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Storie: "Tempo di sincerità e passione"

Storie: "Tempo di sincerità e passione"

di Emanuela _Cerri 23 settembre 2005
Storie d'amore: "Era tempo di sincerità e passione..."
la redazione di Girlpower riceve e pubblica
 
 

Questo racconto autobiografico è stato scritto da una/o di voi, che ce l'ha inviato e adesso lo vede pubblicato su Girlpower... mandateci anche i vostri!!! Potete scegliere l'argomento che preferite tra le 5 sezione di Girlpower!!! Che aspettate a farvi leggere? Per raccontarvi, per parlare di ciò che vi sta a cuore, per aiutare gli altri con le vostre esperienze, per ridere e riflettere insieme con i ricordi di una persona sola
Redazione di GP


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"Pronto?!". "Chià". La sua voce aveva risuonato come uno squillo di tromba. Le sue orecchie erano andate in fiamme. Il suo essere tutto, anima e corpo, mente e cuore aveva sussultato. Eppure sapeva che era lui. Lo aveva saputo fin dal primo moto del telefonino. Quel numero, quel modo di suonare diverso dalle altre volte. Quel sospetto fondato.

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Una sola parola, anzi mezza, parte del suo nome, l'aveva presa e portata su fino alle stelle, fino ai sogni, per poi ridiscendere e scoprire che si trattava di una dolce realtà. L'aveva chiamata. Era al telefono con lui, per la prima volta dopo due anni e mezzo. "Ciao" fu tutto quello che riuscì a rispondergli. Era come se le si fosse emozionata anche la lingua.
"Paolo" (sottinteso il 'sono'). Un altro nome, il suo stavolta, come a voler confermare quell'evidenza stupenda. Ti ho riconosciuto! Non lo sai o fingi? - da sempre sapevo che non poteva finire a quel modo-. Non sai? Che la tua voce mi fa tremare, che il pensiero di saperti a pensarmi mi rende beata, e mi fa ringraziare il cielo di esistere e che tu esisti? Fingi? Ti ho riconosciuto! Sei tu, tu, tu, semplicemente e tremendamente.
Fiumi di parole istantanee, solo pensate.
Espresse così: "Lo so. Come stai?" (Ma che ho detto! L'ho visto poco fa! Sta bene, no?! Che domanda cretina!) Ma lui le adorava tutte le sue domande, avrebbe voluto stare ore a risponderle. Perciò, ovviamente, disse: "Bene".
Chiara si soffermò un attimo al suono delle sue parole. Che voce. Seppe che avrebbe potuto distinguerla tra le interferenze, i temporali e i continenti. Profumava di buono e di sentito. Anche di profondo. E non era cambiata. Intima, forse un po' indurita dal tanto ridere forte e ostentare un genuino dialetto. Non era una voce, era una ripresa di un regista sublime, attraverso cui le venivano mostrati i ricordi e le immagini di lui più tenere. Era la melodia di un film. Il loro.

Erano stati insieme quel pomeriggio. Dopo tanto tempo! Lei aveva finalmente riavuto la sua polo; aveva fatto un giro insieme ad un'amica, Francesca. Al momento di riaccompagnarla non sapeva ancora se sarebbe andata alla partita di pallavolo. Giocava il Bisognano Volley contro la femminile locale, quindi anche Maria, una compagna di classe con la quale c'era stata un po' di maretta. Andare a vederla avrebbe potuto servire a ricucire, a chiarirsi. Chiese il parere di Franci, e si sentì davvero bugiarda. Mentre quella la consigliava su Maria, Chiara pensò che Maria era l'ultimo motivo per cui andava lì. Con una amica c'è sempre tempo per chiarire (forse).
Invece certe cose si devono sapere subito, e non si può aspettare. Sorrise al pensiero di come fosse stata ipocrita soprattutto con se stessa. Ma era ormai stanca di fingere, in ogni senso. Guidava e pensava: "Forse non verrà. Ma se non ci vado non lo saprò mai. Anzi lo saprò, e mi morderò le mani". Due minuti dopo era nella grande palestra, seduta sugli spalti a fissare il campo vuoto. Sola, a parte i mister e i presidenti. Maria era con la squadra a cambiarsi.
Erano state felici di vedersi. Sperò che vincessero. Si augurò che passasse tutto fra loro due. Intanto i futuri spettatori avevano iniziato a entrare. Amici, fidanzati, annoiati dalla domenica. L'allenamento cominciò. La porta si apriva spesso, deludendola ogni volta. Chi aspettava, e cosa? Mai avrebbe immaginato che ogni suo desiderio sarebbe stato esaudito dall'alto, o forse da lui stesso, che, come lei sospettava da molti anni a quella parte, sapeva esattamente e sempre cosa le passava per la testa, perché pareva leggerle tra i capelli. Allora forse si metteva d'accordo con Dio.
Gli diceva: "A lei ci penso io. Se peccherà la punirò, se sarà buona riceverà il suo premio". Evidentemente era stata buona. La porta si era aperta ed era apparso lui. Un giubbotto rosso e nero, gli occhiali da vista, il fazzoletto per una infreddatura, sperò, momentanea. Le si rischiarò l'anima. E vide Dio. Dio che esisteva e le voleva bene, Dio che aveva materializzato in lui il suo amore per lei. La sua apparizione si era accompagnata a un botto e a una voce fuori campo, che aveva tuonato solo per lei : "Hai visto? Te l'ho mandato! Fanne buon uso! Poi non dire che non esisto!" ( Chi l'avrebbe detto che il Signore fosse tanto "umano"?)

