica che ha ricevuto richieste boom. Il suo primo giorno di quotazione aveva un valore di 14,7 euro, oggi vale circa 31 euro.
Il gruppo conta 50mila dipendenti e la sede della Inditex è grande come 47 campi da calcio.
Zara è il nome di una catena internazionale di negozi specializzata nella vendita di abbigliamento a basso costo appartenente al gruppo spagnolo Inditex.
Ha la sua sede principale a La Coruña, dove nel 1975 si è aperto il primo negozio e conta 899 negozi in 62 paesi del mondo (dato maggio 2006).
Nel marzo del 2006 Zara ha superato le vendite di uno dei suoi maggiori competitors, la svedese Hennes & Mauritz il più grande rivenditore di abbigliamento a basso costo in Europa.

Ma perché tanto successo?
Ecco i motivi principali per cui Zara è diventata uno dei marchi più conosciuti e apprezzati.
1- Un ciclo produttivo breve
Zara, Pull&Bear, Massimo Dutti e gli altri marchi Inditex rispondono rapidamente alla domanda poiché contano su un processo di produzione in proprio.
È un caso unico fra i giganti del tessile, abituati a sub-appaltare la produzione ad altre società, all’economia sommersa o ai paesi asiatici con regolamentazioni sul lavoro non proprio all’avanguardia. Inditex, invece, sub-appalta solo l’incastro finale dei componenti a fabbriche indipendenti vicine alla sua sede di La Coruña in modo da ottenere il tutto just in time.
Zara è campione dell’innovazione con il suo modello commerciale personale: tutte le fasi del processo produttivo (creazione, produzione e distribuzione disegno, produzione, logistica distribuitiva e vendita tutte a controllo diretto) sono realizzate dal gruppo stesso, con sede a La Coruña (in Portogallo).
Di conseguenza, i tempi si accorciano, la flessibilità aumenta e Zara può esporre nuovi modelli in un lasso di tempo molto ridotto. A fronte dei circa nove mesi necessari all’industria dell’abbigliamento per far arrivare ai negozi una collezione, a Zara bastano due o tre settimane.
Questo significa niente stock e poco invenduto in caso di errore di tendenza.
Non più una collezione primavera-estate e una autunno-inverno, ma tante microcollezioni a passarsi il testimone nel corso dell'anno, infatti ogni negozio riceve consegne due volte la settimana e ad ogni consegna riceve dei nuovi modelli.
Dall’idea di un nuovo articolo alla sua presenza sul punto vendita trascorrono dieci, quindici giorni. Nessun competitore è lontanamente in grado di avvicinarsi a questa velocità di risposta.
2- Le stesse collezioni in tutto il mondo
«Le frontiere non impediscono la condivisione della cultura della moda»: propongono le stesse collezioni in tutti i paesi: un particolare sorprendente, considerando che il marchio è presente in ventidue paesi e intende approdare a breve anche a Dubai e in Kuwait.
3- Assenza di campagne pubblicitarie
Altro segno distintivo: il “no marketing”.
Le grandi firme della moda spendono in media il 3,5 % del loro giro d’affari per le campagne di comunicazione, mentre Inditex si accontenta dello 0,3 %.
Agli antipodi di Benetton, Inditex non ricorre alla pubblicità giocando sul passaparola e sulla ricercata riconoscibilità dei suoi punti vendita.
Con decine di migliaia di articoli disegnati ogni anno, con un time to market così breve il tradizionale advertising è impossibile, ma anche inutile: non serve fotografare il prodotto, presentarlo sulle riviste di moda, ma serve raccogliere in tempo reale le evoluzioni dei gusti dei consumatori per come si manifestano sul punto vendita e servono stilisti capaci di fare ‘cool hunting’, capaci di scovare precocemente i trend e di tradurli rapidamente in scelta dei tessuti ed in disegno.
4- Continuo aggiornamento
Il gusto si evolve di giorno in giorno, le tendenze sono frutto del genio dei grandi stilisti, ma anche di comportamenti emergenti dal basso, frutto dell’inventiva di chi gli abiti li indossa.
Le presentazioni semestrali delle collezioni, il riassortimento stagionale dei negozi appaiono tardivi a chi interpreta la moda come un gioco, e si diverte a cambiare di frequente il proprio look.
Zara risponde a questa domanda con articoli nuovi ogni settimana.
4- E se domani non c’è più la taglia?!
Per i clienti si innesca il meccanismo della desiderabilità di un bene "scarso".
Non sapendo se un certo capo sarà ancora presente in negozio la settimana successiva si è più propensi ad accaparrarselo (trasformando l'acquisto di abbigliamento in un acquisto d'impulso).
Il segreto di Zara e il suo grande contributo alla cultura contemporanea è che bisogna approfittare subito delle opportunità, domani il capo d’abbigliamento sarà introvabile.
5- Efficienza nei negozi
Chi entra nei megastore spagnoli trova taglie e colori, ottima vestibilità degli indumenti con cartellini dai prezzi tradotti in tutte le valute. L’abbondanza di commesse per evitare code alle casse e la possibilità di provare senza problemi molti abiti nei camerini, rendono ancor più piacevole l’operazione acquisti.

