L'estate di mio fratello: una sfida vinta
Quello di Pietro Reggiani è solo il primo di una serie di film meritevoli ma "invisibili". La nuova formula di "Self Cinema" emerge come risposta ai problemi di distribuzione del cinema italiano
“Mio fratello è figlio unico” potrebbe essere il titolo ancora più appropriato per “L’estate di mio fratello”, altro film italiano incentrato sul legame, sempre intenso e insostituibile, fra due fratelli. A differenza del film con Scamarcio e Germano, che nel frattempo ha giustamente sbancato al botteghino, però, Pietro Reggiani (autore per altro di un’intervista proprio a Lucchetti!), schiera per protagonisti due esordienti e, soprattutto, si trova a fronteggiare per anni una serie di disavventure, per via di seri problemi di distribuzione.
Malgrado abbia vinto svariati premi in festival anche di calibro internazionale (fra cui la Menzione speciale della giuria al Tribeca Film Festival 2005), nessun distributore si è mai interessato a questa pellicola, per altro decisamente più meritevole di tante altre che circolano indisturbate per le sale nostrane. A smuovere le acque ristagnanti di simili problemi, ci pensa la “Self Cinema- Adopt-a-movie”, nuovo canale di distribuzione, che cerca di supplire alle deficienze della distribuzione nazionale. In pratica, si richiede un atto di fiducia agli spettatori: anticipare il costo del biglietto per contribuire a realizzare quel fondo assicurato per rivolgersi agli esercenti e rendere visibile il film. Il risultato? Un’uscita in contemporanea nelle sale di quasi tutte le città italiane (fra cui Roma, presso il Politecnico Fandango e Milano, presso il Mexico).
Opera prima di un regista di cortometraggi, “L’estate di mio fratello” racconta una storia tenera e innocente che stringe il cuore proprio per la sua sobria genuinità. In una Verona degli anni ’70 si muove Sergio, ragazzino introverso e fantasioso, che gioca costruendosi immaginari paralleli grazie a cui una semplice scala aperta in mezzo ad un giardino diventa base per uno sbarco sulla luna. Il regista/sceneggiatore segue i deliri onirici del suo piccolo protagonista (un impeccabile Davide Veronese), creandogli appositamente set multipli, dove si alternano figure varie (da centurioni a cowboys). Le due vite del bambino, reale e immaginaria, vengono stravolte dalla notizia dell’arrivo di un bebè. Ecco che quelli che Freud chiamava “sogni ad occhi aperti” si trasformano in incubi, infestati a turno da invadenti sorellina e fratellino. Almeno finché quest’ultimo non ha la meglio
nell’immaginario di Sergio, che però continua a rigettare terrorizzato l’idea di perdere lo status privilegiato di figlio unico. Intanto, fra i genitori (i formidabili Maria Paiato e Pietro Bontempo) si respira aria di crisi, una crepa di sentimenti non cementificabile con la sola nascita di un altro figlio. Tanto più che Sergio si oppone apertamente, in un istinto fratricida tutto mentale che si fa trauma insuperabile in uno scambio realtà-immaginazione dei più tragici, che lo schiaccia sotto il peso di un senso di colpa doloroso come una ferita spalancata nel ventre. Perché quello fra fratelli è più di un patto di sangue: elude le norme della vita terrena, può fare a meno del corpo e delle distanze, traendo energia dall’anima pulsante della condivisione. Anche in un mondo altro.
Il film è una piuma leggera che sfiora l’anima, invitando lo spettatore in un microcosmo ideale e incontaminato, dove il mondo viene filtrato e sublimato per evitare sofferenze. Sarebbe bello mantenere un simile sguardo incantato ed innocente sulla vita: Reggiani ce ne dà un assaggio, mostrandocene il complesso contraltare (il distacco dalla realtà che sconfina nella malattia mentale), ma consentendoci, nel frattempo, di ridiventare bambini e sognare ancora ad occhi aperti. Perché superata una certa età per chi osa scegliere una vita altra rispetto al drammatico grigiume quotidiano non c’è più alcun posto. Se non sulla luna.






Giudizio "di parte" ;-)
Io ho partecipato come attore nel film nella parte di Antonio (amico di Sergio)...per chi ha visto il film, il bimbo che vuole "andare a donne".
Comunque parlando del film devo dire,e penso di essere oggettivo, che è un film di una delicatezza straordinaria...un film che mostra il mondo dei grandi dagli occhi dei piccoli...
E' un film che merita di essere visto...tutti, dal regista,al produttore, agli attori stessi ci siamo dati super da fare per aiutare il film ad uscire nelle sale e fortunatamente sta andando bene a tal punto che alcune sale hanno prolungato il tempo di uscita. Chi non fosse ancora andato a vederlo non perda l'occasione...l'unico modo che abbiamo per farci pubblicità è il passaparola...quindi più ne parlate più possibilità abbiamo di far conoscere il film a livello nazionale.
Se volete maggiori informazioni sul film e sulle città d'uscita:
www.selfcinema.it
Grazie a tutti quelli che sono andati e che andranno a vederlo...