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Make up di Carnevale: i consigli del make up artist

Il make up artist Ennio Orsini ci descrive passo passo come ha realizzato un particolarissimo make up di Carnevale ispirato alla maschera tradizionale di Arlecchino

A cura di Antonella Marchisella


Accantonate le festività Natalizie, proponiamo alle nostre teen agers le inedite nuances cangianti del Carnevale in arrivo! E lo facciamo con la consulenza di Ennio Orsini, Estreme Make-up artist, che ci illustrerà come realizzare una delle maschere più rappresentative, quella di Arlecchino, con almeno 19 secoli di vita.


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Curata nei minimi dettagli, la maschera è stata personificata con un trucco eseguito sul volto di una modella. Dalle parole di Ennio Orsini: "C’è un giorno dell’anno in cui per alcuni il truccatore diventa un misterioso protagonista, questo giorno è il Carnevale. Un qualsiasi costume carnevalesco non sarebbe mai completo se mancasse un adeguato trucco del viso a perfezionare il travestimento. Ed ecco che, spinti da una voglia matta di distinguersi tra gli altri, i più anticonformisti si avvalgono di truccatori o estetisti pur di raggiungere l’effetto voluto.


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Per quei pochi che hanno ancora voglia di scherzare, oggi purtroppo il Carnevale è quasi esclusivamente questo, ossia un apparire travestiti, in discoteche o al massimo in giro per il centro del paese. Volendo invece riflettere sul Carnevale Sulmonese, non potremmo fare a meno di pensare alle sfilate dei numerosi carri allegorici o a quei “simpatici” ragazzini che puntualmente ci fanno ritrovare immersi in una nuvola di schiuma da barba! Eppure pare che le origini di questa festa siano delle più simboliche e religiose, i popoli più antichi e progrediti usavano celebrare l’inizio dell’anno proprio con feste che augurassero buoni auspici, ed il Carnevale era tra queste, l’etimologia stessa della parola suggerisce in ogni tipo d’interpretazione il concetto, materiale o figurato, della carne. Insomma tralasciando la storia di questa festa posso affrontare l’argomento nella maniera che più mi compete, e cioè dal punto di vista del trucco.


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Dovendo scrivere qualcosa su una questione così squisitamente mia, ho avuto veramente l’imbarazzo della scelta, ma alla fine ho deciso di incentrare quest’articolo su una delle maschere più rappresentative ed antiche che il Carnevale comprende. La maschera è quella d’Arlecchino. Sembra, infatti, che Arlecchino abbia almeno 19 secoli di vita e la sua origine è stata a lungo contesa dagli studiosi, chi lo vuole nato nell’antica Roma dal centunculus latino, chi a Parigi come Hellequinus o poi come l’Alichino di Dante; quel che è certo è che nel Medio Evo esisteva ed in esso dobbiamo vedere l’embrione della più famosa maschera italiana.


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La caratteristica più rappresentativa di Arlecchino è ovviamente il suo abito multicolore. I piccoli pezzettini di stoffa che compongono il suo vestito, fecero sì che la maschera si adattasse a coloro che cambiano facilmente pensiero politico o che, osservati da vari lati, presentano diverse apparenze. E’ ovvio che dovendo rappresentare in un tempo in cui tutto è prevedibile, questa così famosa maschera, ho sentito la necessità di stravolgere totalmente le classiche regole necessarie alla realizzazione di un “costume” da Arlecchino. Infatti, ispirato dai centunculus Romani (70 a.c.) antenati dei mimi, ed avendo l’esigenza di evidenziare quanto importante sia la funzione di un trucco carnevalesco, ho scelto di personificare Arlecchino solamente con un trucco eseguito sul viso di una ragazza.


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Il primo problema dunque era quello di azzerare tutti gli altri elementi, ad eccezione del viso. Per fare questo ho fatto indossare a Silvia (la modella), una maglietta stretta, bianca ed a collo alto. Il soggetto poi è stato posto davanti un fondale bianco illuminato sapientemente. Il tutto ha così generato un effetto fluttuante della maschera!

Nell’esecuzione del trucco la prima cosa è stata quella di tracciare i contorni della mascherina nera e della bocca rossa, successivamente è stato tracciato su tutto il cranio un complesso reticolato, il quale è stato poi riempito in ogni cella con dei colori molto grassi, seguendo un ordine cromatico derivato dallo spettro luminoso, quindi prima il blu poi il verde, il giallo il rosso ed infine il bianco. Ad operazione finita ho riempito: la mascherina di nero tralasciando solo la zona perioculare, e la bocca con un rosso molto acceso.



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Successivamente, scurendo la griglia per esaltare la brillantezza dei colori, ho rifinito la bocca con un lucido ed ho applicato su ogni colore della maschera il relativo glitter (lustrini), creando un effetto finale di grande impatto. Tempo trascorso dall’inizio dei lavori: tre ore e quarantacinque minuti! Operatori impegnati: quattro, me incluso!


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C’è chi sostiene che il Carnevale è morto da parecchio tempo ed ormai non si festeggia altro che il suo fantasma. Forse per alcuni il Carnevale è diventato solo un pretesto per prendersi appena qualche ora di libertà dal lavoro, e giacché la nostra Italia è tutta una vacanza, forzata o meno, può darsi sia questo il motivo per il quale non è stato ancora definitivamente cancellato dalla nostra vita e dal nostro vocabolario attuale. Per quello che mi riguarda il Carnevale riesce ancora a farmi sognare, in questo giorno mi sento protagonista, questo grazie al mio lavoro, un lavoro che non cambierei mai".

gpt