Attraversò la palestra e si fermò per salutare alcune persone. Subito non la vide. A un tratto i loro occhi si incontrarono. Non seppe, Chiara, se riuscì in quel momento a nascondere la sua felicità. Lui le andò incontro, le stampò sulle guance due baci, che aggiunsero pericolosamente altro desiderio a quello già esistente. "Non ti avevo vista!" La sua voce. Io sì, piccolo mio, ti avevo visto, ti aspettavo, ti vedo da sempre, da giorni, da un mese ti vedo di nuovo. Ti vedo steso tra le mie braccia nel campetto da tennis al parco, ti vedo rosso e felice con me e per me, con il viso affondato nelle mie spalle a complimentarti per quelle scapole sporgenti che ti piacevano tanto, per la fossetta alla base del collo, io e te, tra il tuo profumo e il mio, inebriati, come ai tempi che furono. La voglia, il bisogno, la mancanza di te mi prendono allo stomaco come un pugno.
Ti prego ora siediti accanto a me, sono venuta sola apposta, per te, cos'è la partita, chi è Maria, che sport è questo? "Sei sola?". "Si".
Uno sguardo di fuoco, che lei timidamente ricambiò.

Occhi maschi e indagatori, dolci, eloquenti come gesti, baci, più delle parole. Chiedevano la verità: "Perché mi parli, mi cerchi, mi saluti, mi baci, mi vieni dietro di nuovo, ti sei lasciata, parla!".
"Posso sedermi qui?".
"Si".

Siediti gioia, come sei bello e che labbra screpolate hai oggi. Non potè fare a meno di notare la sua pelle, guardandogli il viso e il collo. Era meravigliosa, scura. Perfetta. Ricordò. D'estate i peli delle braccia si doravano leggermente, così come quei capelli più sottili sulle tempie o vicino alle orecchie, e lui diventava un angelo. Per un momento desiderò che fosse estate: quella estate...
Siedi qui. Ti dirò tutto quello che hai il diritto di sapere. Capì al volo, mentre le si accomodava accanto; attese. Qualche frase generica, qualche battuta. Risate. Poco dopo la confessione era iniziata. Come previsto. Era felice, mentre lei gli diceva che era in crisi nera e che stava per lasciarsi con la persona con cui stava da due anni e un po'. Felice e buono, felice e non cattivo, esattamente come aveva sperato che fosse. Uscirono a fumare. Lei aveva tremato per il freddo e lui le aveva guardato le gambe, per un attimo.
Parlavano ancora, felici di essersi ritrovati per il momento come amici.
Parlarono come una volta e fu bellissimo. Evitò di guardarlo negli occhi, temeva che trasparisse chiaramente il desiderio di lui, ora più forte delle remore, della paura di lasciarsi di nuovo e di non parlarsi per altri due anni. Oddio. Come ho fatto a non rivolgergli la parola per tutto questo tempo!?!
Si pentì.
Ma anche lui non era stato buono. Basta: era il passato.
Si erano separati a fine partita con un bacio. Lui, capendo la completa ignoranza di lei, l'aveva informata sul risultato. Avevano vinto. Maria aveva vinto. Ma va? "Tutti e tre i set". Che vuol dire set? Preferì non chiederlo. Dai, in fondo lo sapeva. I set erano i tempi. E chi più di lei era esperta di tempi? Li sapeva riconoscere e analizzare. Adesso era tempo di sincerità e di passione; basta con le bugie. E... avrebbe iniziato a informarsi meglio su quello sport, se lo ripromise. Specie perché lui era entrato brillantemente a far parte della maschile. Doveva sapere tutto. Avrebbe chiesto a Maria.
Lungo la strada con l'amica, in auto, quasi si pentì di non aver insistito per quel passaggio. Rischiò l'incidente ogni volta vedendo un giubbotto rosso e nero. Mai fu lui. Benedette divise sportive! Non lo rivide più per quella sera, ma tornare a casa delusa le sembrò un affronto a quel Dio così magnanimo. L'umore era alle stelle. Non cenò e non provò fame. Ascoltò le ultime canzoni scaricate, e tutte, anche le più stupide e commerciali, le sembrarono avere un senso e un forte riferimento a loro. Proprio come ai tempi in cui si frequentavano, loro, così amanti della musica. Lui era una nota vivente. Impazziva per Vasco ma sapeva cantare e suonare di tutto. Appena lasciati anche la popolinella le dava il magone.

