...Papà. Molto spesso le sue passioni erano in netto contrasto con ciò
che in realtà lui desiderava per la sua bambina.
Sì, perché per lui, Fran era ancora la sua piccola Franny. Non
la vedeva una donna come in realtà stava diventando e alletà
di diciannove anni, Fran voleva solo danzare... non vedeva nientaltro
di fronte a lei... solo danzare ed esprimersi attraverso la musica.
Se cera da prendere una scelta, anche la piu dolorosa, lei la prendeva
senza guardare in faccia nessuno, anche se separarsi da suo padre voleva dire
separarsi dallunica persona che amava incondizionatamente.
Voleva seguire il suo sogno, voleva lasciarsi alle spalle tutto: il carattere
burbero di suo padre, la perdita di sua madre, la delusione damore subita
qualche mese fa.
Voleva andare via da tutto questo e anche se forse stava scappando, non gliene
importava niente.
Sarebbe partita, punto e basta. Quella mattina chiuse la valigia, si vestì
ed entrò in cucina. Fece colazione e suo padre, che si leggeva il giornale,
non la degnò nemmeno di uno sguardo.Non le rivolse la parola neanche
quando, finito di mangiare, uscì di casa e chiuse la porta dietro di
sé. Era evidente che suo padre era arrabbiato con lei.
Mentre scendeva le scale del palazzo, Fran si sentiva delusa, amareggiata, triste, aveva voglia di piangere, ma tanto sarebbe stato inutile. Suo padre era così... Gli sarebbero bastate due ore per calmarsi, ma chissà tra quanto tempo si sarebbero potuti rivedere. Entrare in quella scuola di danza era stata una conquista per lei. Un vero trionfo. Le scoppiò il cuore di gioia quando le avevano detto che si sarebbe dovuta allontanare dalla sua città, dai suoi amici, da tutto... Aveva voglia di cambiare, di ricominciare e anche se era giovane, niente la spaventava. Dal tragitto che la separava dalla stazione vide il suo ex ragazzo, che andava a scuola da quelle parti. Era con un gruppo di amici... rideva e scherzava, sembrava non notarla e lei, che si sentiva il cuore in pezzi, lo ignorò e proseguì dritta verso lentrata della stazione fino a quando non udì una voce che la chiamava.
<< Fran!>>
Lei si voltò e rimase senza parole. Era la prima volta che lei lo vedeva
dopo che lui la lasciò senza nemmeno guardarla negli occhi, dicendole
Voglio stare da solo... non cercarmi piu. Si frequentavano
da sei mesi e Fran per la prima volta aveva pensato che con lui le cose sarebbe
andate finalmente bene, ma dovette ricredersi anche quella volta. A Manuel non
le importava niente di lei.
<< Ciao...>> mormorò lei, mentre sentiva sempre piu
il peso della borsa a tracolla.
<< Dove stai andando, Fran?>>
<< Che timporta?!>> reagì lei.
Niente da fare, lui aveva sempre quellaria affascinante e fintamente ingenua
che traeva in inganno chiunque e lei aveva fatto sempre fatica a resistergli.
<< Stai partendo? Dove vai?>>
<< Non ti è mai importato niente di me. Non vedo perché
vuoi saperlo!>>
Lui la guardò con aria interrogativa, quasi smarrita, ma Fran sapeva
benissimo che si stava solamente preparando per risponderle sgarbatamente come
sempre.
<< Bugiarda.>>
<< Bugiarda io??>> fece una risata di scherno e poi lo fissò
dritto negli occhi << Non mi hai mai dimostrato di avere alcun interesse
per me. Mentre io mi sono solo illusa che te ne importasse qualcosa.>>
Lui tacque. La fissava, ma per la prima volta era come se non avesse il coraggio
di parlare, ma Fran pensò che forse era perché lui in fondo le
dava ragione. Se gliene fosse importato qualcosa di lei, lavrebbe richiamata
dopo quella volta... Si sarebbe fatto vivo, ma niente. Non si sentivano e
non si vedevano ormai da piu di due mesi e rivederlo era stato come fare
un salto nel passato. Perché sembrava che il destino volesse metterla
in difficoltà proprio ora che se ne sarebbe finalmente andata? No, non
voleva rimanere lì un minuto di piu.