Altre catene del gruppo Inditex
Il gruppo spagnolo Inditex, che detiene l'ormai celeberrimo marchio spagnolo (ma anche Massimo Dutti, Bershka, Pull&Bear, Stradivarius) va all'attacco nel mondo anche con Oysho, linea di biancheria intima e di oggetti per la casa.
L'universo Oysho si rivolge a ragazze e giovani donne, proponendo capi di biancheria intima in colori pastello di tulle e cotone, biancheria sportiva e comoda, completini raffinati e impreziositi da ricami e inserti in raso.
«Night In», un'intera collezione dedicata alla pigiameria con accostamenti insoliti, pantaloncini di tela a righine e canottiere rosa smoking, babydoll delicati e sfiziosi, pigiami e intimo di Snoopy e Mafalda.
Oysho è nato in Spagna e Portogallo nel 2001 quando ha aperto i primi dieci store. la filosofia era la stessa di Zara: prezzi bassi, buona qualità, linee rinnovate quasi completamente ogni stagione.
L’apertura di Massimo Dutti è un altro importante colpo messo a segno dal gruppo Inditex in Italia.
Bei prodotti, materiali ricercati e cura per i dettagli, pavimenti in marmo, mobili in legno pregiato, poltrone in pelle: il negozio Massimo Dutti sfoggia un look moderno, elegante e lussuoso che sorprende.
D’altra parte, è noto che il gruppo Inditex non investe in pubblicità, ma nel concept e nell’allestimento dei suoi punti vendita.

