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Storie: "Mi hai distrutto il cuore"

le vostre storie d'amore pubblicate su Girlpower

di la redazione 16 dicembre 2005

Questo racconto autobiografico è stato scritto da una/o di voi, che ce l'ha inviato e adesso lo vede pubblicato su Girlpower... mandateci anche i vostri!!! Potete scegliere l'argomento che preferite tra le 5 sezione di Girlpower!!! Che aspettate a farvi leggere? Per raccontarvi, per parlare di ciò che vi sta a cuore, per aiutare gli altri con le vostre esperienze, per ridere e riflettere insieme con i ricordi di una persona sola
Redazione di GP


LEGGI TUTTE LE STORIE PUBBLICATE FINORA!!!


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Tra noi è finita prima d’iniziare.
Non capisco perché...
Ho riflettuto e ci sono tante, troppe coincidenze per farmi credere che sia stato solo un caso.
So di aver sbagliato e come i tasselli del domino che cadono tutti uno dietro l’altro hai sbagliato anche tu.. e poi io.. e poi ancora tu. E io sbaglio tutt’ora solo pensandoti.

Ti ritrovo davanti a me e ogni volta è come se quel fulmine mi colpisse al cuore per la seconda volta.. Mi riscalda, ma fa male, come una scossa senza fine che ti lascia tra la realtà e il sogno. La nostra storia mi fa pensare a una specie di disegno divino... Quel 22 Novembre 2004 in anticipo al mio primo allenamento di pallavolo.. da sola.. e tu che giocavi ancora a basket con quella felpa verde.. e ogni tanto ci guardavamo. Forse i tuoi occhi si posavano su di me perchè avevi capito che Cupido mi aveva scoccato una freccia, ma a te non aveva colpito. Tu sei schivo e ti difendi. Io, rapita dai tuoi occhi, lascio fare... Dopo quel pomeriggio sentii un bisogno immenso di raccontare a tutti che ti avevo visto, ma sai, avevo il cuore occupato da un enorme sbaglio che mi faceva restare cauta.
L’allenamento di basket finì.. Tu indossasti gli occhiali da vista rossi, prendesti il casco e sparisti su per gli scalini. E in quel momento una parte del mio cuore si staccò e ti seguì. Tutt’ora dorme con te la notte e si risveglia con te al mattino. A volte torna da me, ma solo il pensiero del tuo nome basta a farla scappare e inseguirti dovunque sei. Devo essere sincera.. Nel primo istante che ti vidi provai qualcosa per te. Era come se aspettassi qualcuno da tanto tempo, qualcuno di sconosciuto, e all’improvviso eccolo davanti a me! Poi, quando ti guardai da vicino mi sembravi ”strano”... avevi un viso “strano”, ma due occhi dolci e azzardai a pensare che forse non eri poi così bello. E invece lo sei..

