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Storie: "Le parole che non ti ho detto"

Le vostre storie d'amore pubblicate su Girlpower

di la redazione 13 gennaio 2006

Questo racconto autobiografico è stato scritto da una/o di voi, che ce l'ha inviato e adesso lo vede pubblicato su Girlpower... mandateci anche i vostri!!! Potete scegliere l'argomento che preferite tra le 5 sezione di Girlpower!!! Che aspettate a farvi leggere? Per raccontarvi, per parlare di ciò che vi sta a cuore, per aiutare gli altri con le vostre esperienze, per ridere e riflettere insieme con i ricordi di una persona sola
Redazione di GP


LEGGI TUTTE LE STORIE PUBBLICATE FINORA!!!


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Cara GP. ti scrivo le parole che non sono riuscita a dire ad una persona, perchè con l'amore provato per lui, ho rovinato la nostra amicizia. Spero ke lui possa leggerle e capire...
Strano pensare a come sia beffardo talvolta il destino; ma più che beffardo sarebbe da definire “crudele”. Un particolare, una cosa semplice semplice, e probabilmente gli avvenimenti più importanti, o terribili della nostra vita non accadrebbero... non sarebbe accaduto tutto questo.
Allora mi chiedo: se tutto è già deciso, a cosa serve impegnarsi per rimediare a cose che sono inevitabili? cose che comunque è destino che accadono?

Personalmente, non credo nel destino, credo nella forza dell’uomo, la forza che ognuno di noi, è capace di costruire da solo, con l’esperienza, con le lacrime, ma che ci fa crescere; tuttavia è una forza che non tutti possiedono, che alcuni riscoprono dentro di sè, e che alcuni credevano di possederne. Io sono tra quest’ultimi. Non perché mi sono riscoperta senza una forza capace di superare certe difficoltà, ma perchè ho scoperto che sono le difficoltà, ad essere diverse, l’una dall’altra, pretendendo un certo grado di forza per essere superate; io evidentemente non possedevo la forza per una difficoltà apparsami davanti e che per molto tempo ho cercato di evitare, senza affrontarla, senza che mi sbattesse in faccia e mi facesse sentire il peso del dolore.

Fuggire.

L’uomo non fa altro; è la prima cosa a cui pensa, quando si ritrova senza alternative. Certo, sarebbe comodo, dimenticare, scappare, scordare, lasciare tutto alle spalle e continuare come se nulla fosse accaduto, ma pochi riescono a dimenticare, senza che il passato torni a bussare nel presente... o nel futuro. Il passato, influisce il presente ed influirà lo stesso il futuro. Che lo si eviti, che lo si ignori, lui c’è. Ho scoperto, la profondità del cuore delle persone, scoprendo, una me stessa debole e incapace di reagire, scoprendo un lato di me che non pensavo neppure di possedere; ma oltre che alla profondità del mio cuore, ho scoperto anche quella dei miei coetanei, coinvolti nella mia vita. Le ferite e i fraintendimenti, due situazioni, l’una provoca l’altra sistematicamente, questo sono arrivata a comprendere. Ho anche compreso, la difficoltà, di rialzarsi quando non si crede più in niente, in nessuno, quando le speranze muoiono, quando neppure la luce del sole sembra trapassare quell’oscurità che incatena i pensieri di una persona che perde la fiducia, che perde tutto ciò in cui ha sempre creduto, o in cui ha solo cominciato a sperare. La speranza muove le persone, muove il loro cuore, questo ho capito.

Quando la si perde, un uomo muore. Si può ritrovare, da un gesto, da una parola, da un piccolo segno, per farci capire che non siamo soli al mondo; se si pensa però al cuore umano, allora viene da chiedersi se esso è in grado di vivere da solo, senza legami, senza amore, indipendentemente. No, il cuore umano non è indipendente, è prigioniero dei sentimenti, prigioniero delle convinzioni del cuore stesso, prigioniero dentro sè stesso. Un po’ come quando si è innamorati. Amare è un po’ come perdere una parte di sè, donandola a ciò che più si ama, per poi ricevere qualcosa che compari la perdita di quella parte di se. Quando non si riceve, allora l’uomo perde inevitabilmente una parte di sè, la speranza, la fiducia, la voglia di continuare. Ciò che si dona, è tutto ciò che abbiamo di più importante, tale come i sentimenti, la speranza, la fiducia, l‘amore.

Amore. Una bellissima parola, così facile da scrivere, da pronunciare, ma altrettanto difficile da definire: sinonimo di affetto, profonda devozione, calore, dolcezza, ma anche sinonimo da amicizia, due sentimenti così vicini, e difficili da distinguere, specialmente quando il cuore confonde la mente, quando i sentimenti prendono posto ai pensieri. Amare è un’esperienza bellissima, come se si dimenticasse tutto, come se le cose brutte, gli orrori del mondo non esistessero, come se tutti ti sorridessero, scoprirsi amanti è come scoprirsi felici. Ma ognuno ha una sua definizione dell’amore; la scopre col tempo, con l’amore stesso, scoprendo ogni sua forma, ogni sua più piccola caratteristica, lasciando spazio alla fantasia, alle raffigurazioni più belle e speciali. Ma amore, è anche perdita. La perdita della concezione della realtà, la perdita di quell’autonomia che forse potrebbe essere raffigurata come l’unica cosa in grado di salvare il cuore umano dalla rovina.

