Cinema e Letteratura:legame indissolubile
Un lungo amore lega l'arte cinematografica e la narrativa, offrendo esempi non sempre validi. Ma tra le uscite più recenti è possibile rintracciare interpretazioni e spunti brillanti
Un
po’ perché le sceneggiature ben scritte ormai
scarseggiano. Un po’ perché i libri sono da sempre
fonte inesauribile di idee, immagini, storie e personaggi raccontabili
in mille modi diversi.
Fatto sta che, soprattutto negli
ultimi anni, i
film tratti dai romanzi aumentano a dismisura.
Ne è un esempio il recente “I
Vicerè” di Roberto Faenza,
film sospeso fra fiction e cinema d'autore che riprende
la censurata omonima opera di Federico De Roberto,
servendosi di un cast dignitoso, in cui spicca Lando
Buzzanca nei panni del capostipite degli Uzeda.
Suo vero male, incurabile, è un rapporto tormentato con il
figlio maschio, ribelle idealista pronto a sporcarsi le mani in momenti
di cinica lucidità, che ha il ghigno diabolico di un Alessandro Preziosi
malandrino e sofferente.
Di tutt’altro tipo Gabe
Nevins, il giovanissimo e controverso
protagonista di “Paranoid Park”,
con cui Gus Van Sant
si è aggiudicato il premio speciale per
il 60° anniversario del festival
di Cannes. Un film sull'adolescenza e sul senso
di colpa, tratto dal
romanzo di Blake Nelson, che alterna momenti
d'introspezione psicologica suggestivi a spezzoni girati con uno stile
asciutto e documentaristico.
Uno
degli attori che sembra più perseguitato dal binomio seducente di
"Cinema&
Letteratura" è, però, James Mc Avoy.
Ne “L’ultimo
re di Scozia” di Kevin Macdonald,
tratto dall’omonimo
romanzo di Giles Foden, interpreta un inesperto
medico scozzese idealista, che decide di mollare tutto per volare in
Africa, finendo suo malgrado per fraternizzare con un despota
sanguinario (l’imponente Idi Amin).
Ritroviamo il bel McAvoy, in vesti più eleganti ma
altrettanto sfortunate, in “Espiazione”,
melò
d’autore firmato Joe
Wright e ispirato
al best-seller di Ian Mc Ewan. Il suo
è il ruolo del colpevole, o del presunto tale: Robbie
Turner, responsabile soltanto di un amore sincero e di una passione
irresistibile verso una sempre più magra e sensuale Keira Knightley. Altra
protagonista, quest’ultima, di film tratti da libri, basti
pensare a “Seta”,
malriuscita trasposizione in
pellicola dell’omonimo testo di Alessandro
Baricco, ad opera
del regista Francois Girard.
Tornando a McAvoy, è impossibile non citare
“Becoming Jane”,
dove l’amore sofferto
fra lui e l’incantevole Anne Hathaway
è un forte
espediente per rispolverare la figura di Jane
Austen, scrittrice
destinata a rimanere sola, un po’ come
l’egocentrica Angel
plasmata dalla penna di Elizabeth
Taylor e resa carne da Romola
Garai
(altra interprete di “Espiazione”)
nel
film-capolavoro di Ozon.
Per
finire, un controesempio: dopo aver parlato di film tratti da
libri, è ora di considerare pagine
ispirate da pellicole
particolari.
E’ il caso dell’appena uscito
“Hollywood
criminale”, guida irriverente e
completa
dei crimini che hanno coinvolto le celebrities più acclamate
dello star-system che fu, da Betty
Short (la Dalia Nera) a quel
George
Reeves/Superman che disse: “Vivere
a Hollywood può
renderti famoso. Morire a Hollywood può trasformarti in
leggenda”.
Abbiamo chiesto al giornalista Diego
Giuliani,
co-autore del libro insieme all’inseparabile socia Sabrina
Ramacci, com’è nata
l’idea di
un’opera che tratta di cinema secondo quel particolare gusto
noir curioso di rintracciare i crimini commessi,
celati e scoperti
dietro le quinte, al di là dei riflettori,
all’interno della vita vera (e nera)
della star di turno.
“L’idea ci è venuta al festival
di
Venezia di due anni fa, dopo la visione di due film, “La
Dalia nera” e “Hollywoodland”: forse
senza di quelli l'idea di un libro sui crimini di Hollywood non ci
sarebbe mai venuta!”.
Ennesima prova di quanto cinema
e
letteratura continuino a darsi man forte
l’un
l’altra, in uno scambio
vicendevole e duraturo.