Nei giorni a seguire ti pensavo spesso e mi chiedevo se ciò che provavo per te non fosse troppo visto che ero impegnata... Così per evitare di sbagliare ti dimenticai. Passò un mese e un’altra lunga settimana e una parentesi di otto mesi della mia vita si chiuse bruscamente. Il mondo era stato ingiusto con me. Con la riapertura della scuola, dopo le vacanze natalizie, mi tornò in mente il “ragazzo carino del basket”. Così ti chiamavo. Non avevi un nome, un numero...c’era solo il tuo viso impresso nel mio cuore come un sigillo indelebile. Chiesi a tutti di te, ma sembrava che tu non esistessi, poi qualcuno mi suggerì un nome: Stefano. Stefano B*******. Caspita! Non è uno di quei nomi orrendi o cognomi che fanno ridere! Tu hai un nome bellissimo. Mia sorella si chiama Stefania e il tuo cognome è anche il nome del paese in cui abito! Sin dal primo momento non mi vergognai a pronunciare il tuo nome come spesso capita con i Ture, i Peppe... No. Il tuo nome mi veniva fuori da solo. E non temevo di dire che mi piacevi. Per me eri perfetto. E le mie amiche che avevano la fortuna di vederti ogni giorno a scuola (diversa dalla mia) mi ripetevano che sei molto carino. Ma io lo sapevo già. Tu eri la personificazione di chi avevo sempre desiderato e immaginato. Tu eri l’involucro perfetto di chi io avrei voluto amare.
I primi giorni, le prime settimane le utilizzai per chiedere informazioni su di te... Presto riuscii a sapere quello che bastava a una qualsiasi.. Ma dentro di me non mi accontentavo di sapere che scuola frequentavi ma PERCHè la frequentavi.. Nessuno ha saputo dirmi altro oltre che sei un ragazzo simpatico,dolce, forse un po’ serio, il tutto molto vagamente.. Ma se tu me lo avessi permesso avrei potuto constatare di persona che tipo sei.. Io ho temporeggiato, è vero, ma non avevo modo per farmi conoscere da te.. Poi arrivò Febbraio con il suo Carnevale ed ebbi l’occasione di farti capire che mi piacevi. Ti incrociavo con lo sguardo e tu me lo rimandavi semplicemente indietro. I tuoi occhi sillabavano “C H I S E I ?” E io rispondevo: “Nessuno”. Volevo staccarmi da me stessa per raggiungerti e poi ritornare indietro portandoti con me.. Ma io resto indivisibile. Le due voci che fanno parte della mia anima sono gemelle siamesi che non si separeranno mai. E allora non ho trovato il coraggio di avvicinarti con le parole. Con il resto non ti abbandonavo mai. Come un ombra sbiadita ti seguivo e sapevo che non mi avresti mai potuta calpestare se avessi fatto finta di niente. Ero ingenua, ti ballavo accanto, ma tu eri sempre indifferente. Esistevo per te? Forse no. Ma può darsi di sì.

È che nel tuo cuore c’era di sicuro qualcun’altra e lei si chiamava M. Un anno più grande di me, alta, adatta a te, con due occhi a mandorla azzurro cielo e i capelli chiari... e per il mio orgoglio desidero aggiungere gambe decisamente storte. Come potevo interessarti se sono l’opposto di lei? E inoltre, cosa ben peggiore, lei abita nel mio paese e insieme alle sue “segugie” sono sempre state le silenziose rivali del mio gruppo, possiamo definirle, le montate della scuola, ai tempi delle medie. Mi sembrò qualcosa di inaccettabile. Per paura di perdere anche solo la speranza troppo in fretta decisi di fare un primo passo. Rintracciai il tuo numero di cell e automaticamente, mentre lo scrivevo sul palmo della mano, lo imparai a memoria. Come una bimba impaziente di aprire i regali nel giorno di Natale, incominciai a farti degli squilli.. E questa fu la prima tessera del domino che traballò. Non sapevi chi ero, ma nel giorno di S. Valentino, finalmente mi rispondesti ed io ingenuamente mi sentii al settimo cielo. Eri senza soldi nel cell e i miei squilli a volte partivano senza un risposta. Una sera, però, una bustina lampeggiante si posò sullo schermo del cell. Eri tu dal telefono di casa e volevi sapere chi ero: << CIAO SONO IL RAGA DELLO 006 MI DIRESTI CHI SEI PER PIACERE?>> e io, non credendo ai miei occhi, ti inviai un messaggio che avevo scritto giorni prima, premeditando che un giorno o l’altro sarebbe arrivato quel momento. Puff! Come una doccia fredda ti dissi subito chi ero, dove ti avevo visto e che mi sarebbe piaciuto conoscerti. << FORSE HO CAPITO CHI SEI E KISSà FORSE CI CONOSCEREMO CIAO >> Gioiosa di quella risposta un po’ troppo “presa per il cu**” ti risposi uno stupido << spero di sentirti presto>>.