Passiamo ora ad un altro dei più grandi marchi d’abbigliamento low cost degli ultimi anni, H&M.
Hennes & Mauritz AB (operante come H&M), è un'azienda di abbigliamento svedese nota per i suoi prodotti economici e alla moda. L'azienda fu fondata a Västerås nel 1947 da Erling Persson e vendeva solo abiti femminili e si chiamava Hennes (in svedese di Lei). Nel 1968 Persson acquisì un negozio di Stoccolma, chiamato Mauritz Widforss, che vendeva abiti maschili e che fece espandere il giro di affari dell'azienda anche in questo campo. Rinominata Hennes & Mauritz, poi abbreviata H&M, l'azienda ebbe successo e aprì huovi negozi. Oggi l'azienda ha oltre 1900 punti vendita in 22 paesi e più di 50,000 dipendenti. Un grande investitore dell'azienda è la Chiesa di Svezia.
I prezzi dei prodotti H&M sono davvero bassi : il motivo di questa convenienza deriva dal fatto che sono realizzati in paesi in cui la manodopera costa pochissimo come il Bangladesh, Thailandia, Cina..
L'atmosfera che si respira in questi grandi negozi è molto positiva e caratterizzata dalla rigida efficienza scandinava.
Caratteristica della catena svedese sono le collaborazioni con importanti nomi della moda internazionale: da Lagerfeld a Stella McCartney.
La catena di abbigliamento - che fa dello slogan «assortimento continuo» la sua bandiera, nel 2004 ha ingaggiato lo stilista Karl Lagerfeld per dare un tocco di classe alle sue linee di abbigliamento femminile : la collezione H&M griffata Karl Lagerfeld fu messa in commercio nel mese di novembre 2004, producendo un incremento delle vendite pari al 24%.
Dopo lo stilista Lagerfeld, Hennes e Mauritz si sono rivolti ad una stilista donna, Stella McCartney che, con il suo stile fresco e moderatamente sexy, unito all'attitudine sportiva ma chic, hanno convinto la casa scandinava a puntare su di lei.
La figlia dell'ex cantante dei Beatles sostituisce l'illustre collega Karl Lagerfeld, che ha collaborato con case di moda del calibro di Chloe, Fendi e Chanel, subentrandogli con il suo stile sexy e al passo con le nuove tendenze.
"Con questa collezione ho voluto avvicinarmi ad un pubblico più ampio per dare a tutti la possibilità di conoscere meglio me e le mie creazioni" ha dichiarato la stilista.
Nel 2005 H&M ha collaborato anche con Elio Fiorucci per la creazione di costumi da bagno e accessori mare.

Vediamo quali sono i punti di forza di questo impero svedese:
Grandi megastore, prezzi competitivi, uno stile fresco e moderno: questi i cavalli di battaglia della catena d'abbigliamento svedese H&M.
1- Prezzi accessibili a tutti
Abiti semplici e moderni che hanno un prezzo accessibile anche a chi non può permettersi uno stile griffato e che attirano l'attenzione di personaggi dello spettacolo grazie al taglio giovane e frizzante.
2- Rinnovamento continuo
La catena d'abbigliamento di Hennes & Mauritz ha costruito le sue fortune non solo su una politica di prezzi competitivi ma anche su un catalogo in continuo rinnovamento, che copre pressoché tutte le esigenze e gli stili, dal classico allo street, con una decisa preferenza per le mode che piacciono ai teenager.
3- Possibilità di coordinare gli abiti con gli accessori
Le fashion addicted possono coordinare i capi acquistati con borse, bigiotteria, foulard e tanto altro, il tutto spendendo molto poco se si pensa agli standard dell'Italia, il paese delle grandi case di moda che forse un po' tremano pensando a questo ciclone svedese con alte rappresentanze e appassionati anche tra i personaggi famosi che si concedono di comperare in un megastore low cost snobbando per una volta la griffe.

Il ciclone scandinavo porterà allora crisi nel settore delle griffe? Forse no, ma questo dimostra l'esistenza di una concorrenza in continua crescita nei confronti delle maison vecchio stile ed un estesa presa di posizione di questo genere di tattiche commerciali, tra le quali rientrano anche le catene d'abbigliamento spagnole di Inditex.


Non solo Zara e H&M, le nostre città e i nostri centri commerciali sono pieni di negozi low cost, eccone alcuni.
Extyn è un marchio lanciato dalla società Distribuzione Moda Zab, opera nella produzione di abbigliamento da oltre 20 anni e commercializza e distribuisce un prodotto giovane e di tendenza.
Utilizza un sistema innovativo di total look monomarca che si rivolge a una consumatrice tra i 18 e i 35 anni, spigliata e dinamica, aperta alle novità.
Extyn propone un pronto moda vivace e flessibile; l'offerta comprende una gamma completa di proposte che vanno dall'abbigliamento agli accessori (calzature, borse, cinture, orologi, articoli mare, profumi e intimo).


Dopo Terranova, è nata Calliope, nuova linea d’abbigliamento del gruppo Teddy.
La linea, che si rivolge a uomini e donne tra i 20 e i 50 anni ed è dedicata esclusivamente alla maglieria, manterrà le caratteristiche che hanno decretato il successo di Teddy, ovvero ottimo rapporto qualità/prezzo, velocità distributiva e politica di espansione aggressiva.


