"Nelle tue mani": passioni primordiali
E' appena uscito nelle sale l'ultimo film di Peter Del Monte, da cui ci facciamo raccontare le difficoltà nel firmare una storia così complessa, per di più autoprodotta.
"Questo è un
film autoprodotto e autogestito, così fuori moda
da non essere
spalleggiato né dalla tv nel dal ministero. D'altronde siamo
la Teodora, noi ci divertiamo così". Queste le parole, forti
e coraggiose, che introducono la visione del nuovo
film distribuito
dalla Teodora, a cui va il merito di aver
portato nelle sale piccoli
gioielli di cinematografia internazionale, come i recenti "Angel"
di Ozon e "Irina Palm" di Garbarski.
Stavolta è il turno di "Nelle tue mani", dramma esistenziale/sentimentale scritto e diretto di Peter Del Monte, che schiera la coppia ossimorica Kasia Smutniak (Mavi) – Marco Foschi (Teo). Lei interpreta una sorta di Medea impazzita, pronta a infrangere regole e convenzioni sociali in nome di un amore malato, morboso e viscerale. Lui, al contrario, è un uomo destinato a sostenerla, irritante nella sua perenne calma e regolarità. Da una parte un astrofisico rigoroso e diligente, dall'altra una donna fragile che ha "paura dell'ignoto", perché nella vita "uno fa tanti calcoli, ma poi qualcosa sfugge sempre".
Siamo di fronte alla riproposizione delle famose due facce della stessa medaglia, caos e ordine, un incontro-scontro fra due opposti che, come lo stesso regista ci tiene a sottolineare, ha il sapore di un viaggio lontano: "Per Teo, bisognoso di piccole certezze, l'impatto con Mavi è un po' il suo "Into the wild". Come si dice in quel bellissimo film di Sean Penn, se c'è la possibilità che la ragione governi totalmente la vita, allora non c'è possibilità di vita. Lei rappresenta il caos che ci spaventa tutti e che però fa parte del cosmo e del mistero su cui Teo, per lavoro, indaga".
I due s'incontrano per caso, galeotto fu l'incidente stradale (proprio come abbiamo recentemente visto in "Parlami d'amore" di Muccino junior), la scintilla scocca in treno e si stabilizza in una casa con una figlia insieme. Eppure, ad incrinare un quadretto familiare apparentemente così felice, basta il sospetto di un tradimento. Ed ecco che la grandiosa figura di Mavi, personaggio femminile intenso come pochi negli ultimi anni di cinema italiano, si sgretola lentamente, fino ad un crollo morale e psicologico esasperato.
"Ho una fascinazione per i personaggi femminili inquieti, disturbati, fa parte delle mie cattive inclinazioni. Mi dà fastidio come il cinema italiano rappresenta il femminile: nella migliore delle ipotesi viene idealizzato con atteggiamento adolescenziale, mentre io credo che le donne vadano guardate per quello che sono, luci e ombre" confessa il regista, rifiutandosi di definire il suo film perché "s'inserisce nel non classificabile, io amo il cinema astratto. La scelta di musiche è stata fatta in base al proposito di aiutare a svelare la natura intima e indefinita del film, a navigare nelle sue acque cangianti".
Proprio come sempre mutevoli sono le anime dei suoi personaggi, i loro dubbi, le loro paure, raccontate in un film che non disdegna di parlare di maternità, in un modo che ha anch'esso del particolare: "Galimberti invita spesso a considerare la maternità non come approdo rassicurante, ma come portatrice di una zona d'ombra latente, che priva di controlli può deflagrare".

Un film che prende allo stomaco e non si lascia dimenticare facilmente, grazie anche alla centralità di un personaggio femminile selvaggio e imprevedibile, perfettamente reso dal talento della Smutniak che qui si dona senza riserve, fino ad una scena di nudo integrale a seguito di un denudarsi progressivo per strada (alla "Cuore sacro" di Ozpetek), metafora dell'abbandono più eclatante di ogni singola certezza. Della serie "siamo polvere, ma polvere innamorata".





