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I demoni di San Pietroburgo

Ambientato nella Russia della seconda metà dell'800, I demoni di San Pietroburgo è l'ultimo film di Giuliano Monataldo e racconta le vicende legate allo scrittore Dostojevskji. Nel ruolo di Anna c'è Carolina Crescentini.

di Manuela Bianchi 28 aprile 2008

demoni_san_pietroburgo2Dopo aver vestito i panni di Azzurra in "Notte prima degli esami – Oggi" ed essersi di lì a dopo confermata prestando il volto ad Asia di "Cemento armato" e alla controversa Benedetta di "Parlami d'amore", ecco che Carolina Crescentini ci riprova con il ruolo per la verità piuttosto intenso di Anna, personaggio dolce e sofferente che si muove sullo sfondo delle vicende narrate ne "I demoni di San Pietroburgo", pellicola in costume ambientata nella Russia della seconda metà dell'ottocento e attesa nelle sale a partire da giovedì 24 aprile. 

Il regista, vale a dire quello stesso Giuliano Montaldo già visto peraltro anche tra gli attori di "Un eroe borghese" di Michele Placido e nel più recente "Il caimano" di Nanni Moretti, torna dietro la macchina da presa dopo ben 17 anni di assenza e firma dunque la sceneggiatura di questo racconto d'altri tempi, sospeso fra le inquietudini di un popolo in ginocchio e l'ombra inesorabile della grande Storia

Questa la trama: corre l'anno 1860 e mentre all'indomani di un attentato che falcia un componente della famiglia imperiale l'intera Pietroburgo piomba in uno stato di tensione un certo Fedor Dostoevskij, scrittore di mezz'età spiantato e perseguitato dai creditori, s'imbatte nell'internato Gusiev, rinchiuso in un centro psichiatrico e convinto di far parte di un non meglio precisato commando terrorista che starebbe tramando, stando a quel che dice lui, di cospirare contro gli zar allo scopo di far saltare un'altra testa della dinastia reggente. Dostoevskij dunque, già di per sé seppellito dai guai e tormentato dai debiti, dall'epilessia e dal proprio editore che reclama il nuovo libro, si ritrova suo malgrado alle prese con una soffiata scottante: Gusiev, in preda a delirio continuo, si confessa e lo prega di aiutarlo, in qualche modo, a fermare il complotto. Pian piano, sul filo di tutta una serie di ricerche e scoperte che getteranno una luce più che reale sulle parole di Gusiev, Fedor riesce a risalire all'identità del capo dei cospiratori, una donna algida e determinata che risponde al nome di Aleksandra e che il tribolatissimo Dostoevskij farà di tutto per rintracciare. 

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Iniziano dunque per lui, a partire da questo momento, giornate impegnate a dettare il testo del nuovo libro alla giovane Anna e notti all'insegna della ricerca concitata della fantomatica Aleksandra, sullo sfondo di una San Pietroburgo vessata e ostile che precipita sempre di più nella miseria e nel caos. Sull'onda del credo "c'è un solo modo di salvare il popolo, e cioè uccidere tutti quelli che lo soffocano" i contestatori del regime cominceranno a brulicare nell'ombra sempre più rumorosi e impazienti, mentre Fedor tenterà il tutto per tutto per evitare la morte all'ignaro granduca, dando vita nel frattempo ad un libro, che verrà chiamato "Il giocatore", che guarda caso comincerà a prendere lentamente accenti piuttosto polemici per non dire rivoluzionari. 

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Il film, che si avvale di interpreti del calibro di Miki Manojlovic impegnato nel ruolo da protagonista , Carolina Crescentini in quello di Anna, Anita Caprioli nelle vesti di Aleksandra e che conta presenze come quelle di Filippo Timi, Patrizia Sacchi, Sandra Ceccarelli e Giovanni Martorana, verrà distribuito dalla 01 in circa 100 sale scelte: Manojlovic, ricordiamolo, ha partecipato a più di una pellicola diretta da Emir Kusturica e ha fatto anche parte, l'anno scorso, del cast di "Irina Palm", l'ultima rivelazione politicamente scorretta del cinema indipendente internazionale. Giuliano Montaldo invece dal canto suo, dopo quella che lui stesso ama definire la sua "trilogia dell'intolleranza" e cioè dopo aver girato "Sacco e Vanzetti" (intolleranza sociale), "Giordano Bruno" (intolleranza religiosa) e "Gli occhiali d'oro" (intolleranza politica e morale), si cimenta ora in una storia immersa in un'epoca certamente lontana nel tempo ma che a ben guardare, perlomeno quanto a inquietudine e incertezza, ha con la nostra molto a che spartire: sarà un caso?

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