Un’altra insidia per il sistema fashion italiano porta il nome di Mango, un altro megastore spagnolo.
Un gruppo che è presente in 70 Paesi con circa 700 negozi che in tutto il mondo seguono la filosofia dei flash e dei continui ricambi di collezioni.
La logica di business proposta da tutte queste catene d'abbigliamento è per lo più la stessa: prezzi bassi (soprattutto se paragonati alla media dei negozi di abbigliamento italiani), articoli sempre freschi, con tempi di produzione rapidi, in linea con le ultime tendenze.
Ed è grazie a questa ricetta che i loro punti vendita in tutto il mondo sono letteralmente presi d'assalto.


Pimkie è una catena di abbigliamento giovane attiva ormai dagli anni 70, ma che da solo da qualche anno è presente in Italia. Marchio francese che copre quasi ogni settore: dall'abbigliamento, alla lingerie, agli accessori, alla cosmetica fino alle calzature. All'interno dei negozi è possibile trovare diverse collezioni per uno stile giovane e alla moda. Linee basic e casual per la vita di tutti i giorni e capi di ispirazione urban e sofisticata fino ad arrivare alla mise da party o disco. Insomma, di tutto un po' per ragazze al di sotto dei 30 e a prezzi tutto sommato contenuti.


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Commenti dal 4 al 8
(8)

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sel81 mercoledì, 27 dicembre 2006

Beata ignoranza

Sono sconvolta dalla tua ignoranza Je.pilly_87.
1)Mi puoi spiegare che cosa significa la frase "principi irrealizzabili di OMERTA' verso i poverelli"? Omertà?! ma hai una vaga idea del significato di questa parola?! sai che la frase che hai scritto non vuol dire assolutamente nulla?
2) Comunisti e filantropi incalliti: sarò ripetitiva...ma riesci ad usare le parole nel modo giusto? Ma parli per luoghi comuni ripetendo frasi e slogan sentite qua e là o hai una minima cognizione di causa? Potevi anche scrivere che i comunisti mangiano i bambini e avevamo davvero raggiunto l'apice...
3)Se fossi in te eviterei di dare spigazioni troppo semplicistiche di problemi che nemmeno i governi riescono a risolvere. stai parlando di modelli economici, di capitalismo, di tutela del lavoro e la storiella del capitalista che deve guadagnare e sfrutta i paesi in via di sviluppo "perchè meglio 2 dollari al giorno che niente" è la storiella che si raccontano quelli che di economia e politica non ne capiscono niente ...forse è meglio che ti rimetti sui libri, che leggi un giornale ogni tanto ed eviti di dire bnalità e ovvietà qualunquiste. ti assicuro che ti risparmieresti un sacco di figuracce.
Per fortuna al mondo non ci sono solo persone ignoranti che la pensano come te...Chiedo solo una cosa...la prossima volta meglio se taci perchè leggere quello che hai scritto è un insulto all'intelligenza delle persone.

n° 8
littlehellen giovedì, 1 febbraio 2007

Vergogna... ma vergognati TU!!!

hai ragione Sel!!
questo è x la ragazza ke ci ha stupite x i suoi discorsi montati...
Studio scienze politiche.. e credimi, leggendo il tuo commento mi viene da ridere per non piangere??? ma come stai??? ti sei resa conto ke la storiella pseudo-politica ke hai messo in piedi non regge??
e comunque si dice filantropo colui che ama gli altri esseri umani... quindi è totalmente in contraddizione con quello ke hai scritto!!! e poi omertà significa restare ostinatamente in silenzio x difendere qualcuno ke ha commesso dei reati.. e mi spieghi cosa c'entra cn tutto quel ke dici??? ascolta, prima di sparare str***ate a caso, leggiti un buon dizionario!!! E STUDIA!!!

liumingzhu lunedì, 2 agosto 2010

R: Vergogna... ma vergognati TU!!!

