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Cinema e Letteratura:legame indissolubile

Un lungo amore lega l'arte cinematografica e la narrativa, offrendo esempi non sempre validi. Ma tra le uscite più recenti è possibile rintracciare interpretazioni e spunti brillanti

di Claudia Catalli 4 dicembre 2007

Un po’ perché le sceneggiature ben scritte ormai scarseggiano. Un po’ perché i libri sono da sempre fonte inesauribile di idee, immagini, storie e personaggi raccontabili in mille modi diversi.
Fatto sta che, soprattutto negli ultimi anni, i film tratti dai romanzi aumentano a dismisura.

 Ne è un esempio il recente “I Vicerè” di Roberto Faenza, film sospeso fra fiction e cinema d'autore che riprende la censurata omonima opera di Federico De Roberto, servendosi di un cast dignitoso, in cui spicca Lando Buzzanca nei panni del capostipite degli Uzeda. Suo vero male, incurabile, è un rapporto tormentato con il figlio maschio, ribelle idealista pronto a sporcarsi le mani in momenti di cinica lucidità, che ha il ghigno diabolico di un Alessandro Preziosi malandrino e sofferente.
 Di tutt’altro tipo Gabe Nevins, il giovanissimo e controverso protagonista di “Paranoid Park”, con cui Gus Van Sant si è aggiudicato il premio speciale per il 60° anniversario del festival di Cannes. Un film sull'adolescenza e sul senso di colpa, tratto dal romanzo di Blake Nelson, che alterna momenti d'introspezione psicologica suggestivi a spezzoni girati con uno stile asciutto e documentaristico.

Uno degli attori che sembra più perseguitato dal binomio seducente di "Cinema& Letteratura" è, però, James Mc Avoy.
Ne “L’ultimo re di Scozia” di Kevin Macdonald, tratto dall’omonimo romanzo di Giles Foden, interpreta un inesperto medico scozzese idealista, che decide di mollare tutto per volare in Africa, finendo suo malgrado per fraternizzare con un despota sanguinario (l’imponente Idi Amin).
Ritroviamo il bel McAvoy, in vesti più eleganti ma altrettanto sfortunate, in “Espiazione”, melò d’autore firmato Joe Wright e ispirato al best-seller di Ian Mc Ewan. Il suo è il ruolo del colpevole, o del presunto tale: Robbie Turner, responsabile soltanto di un amore sincero e di una passione irresistibile verso una sempre più magra e sensuale Keira Knightley. Altra protagonista, quest’ultima, di film tratti da libri, basti pensare a “Seta”, malriuscita trasposizione in pellicola dell’omonimo testo di Alessandro Baricco, ad opera del regista Francois Girard.

Tornando a McAvoy, è impossibile non citare “Becoming Jane”, dove l’amore sofferto fra lui e l’incantevole Anne Hathaway è un forte espediente per rispolverare la figura di Jane Austen, scrittrice destinata a rimanere sola, un po’ come l’egocentrica Angel plasmata dalla penna di Elizabeth Taylor e resa carne da Romola Garai (altra interprete di “Espiazione”) nel film-capolavoro di Ozon.

Per finire, un controesempio: dopo aver parlato di film tratti da libri, è ora di considerare pagine ispirate da pellicole particolari.
E’ il caso dell’appena uscito “Hollywood criminale”, guida irriverente e completa dei crimini che hanno coinvolto le celebrities più acclamate dello star-system che fu, da Betty Short (la Dalia Nera) a quel George Reeves/Superman che disse: “Vivere a Hollywood può renderti famoso. Morire a Hollywood può trasformarti in leggenda”.
Abbiamo chiesto al giornalista Diego Giuliani, co-autore del libro insieme all’inseparabile socia Sabrina Ramacci, com’è nata l’idea di  un’opera che tratta di cinema secondo quel particolare gusto noir curioso di rintracciare i crimini commessi, celati e scoperti dietro le quinte, al di là dei riflettori, all’interno della vita vera (e nera) della star di turno.
“L’idea ci è venuta al festival di Venezia di due anni fa, dopo la visione di due film, “La Dalia nera” e “Hollywoodland”: forse senza di quelli l'idea di un libro sui crimini di Hollywood non ci sarebbe mai venuta!”.
Ennesima prova di quanto cinema e letteratura continuino a darsi man forte l’un l’altra, in uno scambio vicendevole e duraturo.

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