<< Senti, devo andare... Sono abbastanza in ritardo. Ciao!>>
S i voltò di corsa cercando di non far scendere alcuna lacrima, anche
se dentro di sé avrebbe voluto urlargli che lamava... che lo
rivoleva con sé... ma le parole le morirono dentro.
<< Fran, aspetta...>> disse lui.
Lei non voleva voltarsi, non voleva piu vederlo, ma non riuscì
ad ignorarlo. Lui la raggiunse, il tempo cominciò a rannuvolarsi e Fran
non poteva fare a meno di chiedersi cosa lui volesse ancora da lei.
<< Vorrei darti questa.>> Lui sfilò dalle tasche un pezzo
di carta un po stropicciato, a quadretti e glielo diede con fare goffo.
Lei lo continuava a fissare senza capire. Il cuore le riprese a battere e fece
unenorme fatica per non sorridergli.
<< Vorrei che la leggessi quando sali sul treno... >> le disse
lui, sorridendole. Fran giurò a se stessa che non vedeva quel suo dolce
sorriso dalla prima volta che si innamorarono... oh meglio, dalla prima volta
che lui le aveva detto di essersi innamorato. Venne percorsa da un brivido.
Prese il foglietto tra le mani, lo strinse e il solo sfiorargli le dita la fece
travolgere da emozioni, da tanti ricordi che appartenevano ad un passato che
lei non riusciva a dimenticare.
<< Va bene>> disse lei << Ciao...>> Lui la guardò
intensamente. Sembrava che volesse dirle qualcosa, ma dalle labbra gli uscì
solamente un Ciao. Quando Fran salì sul treno non vedeva
lora di leggere cosa Manuel le avesse scritto. Cercò dappertutto.
Nel giubbotto, nella borsa, nelle tasche dei Jeans, ma non trovò niente.
Eppure si ricordava di averlo messo nella tasca del giubbotto... Comera
possibile che non lo trovasse piu? Niente. Le doveva essere scivolato
via. Affranta, si sedette al suo posto e rimase lì... immobile...
malinconica... Aveva una voglia matta di scendere e di chiedergli che cosa
ci fosse scritto su quel biglietto, ma le porte si chiusero e il treno partì.
Decise che non poteva esserci scritto nulla di importante su quel foglietto,
nulla che avrebbe potuto renderla felice, perché lui non laveva
piu cercata da quel momento e solo casualmente laveva incontrato
oggi. Una domanda le si insinuò nella mente: Che ci faceva nella sua
zona? Anche se la scuola era piuttosto vicina, lui non passava mai da quelle
parti... perché stamattina invece era lì come se laspettasse?
Fran aveva mille domande in testa, ma tutte senza una risposta e chissà
quando lavrebbero avuta. Quando dopo undici ore di viaggio arrivò
a destinazione, subito venne avvolta da unaria diversa, piu buona,
piu fresca, che la faceva sentire libera. Chiese qualche informazione
ai passanti e arrivò alla scuola.
La struttura di un colore rosa pesca si affacciava sulla costa di uno splendido
mare azzurro. Il cielo era sereno, la cittadina intorno era calma, quieta, tranquilla...
Sembrava un paradiso. Quando entrò venne accolta da una signora che doveva
essere la direttrice. Le spiegò che sarebbe stata in stanza con una ragazza
per sei mesi e che potevano uscire solo durante i fine settimana e le feste
e che poi, dopo un mese di ritorno a casa, subito riprendevano il corso. Fran
aveva sempre desiderato una vita del genere in mezzo a tanta gente, con la danza
nel cuore e un buon libro. Lamore voleva lasciarlo fuori... Sapeva
che la sua vita era quella. Sapeva che sarebbe stata felice solamente se avesse
danzato. Non se la sentì nemmeno di chiamare suo padre e lui non si fece
nemmeno vivo. Cominciò a pensare che nemmeno a suo padre gliene importasse
qualcosa di lei ed ogni sera si ritrovò a piangere. Gli cominciava a
mancare come gli mancava la madre già da un anno. Erano successe tante
cose in quel periodo, per questo voleva andarsene, per questo voleva staccare
la spina dalla solita routine.