Ma non rispondevi agli squilli che si facevano via via più radi. Una domenica mattina mi svegliai leggendo un tuo messaggio sul cell dove mi dicevi di “non farmi più sentire, anzi, di andare a fanc...”. Questa non la digerii. Cos’era successo? Decisi di chiamarti. Avevi una voce che ora proprio non ricordo, ma molto profonda. Ti chiesi subito perché mi trattavi così senza una spiegazione e tu dicesti solo che QUALCUNO TI AVEVA DETTO UNA COSA. Chi.. cosa.. a proposito di che? Non si sa. Allora ti dissi che se non avevi le palle per una spiegazione valida potevi anche andarci tu a quel paese e fu così. Da quel momento mi ripetevo che doveva per forza essere stato un equivoco, chi avrebbe potuto spingerti a mandare a quel paese una che neanche conosci? Pensai che avevi sbagliato persona, che quella da mandare a fanc... non ero io. Perciò ti inviai un messaggio per chiederti di chiarire e per scusarmi di come ti avevo trattato. Tu non rispondesti e allora combinai una delle mie solite pazzie da dimenticare. Sapevo che avevi un fratello che va alle medie, nel mio stesso istituto, solo che io frequento il Liceo Classico, e una mattina, mentre lo vidi entrare (in ritardo) lo fermai con l’intenzione di spiegargli che ero io la ragazza a cui piaceva suo fratello in modo tale che te l’avesse potuto riferire, ma lui, con la tua stessa sgarbataggine mi disse che doveva assolutamente entrare in classe e scappò via. Nelle settimane successive conobbi V. , una che ora conosci bene e che a quel tempo mi raccontò di avere una cotta per il tuo amico C. e che M., sua amica di comitiva, era la causa per cui tu mi avevi mandato a quel paese. Disse che avevate litigato per colpa mia (anche se l’errore l’avevi fatto tu) e tu, come un bambino monello che non sa a chi dare la colpa pur di pararsi il cu**, te la sei presa comodamente con me. Magari ti sarai accorto che hai sbagliato. O forse, come tutti i ragazzi stupidi, avrai già dimenticato tutto. Fatto sta che un giorno, in autobus, M. e il suo braccio destro spuntarono con due rose.. (una tua e l’altra di un tuo amico) E io riversai ancora della mia rabbia su di te con un ultimo messaggio sprezzante a cui come al solito non ricevetti nessuna risposta. Caro Stefano, sembra che conosci bene l’arma più letale per ferire qualcuno: il silenzio!

Passarono i giorni e V. partì con te in gita. A Roma. E qui con una gomitata spinsi buona parte delle tessere del Domino che sembravano finire in catastrofe. Mandai un paio di messaggi a quella che credevo una di cui potevo fidarmi, per chiederle di te, se tu “finalmente” ti eri messo con M. e le dissi anche che avevo sentito delle voci che raccontavano che la ragazza del tuo cuore si era rimessa insieme al suo ex. Poi le chiesi se poteva farti una foto perché, testuali parole, “anche se è un cogl**** resta cmq bono”. Dopo un po’ la risposta: << Fede sono Ste TI DEVI MOLLARE XK HAI ROTTO E NN KIEDERE + COSE SU DI ME>> ... Prima parte chiaramente scritta da V. e seconda da te. Rabbia, dolore, dispiacere, e un ultimo messaggio pieno d’insulti verso quel ragazzo che aveva catturato il mio cuore e me lo aveva restituito malconcio. Fu l’ultimo. V. mi disse che tu avevi “accidentalmente” letto i messaggi mentre leggevi quelli del tuo amico C. e che comunque avremmo chiarito la situazione al ritorno della gita. Ma non parlammo, ben presto non ci salutammo neanche più.

M. mi parlò. Mi disse che aveva sentito da V. quelle voci sul suo conto e voleva in un certo senso giustificarsi dicendo che non erano vere, che lei non faceva il doppio gioco, che non ce l’aveva affatto con me e che tu non eri assolutamente la persona che ti eri dimostrato e ti aveva pure detto di essere stato maleducato. Io le risposi che potevi essere il ragazzo più splendido che esista, ma per me contava il modo in cui ti eri comportato con me! E io ogni caso delle sue parole non potevo affatto fidarmi. Ho iniziato da allora a perdere fiducia nelle persone a cui tenevo. Ad una ad una mi hanno deluso e ora la fiducia è una cosa che distribuisco a piccoli granelli e a pochissime persone, prima delle quali io. L’ho persa tutta la già poca fiducia in me dopo le delusioni che ho subito, prima e dopo la tua. E fino a poco tempo fa continuavo a perderla ogni volta che incontravo i tuoi occhi... Però sto prendendo coscienza dei miei sbagli e anche tu, ragazzo carino del basket, stai cominciando a non farmi più paura.