Communist and avid philanthropists: repetitive ... but I am unable to use the words in the right way? But to speak platitudes and slogans repeating phrases heard here and there or have a minimum knowledge of the facts? You could also write that the communists eat children and we really reached the pinnacle ... chanel

claudia mercoledì, 29 novembre 2006

zara dennyrose

sapete che la denny rose copiA ZARA??E' una delusione pazzesca!la denny rose costa il triplo di zara!ci hanno solo fergato un sacco di soldi..

n° 7
Romanticpulp82 venerdì, 24 novembre 2006

Vergogna

Judy hai assolutamente ragione!!
Quante odio le ragazzine che si interessano solo a loro, ai vestiti e al trucco e se ne fottono della povera gente che muore di fame e viene sfruttata impunemente. BASTA INDIVIDUALISMO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

n° 6
Judy giovedì, 23 novembre 2006

Vergogna vergogna vergogna

Vergogna ad esaltare queste marche... come il gruppo inditex!
Sfruttano la mano d'opera del Bangladesh a basso costo. 10 € al mese per quella povera gente! Ne contratto di Lavoro, ne assistenza sanitaria! Sto gruppo si è arricchito grazie ai Paesi che soffrono la fame. Magari se va a fuoco una fabbrica i poveri lavoratori non vengono nemmeno risarciti. Anzi già è successo! Nn lavori un giorno? Nn vieni pagato!
VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA!!!

n° 5
lorena giovedì, 23 novembre 2006

Re: Vergogna vergogna vergogna

> Vergogna ad esaltare queste marche... come il
> gruppo inditex!
> Sfruttano la mano d'opera del Bangladesh a basso
> costo. 10 € al mese per quella povera gente! Ne
> contratto di Lavoro, ne assistenza sanitaria! Sto
> gruppo si è arricchito grazie ai Paesi che soffrono
> la fame. Magari se va a fuoco una fabbrica i poveri
> lavoratori non vengono nemmeno risarciti. Anzi già
> è successo! Nn lavori un giorno? Nn vieni pagato!
> VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA!!!

Ciao,anche io faccio attenzione a quello che compro,quando ero andata da H&M avevo visto la scritta made in Bangladesh e mi era sorto il dubbio.Tu hai fatto una ricerca a riguardo,sei sicura che non abbiano un progetto di tutela del lavoro?hai per caso controllato sulla guida al consumo critico?Oppure lo hai dato x scontato ,dato la provenienza dei capi?please fammi sapere non voglio rimorsi sulla coscienza.
Grazie

maurizio domenica, 1 agosto 2010

massimo dutti prodice in proprio?

lavoro da massimo dutti e vi garantisco che nulla è prodotto in spagna. hanno fornitori in tutte le aree depresse del mondo dalla bolivia all'est europa al sud est asiatico. la qualità è pessima le giacche di pelle si rompono sempre, le polo si rimpiccioliscono al primo lavaggio ed i maglioni idem. ha una linea banale e scontata. sempre. non capisco cosa ci trovino le persone di tanto interessante....

Je.pilly_87 martedì, 5 dicembre 2006

Re: Vergogna vergogna vergogna.....Mio dio che pal

>> Vergogna ad esaltare queste marche... come il
>> gruppo inditex!
>> Sfruttano la mano d'opera del Bangladesh a basso
>> costo. 10 € al mese per quella povera gente! Ne
>> contratto di Lavoro, ne assistenza sanitaria! Sto
>> gruppo si è arricchito grazie ai Paesi che
>soffrono
>> la fame. Magari se va a fuoco una fabbrica i
>poveri
>> lavoratori non vengono nemmeno risarciti. Anzi già
>> è successo! Nn lavori un giorno? Nn vieni pagato!
>> VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA!!!
>
>Ciao,anche io faccio attenzione a quello che
>compro,quando ero andata da H&M avevo visto la
>scritta made in Bangladesh e mi era sorto il
>dubbio.Tu hai fatto una ricerca a riguardo,sei
>sicura che non abbiano un progetto di tutela del
>lavoro?hai per caso controllato sulla guida al
>consumo critico?Oppure lo hai dato x scontato ,dato
>la provenienza dei capi?please fammi sapere non
>voglio rimorsi sulla coscienza.
>Grazie