Ho imparato cosa vuol dire perdere, quando mi sono ritrovata da sola, quando ho perso tutto ciò in cui riponevo fiducia. Quando ho scoperto il lento ed inesorabile degradarsi del mio cuore, ho capito che dovevo cominciare a fidarmi di più delle persone che avevo vicino, quando ho sentito il mio cuore gridare di solitudine, perché non avevo mai creduto in nessuno, ho scelto di aprire lentamente, molto lentamente, i miei pensieri, le mie ragioni, il mio carattere ai miei amici, scoprendo con grande gioia di non essere fraintesa, di non essere la sola ad avere certi sentimenti, scoprendo con piacere che confidarsi e lasciare svuotare il proprio cuore delle brutte sensazione, non era che un modo per liberare l’anima. Ma aprire il proprio cuore, vuol dire anche lasciarlo in balia del dolore, lasciarlo pronto, servito su un piatto d’argento per essere colpito e ferito. Un errore che mi è costato tutti i sacrifici fatti in un anno.

Ferita. Lasciata sola a crogiolare nell'oscurità di quelle tenebre che mi hanno avvolto, debole perfino fisicamente. Svuotata di tutte le speranze, svuotata di tutta la luce che potevo tenere dentro di me, in modo di non restare mai all’ombra. Sento che quelle porte che con tanta difficoltà ero riuscita ad aprire, si sono chiuse, mentre i cigolii di quelle porte risuonavano nella mia testa, ad ogni parola, o ad ogni ferita seppur piccola che ricevevo. Ora non lascio più né entrare né uscire nulla. Non darò più niente e non riceverò più niente.
Non verrò ferita, non verrò umiliata, commiserata. Non sarò più quella persona che tanto mi piaceva essere. Tornerò ad indossare quella maschera che avevo riposto in quel cassetto della scrivania, quella maschera indossata fintanto che il mio cuore restava chiuso. Anche se è sbagliato non importa, anche se farà male non importa, farà più male essere ferita di nuovo, farà più male tornare a sanguinare, piuttosto che sentire sempre più lentamente il cuore gridare “aiuto”.

Perché tutto ciò in cui ho creduto, alla fine, ha preso quella parte di me, ma non mi ha restituito nulla, ha strappato e lacerato senza accorgersene tutti quei miei sacrifici. Una forza che pensavo di possedere, per cercare di rialzarmi, invece mi scopro debole, tutto mi ha spaventato. Immobile nelle tenebre. Anche quando ho cercato di prendere la forza di altre persone per rialzarmi, è crollato tutto, per un mio errore, perché la fiducia che le persone riponevano in me è venuta a mancare. Quando una persona da tutto quello che può, e poi vede crollare tutto ciò che da come un mero castello di carte, tutto si spezza, ogni collegamento, ogni sicurezza, ogni forza, felicità, appoggio. Crolla tutto. Non c’è neppure il tempo di ricostruire, va tutto troppo veloce, non c’è tempo di capire, né di ascoltare. Ho imparato il dolore, ho imparato cosa vuol dire sentirsi piangere senza versare una lacrima. Il cuore umano, la sua profondità, il suo dolore e la sua felicità.

Quando ho visto un cuore così simile al mio morire, ho capito che il mio lo dovevo salvare. Quando ho visto la morte di una persona cara, quando ho visto il dolore dipinto nel volto delle persone che guardavano quella persona morire, ho capito che nessuno più, doveva soffrire, neppure a causa mia. Per questo ho aperto il mio cuore, eppure, dopo tutti i sacrifici, l’ho richiuso. E sento che questa volta, riaprirlo, sarà più difficile che mai. Se il destino ha voluto tutto questo, allora come lo potrei definire? Crudele? Spietato? O incoraggiante?. Non lo so. Non so più niente. Le tenebre, che ora mi avvolgono, non mi lasciano pensare, riflettere, è tutto troppo confuso, è troppo chiuso qui dentro. Vorrei volare via. Vorrei fuggire lasciare tutto alle spalle, dimenticandomi tutto, ma il “tutto” tornerebbe a bussare un giorno o l’altro. Lo so. So che devo affrontare, so che devo costruire la mia forza, so che devo continuare ad insistere. Ma mi scopro sempre più debole, sempre di più. Forse un giorno mi scoprirò morta.Mi scoprirò stesa su un letto, con gli occhi chiusi, con le orecchie tappate, il naso che non sente, la mente che non pensa, il cuore che non batte, la vita che non vive.

Ma un semplice corpo che cammina, morto dentro, mosso da una maschera, per non far sentire la sua assenza, né la sua presenza. Il cuore muore da solo, quando non è aperto. Il mio è destinato a restare così. Se qualcuno dovesse bussare, non riaprirò. Se qualcuno busserà ancora più forte, non riaprirò. Io sono la custode di me stessa. Io sono la custode della mia anima. L’uomo è il custode della propria vita.
Se apre, se lascia entrare e se chiude se lascia uscire. È la questione di un dettaglio, questione di un dettaglio che il destino sa muovere a suo piacimento. Ma io credo nella forza dell’uomo, la forza che ognuno di noi sa costruire. Solo che... io non ne ho più... l’ho esaurita tutta quanta... e non riesco a costruirne altra. La speranza non esiste più. Il cuore umano è profondo, io voglio che il mio diventi superficiale il più possibile, cosicché sarà più facile spazzare via tutto ciò che c’è dentro. Resta vuoto, non perde più niente. Non mi lascio più andare dai sentimenti. Non lascio più il mio cuore in balia del dolore, questa volta è sigillato dentro di me.

Francesca

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