Da Maggio in poi, aiutata dalla rabbia e distratta da un ragazzo, tra l’altro molto carino, che era interessato a me (che io ovviamente in seguito lasciai perdere perché non era lui il ragazzo che volevo), ero riuscita a dimenticarti, sai. Vedevo la tua cresta spuntare da sotto il finestrino dell’autobus e il mio cuore non sussultava. Vedevo il tuo cappellino giallo dentro la cabina telefonica e non mi sembravi più il ragazzo carino del basket. Eri uno stupido come tutti gli altri. Poi ci divise ancora l’estate e il tempo cancellò le brutte sensazioni. Occasionalmente tornai a vederti di sfuggita. Il mio cuore ricordò i momenti belli e tornò a battere forte. Dopo arrivò il *** (una festa di 2 gg. nel mio paese) e non mi stupii di vederti a cinque metri da me. Eri così carino.. Credo che sabato neanche mi vedesti. Eri serio, ma d’altronde non ti ho mai visto diversamente, eppure ti ho guardato tante volte. Domenica fu il giorno in cui ufficialmente entrasti nella TOP TEN dei miei pensieri. Eravamo appoggiati all’inferriata. Separati dal nulla, circondati da una marea di gente, ma quando ti guardavo, mentre fumavi da solo con lo sguardo spento, posato chissà dove, non sentivo altro che il mio cuore che cercava di stabilire una connessione con il tuo. E ci siamo guardati. Ci siamo guardati più volte e poco importava se dovevi accorgerti che ancora mi piacevi. Ero troppo euforica per la festa che non riuscivo a pensare che tra noi due potesse andare ancora peggio di quanto è stato. Comunque tu avevi l’aria triste. Sotto di noi, immerso in quell’oceano di gente, suoni, luci, c’era uno che ballava da matti al ritmo dei tamburi e tutta la gente lo osservava ridendo. Persino io, gli gridai un “bravo!” e lui si girò a ringraziarmi. Chissà se in quell’attimo mi hai visto. Tu eri l’unico a non sorridere e ciò un po’ m’intristiva, ma non più di tanto. Poi sei andato via, sei venuto verso di me tra la folla, ma io ti ho beccato solo mentre eri dietro di me, a dieci, venti centimetri di distanza. Avevi una maglietta blu di cotone, dei jeans very cool e delle scarpe da ginnastica molto carine: Quella sera non sei stato con M. Lei era col suo ex, mano nella mano... Tu eri con S. , un tuo amico... Tra la piazzetta e il Castello gremito di gente (9000 turisti) ti incontravo sempre anche se non ti seguivo affatto. Eravamo al Castello quando alzo gli occhi e sei di fronte a me. La strada è piena di persone. Io non mi sposto, tu non ti sposti. Ci stiamo per scontrare, ma poi ci sfioriamo come due perfetti sconosciuti. E il mio cuore batte all’impazzata, le mani tremano, ma cerco di tenermi sotto controllo. Vietato fare passi falsi.

Dal quel giorno non ho smesso più di pensarti. Nell’ultimo periodo mi sono torturata chiedendomi se il destino mi concederà un’altra occasione con te, se potrò riparare ai miei errori e tirare su i tasselli sparpagliati del Domino. La risposta, se ci sarà, l’avrò col tempo. Intanto io ti vedo la mattina, mentre vai a scuola e mi chiedo perché proprio tu... perché proprio io... E vorrei solo sapere che penseresti di questa lettera. Cosa direbbe il tuo cuore? Credo che non lo saprò mai. Però so che dev’esserci un significato più profondo per tutto questo. E spero che un giorno.. chissà in quale assurda occasione, mi chiederai di conoscermi.. e solo tu conoscerai ciò che sono veramente perché con gli altri non funziona quasi mai.. Io ho letto attraverso i tuoi occhi e ti ho sentito. Vorrei tanto che fosse reciproco. Sento qualcosa di speciale in te che non mi hai permesso di scoprire. Tornare indietro non si può, ma se qualcosa, e non so cosa, sintonizzerà una parte del tuo cuore sulla frequenza del mio, magari potremo cambiare le cose. Questo è un sogno, ma a volte credere nei sogni fa bene, altre fa male.

Spero che questo non sia un altro errore.

Fiffa

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