Voleva seguire il suo sogno, la sua passione e si sentiva felice così.
Fece amicizia con tante ragazze che presto diventarono sue amiche. In quella
scuola cera molta rivalità, ma cera anche chi, come lei,
voleva soltanto danzare, senza pensare ad essere piu o meno degli altri,
ma danzando solo per passione... per amore. In quei mesi riuscì persino
a non pensare a Manuel. Non se la sentiva nemmeno di scrivergli una lettera
per chiedergli cosa in realtà volesse dirle. Fu una mattina del quarto
mese che la direttrice della scuola lavvertì che cera una
telefonata per lei. Fran corse immediatamente e rispose.
<< Pronto>>
<< Ciao Fran.>> era suo padre.
La ragazza smise di sorridere. Non era Manuel, anche se per un attimo ci aveva
sperato.
<< Papà... ciao!>>
<< Scusami, piccola mia per non esserti stato vicino e per non averti
sostenuto, ma sai comè... Da quando tua madre se nè
andata, cominciai persino ad odiare la stessa danza che me laveva portata
via e non voglio che succeda la stessa cosa con te!>>
<< Ma papà...>>
<< Aspetta, Fran, fammi parlare...>> la interruppe lui <<
Sono stato scorretto nei tuoi confronti. Non ti ho nemmeno dato un abbraccio
quella mattina e non mi sono fatto sentire... ero stupidamente arrabbiato,
perdonami se puoi. Solo ora ho capito quanto conti per te la danza! Mi dispiace
non averlo capito prima!>>
<< Per me danzare significa stare vicino alla mamma...>>
<< Lo so, Fran. Ed io sono felice di questo. Sono orgoglioso di essere
tuo padre e appena finisci i corsi... ti vengo a prendere e andiamo a farci
un bel viaggio... solo io e te, che ne dici?>>
<< Beh... papà... non so che dire... mi piacerebbe...
solo che... non so...>> balbettò lei agitata.
Era felice che suo padre finalmente la capisse e che fosse orgoglioso di lei. Era felice di questo, ma sapeva che se fosse andata in viaggio anche in quel mese di pausa, non avrebbe rivisto Manuel e voleva assolutamente parlarci qualsiasi fosse stata la sua reazione. In quei mesi si preparò per tre saggi che fece con il suo gruppo. Non le era rimasto nemmeno un momento per sé, se non per la danza. Alla mattina studiavano la teoria e al pomeriggio si dedicavano alla pratica. Solo la sera avevano un momento per loro e Fran ne approfittava per sentire suo padre e per parlare con le sue amiche di ogni cosa, su ogni argomento. Finalmente si sentiva serena ed era contenta che non sentisse piu dentro di sé quel senso di vuoto e di noia che da sempre lavevano tenuta segregata in quella città. Adesso si sentiva libera, finalmente rinata e forte.
<< Va bene, come vuoi. Vorrà dire che staremo a casa a mangiarci
un po di pop corn di fronte alla televisione, che ne dici?>> esclamò
suo padre.
Lei rise e disse: << Va bene, papà.>>
<< Ciao Fran. Ti voglio bene>>
<< Anche io>> Per la prima volta suo padre le aveva detto di volerle
bene. Aveva il cuore colmo di gioia e le scesero le lacrime dalla felicità.
Poteva rinunciare a tutto, ma non alla danza e ai suoi affetti. Capiva che mai
sarebbe stata totalmente felice senza che qualcuno le volesse bene. Ora capiva
che a certe cose era impossibile rinunciarvi e che, come aveva chiarito con
il padre, così avrebbe dovuto chiarire con Manuel. Quando ritornò
a casa finalmente dopo quei sei lunghi mesi di duro lavoro e studio, disse a
suo padre che sarebbe tornata presto, ma che doveva fare una cosa. Cercò
di ricordarsi lindirizzo di casa di Manuel e si diresse verso casa sua.
