Un film su ciò che le donne non dicono
Film low-budget di Azucena Rodriguez Pomeda su amori e solidarietà femminile, "L'atlante di geografia umana", dopo il successo in Spagna, sbarca ad Europa Cinema 2007, presentato dall'attrice Cuca Escribano
"Siamo
così, dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate,
ma potrai trovarci ancora qui" così spiegava una delle canzoni
più struggenti e incorreggibili della musica italiana. Le note tracciano
profili di donne fragili e vulnerabili, abituate
loro malgrado a soffrire, pronte a perdonare in cambio di "rose, nuove
cose" e a dire "ancora un altro sì", di cui
è difficile dare spiegazioni. Perché se è vero che il mondo
è bello perché vario e che la donna ne sa sempre una più
del diavolo, allora un "atlante di geografia umana"
basato sul mondo lunatico e casinista di quattro (piccole) donne può
essere una sfida tutta da raccontare.
E' quello che prova a fare la regista Azucena Rodriguez
Pomeda, con un film low-budget girato in appena sei settimane, in cui
descrive le (dis)avventure sentimentali ed esistenziali di quattro amiche di
mezza età, colleghe in una casa editrice (da qui il titolo, è
di un libro su cui lavorano). Ne capitano di tutti i colori: colpi di fulmine,
innamoramenti, separazioni, sguardi provocanti e rivelatori, passione selvaggia,
depressione, corna, paranoie, pettegolezzi... l'universo
femminile viene sviscerato in tutti i suoi aspetti comici e goliardici
(si pensi alla scena del racconto collettivo di particolari intimi o di dettagli
anatomici dei rispettivi partner). Si ride parecchio, fino a metà film.
Poi, però, si scopre che non c'è altro.
Manca la seconda parte del film, quella in cui si dovrebbero smontare clichè
e stereotipi di sorta, quella in cui si fa sul serio e si affronta a viso aperto
tutta l'essenza femminile, che non è solo dipendenza,
fragilità, compromesso, facile perdono, rassegnazione.
Così, immersi in questo unilateralismo di donne rappresentate a una dimensione,
le risate di prima si rivelano amare. Un po' come ha fatto da noi Simona Izzo
con "Tutte le donne della mia vita",
anche qui la regista, forse per troppo amore verso uomini sbagliati, finisce
per dipingere un affresco malinconico e deprimente di donne mai cresciute per
davvero, incapaci di gestire loro stesse e, di conseguenza, i propri uomini.
Saltano tutti gli altarini: il colpo di fulmine di Ana
(Cuca Escribano) non è che una doppia menzogna: di lei, per dimenticare
un matrimonio fallito, con un ex marito violento e una figlia adolescente. Di
lui, per svagarsi da una moglie di cui si scorda di parlare.
Stesso dicasi per le altre due amiche, Rosa (Montse
Germàn) e Fran (Rosa Vila), che fra alti
e bassi non se la cavano meglio: la focosa avventura di una con il fotografo
delle modelle è prevedibilmente una farsa, per non parlare del lacrimoso
ricongiungimento coniugale dell'altra, pronta a perdonare spensierata il marito
che l'ha sempre tradita, pur di avere finalmente un figlio.
Fra tutte, vince Marisa (Maria Bouzas), la più
sfigata, la più brutta, la più vecchia: si rassegna a vivere con
un omuncolo che non ama, ma con cui non sta male insieme,
pur di non restare sola. Perché è questa la vera ossessione
che aleggia nel film: prima regola, non rimanere da sole. Anche a costo di mettere
da parte prima l'orgoglio, poi la personalità, infine ogni briciolo di
dignità.
D'altronde, si dice nel film, "la cosa peggiore che può capitarti
è rimanere ossessionata da qualcuno che non è preso da te".
Se tuttavia dovesse capitare una cosa del genere, invece di fare come sembra
suggerire Azucena Rodriguez Pomeda (in parole povere: soccombere e rassegnarsi
accanto a uomini sbagliati), si potrebbe contemplare una valida alternativa:
fuori le unghie, si prova a reagire. Ecco "quello che le donne non dicono",
e a cui questo film neanche accenna.
A scapito di un film così così, è invece consigliatissimo
il libro dal quale il film è stato tratto, scritto da Almudena Grandes:
"Dopo aver compiuto i trent'anni, in qualche momento imprecisato fra
mio figlio e mia figlia, mi sono ricordata della Mia Vita, quel pacco così
grosso, avvolto in carta rossa e pieno di fiocchi, e mi sono chiesta infine
cosa conteneva."
Almudena Grandes è nota in Italia soprattutto come l'autrice di Le età di Lulù, un romanzo erotico (da cui è stato tratto un film con Francesca Neri e la regia di Bigas Luna) che descrive le varie fasi dell'iniziazione all'amore di una giovane donna; un romanzo che ha provocato reazioni scandalizzate per la crudezza di certe descrizioni. Quest' opera della scrittrice spagnola, che non ha più necessità di far parlare più di sé in termini di scandalo, mostra una straordinaria maturità narrativa.
Atlante di geografia umana di Almudena Grandes
Titolo originale: Atlas de geografía humana
Edizioni Guanda (Narratori della Fenice)






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I can't be bothered with anything these days, but shrug. I just don't have anything to say recently. I haven't gotten much done recently. Nothing seems worth thinking about.
sdgdag
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