All'improvviso si ricordò che le aveva lasciato il suo numero."Se hai bisogno di parlare" aveva spiegato. La sovvenne anche quando con le lacrime agli occhi, aveva dovuto cancellarlo. Gli scrisse un messaggio per ringraziarlo e per dirgli che le era mancato. Digitò le cifre e le sembrarono quelle della felicità eterna. Un pensiero. Forse si illudeva. Forse avrebbe sofferto più di prima. Stranamente non le importò. Pensò che l'amore è desiderio ma anche perdono. La paura lasciamola agli altri.
Il telefono aveva squillato. Avevano parlato, imbarazzati e indecisi, forse già innamorati di nuovo. Lei, quasi di sicuro. Si erano detti un monte di scemenze, ma non era importante. Le tensioni di una giornata intera si scioglievano adesso tra le parole e i silenzi in attesa della voce dell'altro. Lo immaginò, appena uscito dalla doccia come lui le aveva raccontato, caldo e profumato come un panino, steso sul letto a pancia in giù, o alla scrivania, o alla finestra a guardare la sera. Pensò a come fosse assurdo avere in tasca la certezza che non l'avrebbe mai dimenticato. Nonostante tutto.

E da lontano e nel silenzio, e tra i ricordi e nei pensieri, e nel dolore e nei problemi, le sarebbe bastato un suono, un odore lontano, un'espressione di un passante, per rivederlo, vivo e reale, come un fotogramma da amare, da tenere per mano e portare in strada: la gente del mondo l'avrebbe ringraziata per voler dividere con tutti la luce che emanava. Ovunque il destino l'avesse portata, le sarebbe bastato chiedere al cuore di far partire quel nastro d'amore; avrebbe ascoltato ancora quella voce capace di accendere il sole e di asciugare la pioggia dal cielo e dai volti degli uomini; ogni volta e per sempre si sarebbe meravigliata con gioia di come la memoria di lui fosse, semplicemente, eterna.

Qualcuna/o ha qualche altro consiglio da darle/gli o un esperienza da raccontare?
Scrivete a
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Commenti

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CSs venerdì, 7 ottobre 2005

divisa fra 2 passioni...

Io sono giusto innamorata persa del mio allenatore di PALLAVOLO ke gurda caso si chiama PAOLO...ma lui non lo sa e non posso dirglielo xkè di sicuro non ricambia(W il pessimismo) e rovinerebbe gli allenamenti e io amo anke questo sport....

n° 20
Lore lunedì, 3 ottobre 2005

wow

ke bello. mi è piaciuto 1 sacco.

n° 19
rostro85 giovedì, 29 settembre 2005

per la redazione

allora volevo chiedere una cosa alla redazione che nn centra niente con questa rubrica ne con questo articolo.

potete in qualche modo sbattere definitivamente fuori dalla chat di sudenti il nick 12poetadelcielo? Costui si è fatto una reputazione negativa per la sua abitudine di floddare in chat con frasi ridicole che indicano un certo qual fanatismo religioso. credo che sia diritto di tutti poter chattare in tranquillità e siccome non tutti sono a conoscenza della funzione "ignora"vi chiedo di prendere seri provvedimenti.

ho già spedito piu volte alla reazione del sito delle mail per far emergere il problema ma nn sono stato considerato minimamente.

ora mi appello disperatamente a voi.

questa è una richiestanon non solo mia ma bensì rappresenta l'interesse di un po tutta la chat..grazie!

n° 18
shari venerdì, 30 settembre 2005

Re: per la redazione

si vi prego! ascoltatelo! nn ne posso più di quell individuo!

Giuliana88 martedì, 27 settembre 2005

x Kai e x Vale

kai????? il tuo professore di italiano è cinese?? è l'unica spiegazione ke posso ricavare da quello ke di +stupido potessi mai dire!
Vale se io e tulipano volevamo essere amici nn pensi ke lo saremo già stati?? ;)
Piano...piano...

n° 17
Vale martedì, 27 settembre 2005

X tulipano e giuliana88

Cosa ne dite di finirla con questi discorsi???Si capisce subito che volete essere amici, perciò basta con questi discorsi a parer mio "idioti"(non interpretate male questa parola, è solo un modo di dire)....

n° 16
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