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Winona torna con "Darwin Awards"

Winona Ryder torna al cinema, diretta da Finn Taylor e affiancata dal collega Joseph Fiennes, per una black comedy sulle morti più stupide dell'anno. Eppure il suicida di turno, individuo mentalmente poco evoluto, a volte si fa latore di un suo personale senso di coraggio...

di Claudia Catalli 29 maggio 2007

Mettete insieme un criminologo emofobico e paranoico, che ha scoperto il proprio talento in una bizzarra disavventura in quarta elementare, e un documentarista che lo filma 24 ore su 24 senza intervenire in caso di emergenza, pur di mantenere "uno sguardo neutrale". Aggiungete un perito assicurativo specializzato in casi insoliti, che magari ha il volto della beffarda e scanzonata Winona Ryder. Mischiate il tutto con l'ingrediente della risata amara, tipica reazione alla notizia di una morte clamorosamente stupida: otterrete "Darwin Awards", gustosa commedia sugli incidenti fatali più sciocchi e incredibili dell'anno. Un'onoreficenza funebre particolare, il Darwin Award, per una morte evitabile che costa poi parecchi soldi all'agenzia assicuratrice di turno.

Viene ingaggiato per questo, l'ex poliziotto Michael Burrows (un calzante Joseph Fiennes, già ammirato in "Shakespeare in love"), sospeso dal servizio per essere svenuto alla vista del sangue, dopo una colluttazione con un presunto serial killer che, per colpa sua, è riuscito a scappare. Suo nuovo compito è provare che comportamenti dettati da "sindrome da Darwin Awards" possono essere previsti. In grado di cogliere i segreti di una persona pochi minuti dopo averla incontrata, l'investigatore Burrows ricostruisce i casi immaginandoseli in prima persona: "solo immaginando tutti gli scenari possibili si trova quello più probabile", usando come prima regola quella di notare tutto, fino all'ultimo dettaglio solo apparentemente insignificante.
Valutando con una precisione maniacale ogni percentuale di rischio, senza mai credere al destino ma soltanto al comportamento umano, il nostro eroe previeni-incidenti dovrà vedersela con un imprevisto notevole: l'amour.
Malgrado lei non sia esattamente la ragazza acqua e sapone della porta accanto, né una lady dai modi cortesi e dall'indole romantica. Tutt'altro. Winona Ryder torna sul grande schermo con un personaggio cinico e sboccato, una donna ostinata e piena di spine che, nonostante tutto, finisce per innamorarsi del nuovo collega imbranato, che s'incastra con delle funi nella doccia e se ne va in giro con una fantastica "cucchiaietta" (un arnese a metà fra forchetta e cucchiaio), oltre a distribuire massime eccessive: "Il mondo è pericoloso ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette". Ecco una delle tante convinzioni che il caro Micheal sarà costretto a polverizzare, nel corso delle avventure bizzarre e divertenti in cui verrà coinvolto, fino a scoprire che in realtà il mondo non fa poi così paura...

Approdato al suo terzo film (dopo "Un sogno in fondo al mare" e "Cherish"), il regista Finn Taylor, nominato tra le venti persone più creative dalla prestigiosa rivista "Variety", si sbizzarrisce alternando toni da commedia americana media a sequenze oniriche/immaginifiche, coinvolgendo nel cast artisti di diverso genere nei panni di se stessi, dai Metallica a Lawrence Ferlinghetti, celebre poeta del movimento Beat.
Non solo.
Taylor stavolta firma anche la sceneggiatura, dando sfoggio di fervida fantasia e ironia dirompente, nello svolgersi delle varie vicende stile "Darwin Awards", tutte differenti, ma accomunate da quello che viene definito "il fattore x": il responsabile è puntualmente una personalità da secondogenito, ovvero un cittadino responsabile in apparenza, sotto la cui patina di sottomissione cela un forte istinto di competizione, unito alla smania di emergere. Magari con un volo (l'ultimo, Icaro insegna) alla velocità supersonica di un missile che sfreccia senza freni possibili sull'autostrada, per poi esplodere dietro una collina. D'altronde "il coraggio e la stupidità non sono caratteristiche reciprocamente esclusive. Si potrebbe dire, infatti, che siano l'uno nell'altra". Parola di Burrows.

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