quelli come voi mi fanno girare il cazzo oh....madonna
1.tutti e dico tutti,anche armani tipo fa far le cose nei paesi tipo bangladesh..sai che vergogna...trovami un articolo di qualsiasi marca,provenienza etc che sia prodotto nei paesi sviluppati...pochi!
2.'Ste industrie danno solo lavoro a 'sti poveri disgraziati morti di fame che sennò sarebbero messi ancora peggio!Care le mie lorena e judy "vergogna vergogna" ditemi...meglio un lavoro malpagato e da sfruttatori capitalisti o non lavorare per nulla?ma dai svegliatevi..
3."non voglio avere la coscienza sporca"....ma...ma che diavolo scrivi!?ma voi siete quella fetta di popolo idiota e utopistico che crede davvero che se non compra un capo prodotto da operai sfruttati qlcs potrà cambiare..bah...secondo te al povero bengalese che rilega palloni da calcio della nike gli cambia qlcs se tu nn compri il pallone in italia?no
4.Se si vuole puntare il dito sulla solita storia dello schiavismo capitalista sai che novità...che luogo comune da comunisti e filantropi incalliti mio dio..vedila nell'ottica loro..se hai una fabbrica e vuoi guadagnare che fai?cerchi di far produrre la merce a meno possibile..e che gli sfruttati lavorino 15 ore al dì per 2 dollari a te impresario che cazzo te ne frega...in quei paesi sottosviluppati..anzi scusate.."in via di sviluppo"..perchè ci provano..non ci saranno mai robe tipo sindacati o controlli sulla legittimità del lavoro etc..è già tanto che possono ambire a un lavoro di merda in una fabbrica dei paesi ricchi..e finiamola cazzo con 'sti principi irrealizzabili di omertà verso i "poverelli"...è così punto e stop..noi godiamoci il nostro benessere e tanti saluti.

diabolikann mercoledì, 12 settembre 2007

mamma mia!!