Citofonò e attese che qualcuno rispondesse.
<< Chi è?>>
Era la voce della madre.
<< Mi scusi signora, è in casa Manuel?>>
<< No, ma dovrebbe arrivare tra qualche minuto... chi sei?>>
<< Ehm... sono Fran.>>
<< Oh, Fran... ciao! Come stai?>>
<< Starò meglio quando parlerò con suo figlio.>>
<< Va bene, cara. Salutami tuo padre.>>
<< Certamente. Salve!>>
Attese qualche minuto fuori dal palazzo mentre la pioggia cominciò a
scendere. Fran era senza ombrello e quando vide Manuel che arrivava di fronte
a lei in bicicletta, non poté fare a meno di pensare a quanto fosse bello.Il
suo amore...
Manuel scese dalla bicicletta, si sistemò i capelli fradici e non appena
la vide, si bloccò in mezzo al marciapiede. Si fissarono per qualche
secondo e lui riuscì solo a pronunciare il suo nome:
<< Fran...>>
<< Ciao Manuel.>> La pioggia continuava a scendere sempre piu
e nessuno dei due sapeva dove ripararsi. Rimasero a guardarsi negli occhi, ma
nessuno dei due sembrava voler iniziare a parlare. Lui però, interruppe
quel silenzio.
<< Dove sei stata per tutto questo tempo? Perché nemmeno una telefonata?
Perché sei sparita?>>
Fran lo guardò storto. << Cosa dovevo fare? Chiamarti? Ma sei impazzito?!>>
<< Fran, dove sei stata in tutto questo tempo?>> Manuel sembrò
ignorare la sua domanda. << Sono andata al nord... in una scuola di
danza>>
<< Per sei mesi?>>
<< Sì, perché?!>> Fran continuava a non capire la
sua reazione.
<< Quando ci ritornerai?>>
<< Ci dovrò stare altri sei mesi dopo questo di pausa.>>
<< Capisco. Quindi non ci rivedremo piu per altro tempo?>>
disse lui. Sembrava dispiaciuto, ma Fran non voleva illudersi.
<< Avrò solo tempo durante il fine settimana e alle feste.>>
rispose lei.
Lui fece cenno di aver capito, ma non smise mai di guardarla.
<< Perché non mi hai scritto?>>
<< Perché non me la sentivo.>> Lui la fissò e si avvicinò
di piu a lei, mentre Fran rimaneva immobile.
<< Hai letto quello che ti ho scritto su quel foglietto? In sei mesi potevi
scrivermi, accidenti!>>
Lei rabbrividì. Era vero. Che fine aveva fatto il biglietto? Cosa cera
scritto? Lei non se lera piu chiesto da quando era impegnata con
la danza.
<< Non lho letto...>>
<< E perché?>>
<< Non lho trovato.>>
<< Quindi in tutti questi mesi non mi hai scritto sia perché non
volevi farlo e sia perché non lhai letto?>> Lei lo osservò,
era tutto infradiciato e si morse il labbro per non ridere. Era tenerissimo.
Fran cominciò a sentire freddo e aveva una voglia immensa di abbracciarlo.
Manuel continuò: << Fran, ma almeno... ti sono mancato?>>
Lei lo fissò incredula. Sperava che gli mancasse?! Ma era diventato matto?
Cosa pretendeva da lei se era lui che laveva lasciata?! Le parole, però
le uscirono fuori prima che lei potesse rifletterci.
<< Sì che mi sei mancato...>> Lui fece un mezzo sorriso
e le sfiorò un braccio con la mano. << Stai tremando...>>
<< Già...>>
<< Vieni qui...>> Manuel la strinse immediatamente a sé,
come se lo desiderasse anche lui come lo voleva lei.
Fran rimase immobile a guardarlo e a sentire il suo calore. Allinizio
rimase immobile, ma poi non resistette piu e lo cinse con le braccia.
