Intervista a Valentina Carnelutti
Una delle migliori attrici del panorama italiano con "Sfiorarsi" firma la sua prima sceneggiatura, recitando a fianco di Angelo Orlando in una storia di amore delicata e quotidiana
Lei attrice, lui
fotografo. Entrambi senza
una relazione stabile,
entrambi alla ricerca del grande
amore. Invece di prendere posizione,
schierandosi a fianco di drammi o commedie d'amore, "Sfiorarsi",
scritto dall'attrice
Valentina Carnelutti e diretto da Angelo Orlando,
è un'opera che sospende il
giudizio sull'amore, tenendolo sospeso in un
amnios fatto di ricordi, errori, speranze, quotidianità.
Abbiamo visto di recente la protagonista, attrice generosa e innamorata del suo mestiere, impegnata in diversi film, come "Jimmy della collina" e "Tutta la vita davanti" (ma anche un cammeo in "Caos calmo"), mentre "Sfiorarsi" rappresenta il suo esordio come sceneggiatrice.
Com'è
stato
scrivere un film?
Ho un'inclinazione naturale alla scrittura:
tengo un diario da quando
ho 7 anni. Da tanto volevo scrivere un film, ma mi sembrava presuntuoso
e mi mancava il coraggio. Poi nel '99 non mi offrivano grandi ruoli,
così ho pensato di dedicarmi alla sceneggiatura
anche per procurarmi
lavoro. Mi piaceva raccontare la storia di due persone che si sfiorano
nel tempo e s'incontrano, con uno sguardo
attento alle piccole cose
che
contano.
Bello
lavorare con Angelo Orlando?
Molto, anche se abbiamo
litigato parecchio, io ero nervosa perché
volevo fare tutto al meglio e lui invece non studiava, improvvisava,
non si ricordava le battute... un disastro! Per fortuna avevamo un
aiuto-regista
molto più fermo e deciso, Andrea
Caccia, con cui
collaboro anche per altri progetti.

Lei
è una delle attrici italiane più notevoli e preparate, qual è il
suo segreto?
Una scoperta banale ma fondamentale: chi
si lamenta è perduto. Il
nostro è uno di quei mestieri in cui se non credi con tutto te stesso
finisci per perderti. Devi essere intimamente
soddisfatto anche quando
non sei ufficialmente sotto contratto. Ad esempio, dopo un provino sono
contenta anche se non mi scelgono, perché amo essere messa alla prova
e
mi risulta abbastanza facile esternare le emozioni.
Anche
nel privato è così?
No, non amo parlare di me, preferisco vivere
defilata. Appena posso
vado in campagna con il mio fidanzato. Non
sono mondana, piuttosto
studio lingue, leggo e, quando posso, vado
al cinema anche ogni sera!


Parole
d'ordine, quindi, semplicità e riservatezza?
Sì, anche perché credo ci sia bisogno di un po' di mistero. Lo
dico da
spettatrice, è bello vedere un film e immergersi tanto da dimenticarsi
chi lo interpreta. Io provo ogni volta a ricreare quel vuoto interiore
utile a farti assalire da ciò che vedi, per questo cerco di essere
fragile, malleabile. Certo, capisco che la visibilità
sia necessaria
per un'attrice...
Una
curiosità, com'è essere diretta da registi come Ridley Scott?
Bello, ma prima del set è stato interessante il provino per Hannibal.
Volevano scartarmi, ero "troppo giovane e carina" per fare la zingara,
così mi sono presentata al secondo provino travestita,
con tanto di
dente finto e capelli sporchi d'orzo, il portiere non voleva farmi
entrare! E' stato divertente vedermi e farmi vedere completamente
trasformata.

Com'è
stato tornare a recitare dopo tanti anni accanto a suo padre?
Di sicuro avere il suo
sguardo su di me ha cambiato il mio. Devo a lui
il mio debutto a teatro
da piccola, essere figlia d'arte mi è servito
per conoscere questa realtà, ma non ho avuto strade spianate, il mio
percorso
è stato indipendente dal suo. Come ogni figlia ne ho sempre
temuto il giudizio, ma lavorarci in Sfiorarsi è
stato diverso, lo
guardavo recitare le battute che io stessa avevo scritto... e poi abbiamo
un rapporto tale che negli occhi scatta sempre la scintilla di una
sintonia speciale.
Perfetta per i nostri ruoli, per altro: io volevo
che la mia Celine,
la protagonista, considerasse il suo regista proprio
come un padre. Quindi era perfetto.