>>> Vergogna ad esaltare queste marche... come il
>>> gruppo inditex!
>>> Sfruttano la mano d'opera del Bangladesh a basso
>>> costo. 10 € al mese per quella povera gente! Ne
>>> contratto di Lavoro, ne assistenza sanitaria! Sto
>>> gruppo si è arricchito grazie ai Paesi che
>>soffrono
>>> la fame. Magari se va a fuoco una fabbrica i
>>poveri
>>> lavoratori non vengono nemmeno risarciti. Anzi
>già
>>> è successo! Nn lavori un giorno? Nn vieni pagato!
>>> VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA!!!
>>
>>Ciao,anche io faccio attenzione a quello che
>>compro,quando ero andata da H&M avevo visto la
>>scritta made in Bangladesh e mi era sorto il
>>dubbio.Tu hai fatto una ricerca a riguardo,sei
>>sicura che non abbiano un progetto di tutela del
>>lavoro?hai per caso controllato sulla guida al
>>consumo critico?Oppure lo hai dato x scontato ,dato
>>la provenienza dei capi?please fammi sapere non
>>voglio rimorsi sulla coscienza.
>>Grazie
>
>quelli come voi mi fanno girare il cazzo
>oh....madonna
>1.tutti e dico tutti,anche armani tipo fa far le
>cose nei paesi tipo bangladesh..sai che
>vergogna...trovami un articolo di qualsiasi
>marca,provenienza etc che sia prodotto nei paesi
>sviluppati...pochi!
>2.'Ste industrie danno solo lavoro a 'sti poveri
>disgraziati morti di fame che sennò sarebbero messi
>ancora peggio!Care le mie lorena e judy "vergogna
>vergogna" ditemi...meglio un lavoro malpagato e da
>sfruttatori capitalisti o non lavorare per nulla?ma
>dai svegliatevi..
>3."non voglio avere la coscienza sporca"....ma...ma
>che diavolo scrivi!?ma voi siete quella fetta di
>popolo idiota e utopistico che crede davvero che se
>non compra un capo prodotto da operai sfruttati
>qlcs potrà cambiare..bah...secondo te al povero
>bengalese che rilega palloni da calcio della nike
>gli cambia qlcs se tu nn compri il pallone in
>italia?no
>4.Se si vuole puntare il dito sulla solita storia
>dello schiavismo capitalista sai che novità...che
>luogo comune da comunisti e filantropi incalliti
>mio dio..vedila nell'ottica loro..se hai una
>fabbrica e vuoi guadagnare che fai?cerchi di far
>produrre la merce a meno possibile..e che gli
>sfruttati lavorino 15 ore al dì per 2 dollari a te
>impresario che cazzo te ne frega...in quei paesi
>sottosviluppati..anzi scusate.."in via di
>sviluppo"..perchè ci provano..non ci saranno mai
>robe tipo sindacati o controlli sulla legittimità
>del lavoro etc..è già tanto che possono ambire a un
>lavoro di merda in una fabbrica dei paesi ricchi..e
>finiamola cazzo con 'sti principi irrealizzabili di
>omertà verso i "poverelli"...è così punto e
>stop..noi godiamoci il nostro benessere e tanti
>saluti.
>

ok, va bene,
ci siamo sul fatto ke la società funziona in un certo modo, il primo ke riesce a fottere l'altro vince etc... ma cavolo, dico io, in una discussione nella quale ci si sta per un attimo preoccupando di fare la cosa giusta, per una volta (perchè guarda che per fare quella sbagliata io credo che nn ci sia bisogno del tuo aiuto!!) tu consigli di "svegliarci", istighi al menefreghismo??!è assurdo che una ragazza (e dal modo in cui scrivi direi che nn avrai più di 20 anni) sia così priva di... come dire... SPERANZA.
è grave e mi dispiace molto per te.
io nn sono sicura di riuscire a cambiare qualcosa, ma sono sicura che sia giusto provarci. devo viverci anch'io su questo pianeta e nn ho intenzione di aspettare il "miracolo" perchè le cose migliorino... e poi, se vogliamo fare discorsi più grossi... beh, migliorarsi è la ragione per la quale esistiamo.

un abbraccio.
anna

anny mercoledì, 22 novembre 2006

no, ma siete sicuri?

Punto primo, zara non è sto gran che, poi H&M, vi prego!!!!Le cose delle bancarelle dei cinesi al mercato (senza nulla togliere ai cinesi, per l'amor del cielo) sono fatte mooolto meglio!Senza contare il gusto, ma lì...è discutibile...cmq se spendo soldi per una maglietta vorrei che sia mettibile e magari pure lavabile più di una volta...( eio aggiungerei anche guardabile! H&M non si può guardare...orrore! ma de gustibus non disputandum est..)
Punto secondo,sta cosa che ti "inducono" all'acquisto veloce mi sa tanto di "ti frego prima che tu te ne accorga"...poi se vi sembra il caso di fare pubblicità, il mondo è un posto libero...

n° 4
titty giovedì, 1 febbraio 2007

alcuni lo sono

Sai, hai ragione... le magliette nei negozi + "tradizionali" sono decisamente migliori, sia x qualità ke x aspetto... però non tutti si possono permettere di spendere 23 € (minimo) x una misera canottierina, un pezzetto di stoffa con 2 piccole cuciture! insomma, questi negozi soddisfano la voglia di shopping che colpisce ahimè molte donne senza che queste finiscano in rovina, e comunque costituiscono una reale possibilità per chi un certo lusso non se lo può permettere..

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