Improvvisamente lei si ricordò di quando facevano lamore. Era incredibile
come ancora a distanza di tempo si sentisse protetta e coccolata tra le sue
braccia.
<< In quel biglietto...>> cominciò lui <<...cera
scritto che me ne ero andato da te non perché non ti amavo piu...
perdonami, Fran...>>
Lei credeva di non aver sentito bene e si tolse dallabbraccio. <<
Puoi ripetere? Devo aver capito male!>>
<< Hai capito bene. Me ne ero andato perché mio padre è
stato ricoverato in ospedale...>> lei continuava a guardarlo <<
Gli avevano diagnosticato un tumore e... non me la sono sentita di lasciarlo
solo in quellospedale. Ho voluto stargli vicino e per farlo dovevo dividermi
da te.>> Lei lo capiva, ma forse lui non aveva idea di quanto lei avesse
sofferto per tutto questo tempo. << Ma perché non mi hai detto
nulla? Perché non ti sei fatto piu vivo? Sono stata tanto male,
Manuel.>>
<< Lo so, piccola... Quella mattina volevo passare sotto casa tua per
parlarti e per fare la strada insieme, ma tu eri di fretta. Volevo farti leggere
ciò che avevo scritto la sera prima per te, perché temevo che
a parole non avresti capito.>>
Il cuore le sembrò scoppiare di gioia. Non poteva credere a ciò
che le stava accadendo.
<< Se mi sono staccato da te è stato perché stavo male,
volevo stare da solo... vedevo mio padre in quel letto e...>> Fran
notò che i suoi occhi erano diventati lucidi.
<< Manu... mi dispiace... ma potevi dirmelo, avrei capito...>>
Lei lo strinse forte a sé.
Era felice che dopo tutto quel tempo lo poteva stringere di nuovo.
Manuel le era mancato da morire, benché non lo volesse ammettere nemmeno
a se stessa.
<< Scusami...>> mormorò lui.
<< Non ti preoccupare... ma ora, come sta tuo padre?>>
Lui tacque. Non disse una parola, ma la fissò dritta negli occhi e non
riuscì a trattenere le lacrime. Era la prima volta che vedeva un ragazzo
piangere di fronte a sé. Fran si pentì subito di avergli fatto
una simile domanda e così decise di stringerlo di nuovo. Aveva capito
la risposta, non aveva bisogno che le dicesse nulla di piu. Anche lei
aveva perso la madre e capiva benissimo il dolore che anche Manuel stava provando
in quel momento. Fran sapeva che doveva stargli vicino e lo desiderava con tutta
se stessa.
<< Ti voglio bene>> disse lei con un filo di voce.
<< Ed io ti amo. So che puoi capirmi, piccola mia. Perdonami se ne ho
dubitato.>>
<< Non preoccuparti.>>
Lui sorrise e non disse nulla. La pioggia continuò a scendere. Entrambi
erano bagnati fradici, ma nessuno di loro sembrava volesse interrompere quel
momento. Era passato tanto, troppo tempo ed ora che finalmente erano insieme,
niente e nessuno avrebbe mai potuto dividerli. Forse erano solo speranze di
adolescenti o forse solo sogni di due innamorati... Non si sa... Quello
che si sa è che quando tinnamori, ci si sente come se non dovesse
finire mai.
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White_Flower
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pure io vorrei tanto innamorarmi ma fino ad ora ho trovato sempre tt stronzi ke nn hanno saputo capire cosa signifiki la parola innamorarsi...io aspetto il mio "principe azzurro" xkè ognuno di noi ne ha uno,bisogna saperlo trovare ma stavolta sarà lui a trovare me!
ho letto tutto questo racconto. mi domando "da dove hai saputo la mia storia?" leggendo questo, viene la voglia di piangere - perche e' molto bello.. non sono da italia... io invece ho lasciato "amore" da +4 anni, per una cosa che lei sa, ma mi aspetta fedelmente il mio ritorno. per fino mi ha inviato un biglietto scritto con il suo sangue... incredibile ma vero..."E... ti amooooooooooooooooo... ok. basta, vado fare l'esame orale..... con la forza di "E.."