Speed Racer
2300 effetti speciali per i creatori di "Matrix" che tornano con un action movie ad altissima velocità, con Emile Hirsch e Christina Ricci nel cast
Corse all'ultimo
sangue nell'atteso Speed
Racer, blockbuster amatissimo
da tutti i fan delle corse
automobilistiche, qui futuristiche e molto
sleali. Mai come in un film del genere
le cifre pesano, e non poco:
bolidi a 630 km/h, 2.300
effetti speciali messi in atto (là dove il
primo "Matrix", anche quello partorito dalle menti dei fratelli
Wachowski, ne aveva circa 400).
Emile Hirsch passa dal cinema impegnato e d'autore di altissimo livello (l' "Into the wild" di Sean Penn che ha fatto sognare spettatori di mezzo mondo, dove interpretava l'instancabile viaggiatore Supertramp) ad un action movie che punta tutto sulla potenza dell'impatto visivo. Colori e forme si agitano e si mescolano, fino a trionfare nelle adrenaliniche sequenze delle gare o in quelle illustrative della prestigiosa Royalton Industries, troppo simile alla meravigliosa "fabbrica di cioccolato" riportata sul grande schermo dal geniale Tim Burton, ma più fredda e inquietante.
"Abbiamo preso lo skyline di una città moderna e caotica come Shangai o Hong Kong e lo abbiamo applicato al modello multinazionale e industriale", spiega lo scenografo Owen Paterson, alle prese con una "fusione di era retro-futuristica, una realtà parallela in cui ottimismo e stile anni '60 vengono contrapposti all'iper-competitività e alla tecnologia del futuro".

Fra battute molto cool (se sentite "da paura" o "santa polpetta" non preoccupatevi) e denunce velate agli sponsor e alle grandi major fomentatrici di intrighi e false promesse ("A casa nostra i grandi sponsor sono quasi come il diavolo"), si sviluppa la storia della famiglia Racer, fatta da papà Flinstone John Goodman, la mamma apprensiva Susan Sarandon e da un'irresistibile piccola canaglia, Spritle, (fratellino minore subentrato alla scomparsa del fratello maggiore Ray) accompagnato da un'immancabile e irresistibile scimmietta, Chim-Chim.
Se da un lato c'è chi crede che "ciò che vale è il potere, con il denaro e la sua forza inoppugnabile", dall'altra troviamo una famiglia che conserva i suoi valori tradizionali, si unisce nei momenti di difficoltà e si lancia in scatenate avventure, ma anche in lotte aperte contro le corse truccate. Perché per il protagonista, il cui nome dà il titolo al film, "le corse non sono solo uno sport, ma uno stile di vita".
Se ad interpretare il misterioso Racer X c'è Matthew Fox (sì, avete capito bene, si tratta del Dr. Jack Shepard dell'acclamatio serial "Lost"), a bordo di una delle coloratissime automobili troviamo anche Mercoledì, pardon, Christina Ricci (il riferimento a "La famiglia Addams", malgrado lei nel frattempo sia cresciuta, abbia interpretato svariati altri ruoli etc., è però sempre inevitabile!), qui nel ruolo di Trixie, ragazza persa d'amore per l'intrepido e incorruttibile Speed Racer.

Riuscirà il nostro eroe senza
macchia e senza paura (forse) a salvare
l'azienda di famiglia e vincere il
rally cross-country più pericoloso
di tutti i tempi, chiamato non a caso "La
croce"?
Niente paura per i vostri beniamini, comunque, ogni acrobazia aerea e
scena d'azione è stata
riprodotta digitalmente attraverso la tecnologia
CGI, una scelta dettata, più che da questioni cinefile, da
responsabilità e buon senso:
"Considerando lo stile delle macchine e i
forti impatti e urti che volevamo ottenere, era molto più sensato usare
il digitale", secondo i realizzatori.
Basato sulla serie d'animazione di Yoshida, il film si pone quindi
nella categoria di puro
intrattenimento. E' un po' incongruo,
discontinuo, povero di pathos e originale fino a
un certo punto, ma
appassionerà senz'altro tutti coloro che amano misurarsi con velocità
supersoniche.





