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"Espiazione": colpe e amore impossibile

La 64° Mostra del Cinema di Venezia apre i battenti con un melò d'autore, ispirato al bestseller di Ian McEwan, con una melanconica e irriverente Keira Knighley, il bravo scozzese James McAvoy e l'esordiente, baby prodigio, Saoirse Ronan

di la nostra 30 agosto 2007

Vera protagonista del buon film di Joe Wright, "Espiazione", non è né la splendida, seppur scheletrica, Keira Knighley, né la talentuosa esordiente Saoirse Ronan: è, piuttosto, la macchina da scrivere. Lo si intuisce fin dai titoli di testa, permeati dal rumore frenetico dei tasti di una “Corona” che lavora a ritmi forsennati.
E’ il furore creativo della piccola Briony Tallis, biondina dall’educazione rigida e dagli occhi di ghiaccio, che passa le sue giornate ad immaginare storie su carta in un bellissimo cottage inglese.

Risuonano i passi svelti e decisi della piccola scrittrice, che si muove curiosa e guardinga fra le pareti domestiche, pullulanti di familiari, amici e parenti, tutti in rigoroso stile british. I personaggi sembrano presi in prestito da un racconto di Agatha Christie, tanto che alla fatidica domanda del “who is” (chi è il colpevole), scatta automatica la risposta “il maggiordomo”, che in questo caso è il figlio della domestica, tale Robbie Turner.  
In effetti tutto il film s’incentra su un presunto scandalo, filtrato attraverso gli occhi innocenti, ma soprattutto inesperti, di Briony, che un giorno scopre la sorella maggiore Cecilia (Keira, in un vestito verde bello quanto basta ad esaltarne il fascino ribelle) spalmata sugli scaffali della biblioteca, avvinghiata in un intreccio passionale con Robbie, lo smaliziato Mc Avoy già ammirato ne “L’ultimo re di Scozia”.

I due, a stretto contatto sin da bambini, dopo litigi continui, scoprono di amarsi irresistibilmente – niente di nuovo, dunque. L’originalità sta tutta nella lettura dell’evento più comune al mondo che, in una mente fantasiosa e al tempo stesso morbosamente gelosa (si saprà più tardi che il bel Turner era preda ambita anche da qualcun’altra, nella famiglia Tallis), si colora del nero di una violenza da denunciare, anche a costo di mentire. “L’ho visto” diventa “lo so”, in una risolutezza colpevole che costa al povero Turner prima l’allontanamento dalla sua amata, poi la rinuncia alla vita libera: o prigione, o arruolamento immediato.
Seguono una serie di sequenze dedicate alla miseria della guerra, intervallate da scene da melodramma rosa, come gli incontri fra Cecilia, ora infermiera, e il soldato Robbie, disperato e furioso perché costretto ad espiare una colpa mai commessa.
Espiazione anche per chi, come Briony, maledicendosi da anni per un’ottusa presa di posizione infantile, scambia il suo lavoro (infermiera anche lei) con la (s)mania autopunitiva di aiutare gli altri, divorata da un senso di colpa inarrestabile.

Fedelissimo all’omonimo, sopravvalutato, bestseller di Mc Ewan, il film riesce nell’impresa di restituire la storia madre per intero, valorizzandone al meglio soltanto i dettagli più importanti e realizzando i sogni del lettore, devastato dalle descrizioni prolisse e (a dir poco) minuziose del suddetto romanzo, di cui ora può godere a pieno il dinamismo restituito dalle immagini.
Un’invocazione accorata (“Torna. Torna da me!”) è il tormentone di tutta la pellicola, che si snoda lenta e progressiva, con sbalzi temporali presente-passato scanditi da note talora suadenti, altre volte imperiose o monumentali. La chimera del ritorno a casa si scontra con la realtà di una desolazione bellica, dove c’è spazio solo per sogni etilici e propositi speranzosi affidati all’orizzonte: “Ritrovarti. Amarti. Sposarti. E vivrò senza vergogna”.
La detective story cede il passo al dramma amoroso, fino ad un monologo finale che converge di nuovo tutta l’attenzione sul personaggio di Briony, ormai scrittrice affermata e giunta al suo 21° ed ultimo romanzo: “Espiazione”, appunto.


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Commenti

Virginia giovedì, 8 aprile 2010

non sono d'accordo

ma che cazzo vuoi?
leggi della fantascienza la prossima volta!

n° 1
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