"Caramel", storie dolci come il caramello
Verrà distribuito prossimamente dalla Lady Film il film presentato a Cannes per la "Quinzaine des Realisateurs" dalla regista libanese Nadine Labaki. Cinque donne si confrontano tra tradizione e modernità a Beirut
Cinque donne in un salone di bellezza a Beirut, che tra colpi di spazzola e profumo di caramello parlano di sesso, matrimonio, maternità, con l'intimità e i toni propri delle donne. Un microcosmo di storie, passioni, dove i rituali della bellezza femminile sono allusivi dell'amore, delle confidenze, della solidarietà.
Si tratta di "Caramel", commedia corale al femminile, presentata all'ultima edizione del Festival di Cannes nella sezione 'Quinzaine des Realisateurs': il primo lungometraggio della libanese trentaduenne Nadine Labaki. È arrivato nelle sale francesi, ma in Italia dovremo attendere l'autunno per poter gustare la dolcezza di questo film che verrà distribuito dalla Lady Film.
Protagoniste la proprietaria del salone Venus, interpretata dalla stessa Nadine Labaki, e le frequentratrici del salone.
Cinque destini differenti, cinque occasioni per affrontare con dolcezza, ed a volte con leggerezza, temi scottanti: verginità, omosessualità costituiscono ancora un tabù per il contesto che le circonda, ma all'interno del salone queste donne vivono e rappresentano la libertà ed il futuro.
C'è Layale, la proprietaria, cristiana e devota alla Madonna che è innamorata di Rabih, un uomo sposato; Nisrine, una giovane musulmana in procinto di sposarsi, angosciata da un terribile problema, non sa come dire a suo marito che lei ha già perduto la verginità; Rima, la sciampista mascolina che non riesce ad accettare di essere attratta dalla donne; ed infine Rosa, che ha sacrificato i suoi anni migliori e la sua felicità per occuparsi della sorella maggiore.
Caramel testimonia la volontà di una generazione di raccontar nuove cose. La giovane cineasta libanese finalmente presenta la capitale nella sua normalità e non sotto il giogo del sanguinoso conflitto civile.
Caramel è esaltazione della quotidianità in cui le diversità convivono in armonia.
Caramel è un tributo alla donna libanese, alla sua sensualità: all'interno del salone di bellezza, la donna è padrona del suo corpo, libera dalle intrusioni degli uomini, della tradizione, della costrizioni. Tra momenti di disperazione solitaria e di gioia conviviale, il salone diventa il rifugio per le cinque donne, vittime di una società in lotta tra la tradizione e la modernità.
È questa rottura e questo disagio che Caramel mette in scena pur sconfinando nel 'politicamente non corretto' nell'affrontare temi quali l'omosessualità, l'adulterio, l'eccesso di fede.
Osserva la giovane libanese: "Il cinema è per me una missione. I film devono contribuire a cambiare le cose”.
Alla stessa Nadine Labaki non sono mancati degli ostacoli per fare della sua passione il suo mestiere. Commenta la regista: “In Libano, essere cineasta non corrisponde all'immagine della donna ideale. I miei genitori mi hanno sostenuto sempre, ma il timore dell'opinione degli altri è più forte di tutti. Il Libano è mostrato come un esempio d'apertura e di emancipazione, ma non è sempre così. Ci sono ancora molti tabù”.
Pur conducendo una vita libera ed indipendente, riconosce d'essere spesso assalita dai rimorsi: “Mi sento condizionata dal peso dei legami della famiglia, della formazione e della tradizione. La donna libanese è vittima dell'ipocrisia del sistema tradizionale orientale di fronte al modernismo occidentale. Cerca la sua identità fra i due.”
“Caramel lancia un messaggio di speranza e di tolleranza in quanto alla coabitazione delle diverse confessioni religiose. In particolare grazie alle donne, molto solidali”.





