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Racconto: "Il tempo perduto"

Racconto: "Il tempo perduto"

di Emanuela _Cerri 9 settembre 2005
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Questo è l'incipit dal quale bisognava partire:

"Era accaduto quello che immaginava, c'era da aspettarselo.
Non sentiva. Non vedeva o non voleva vedere. Chi lo guardava, non capiva cosa stesse succedendo a...
"

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Il tempo perduto

... Lorenzo. Lui, sempre così tranquillo e amico di tutti sul lavoro, quello con cui tutti amavano scambiare due chiacchiere, quello che non perdeva mai la calma e sdrammatizzava tutto, da qualche tempo era inquieto, taciturno, imprevedibile.
Quando il gruppo dei colleghi si ritrovava nella stanzetta della macchinetta del caffè per una breve pausa, era come se Lorenzo fosse all'erta. A volte, come se dovesse esibirsi, intavolava discussioni animate con i colleghi più saccenti, mentre prima aveva sempre lasciato perdere.

Chiara aveva intuito il motivo del cambiamento di Lorenzo, e ne era molto preoccupata. Si era resa conto che, quando gli altri non ci facevano caso, erano i suoi occhi che Lorenzo cercava. Si era resa conto che ultimamente cercava ogni pretesto, anche banale, per recarsi nella sua stanza, e ogni volta sembrava non volersene andare, buttava là qualche battuta, ma non con la spensierata noncuranza di un tempo, bensì con un fare un po' impacciato, quasi imbarazzato. Si capiva che voleva piacerle, farla ridere, stupirla, e questo sforzo lo metteva in tensione.

Lorenzo cercava ancora di negare a se stesso la portata dell'attrazione che lo legava sempre più a Chiara. Si diceva che era semplicemente una persona con cui stava bene, simpatica, gentile, terribilmente intelligente, appassionata nel difendere le sue idee, ma incapace di tenere rancore. Con Chiara potevi discutere su argomenti spinosi, scontrarti con il suo inflessibile senso etico, ma non dovevi temere che in seguito lei si mostrasse sprezzante o sostenuta con te. Accettava il tuo punto di vista, lo metabolizzava e tornava calma e disponibile.
Lorenzo, per molto tempo, aveva osservato Chiara quando lei, appena trasferita da un altro ufficio, si era fatta strada con la sua dolce serietà nel gruppo dei colleghi. Era incantato dal suo sorriso, ma anche dalla sua assoluta mancanza di civetteria. E col tempo, man mano che tra loro due aumentava la confidenza, aveva cominciato a sentirsi in pericolo.
Si rendeva conto che il suo cuore accelerava i battiti quando la vedeva sbucare d'improvviso nel corridoio, col suo passo veloce e silenzioso. Si rendeva conto di ammutolire quando lei incontrava il suo sguardo e lo abbagliava con il suo caldo sorriso. Si rendeva conto di quanto lo rendesse felice riuscire a strapparle una risata. Si rendeva conto, anche, di trovarsi spesso davanti la sua immagine quando era fermo a un semaforo, di fantasticare su di lei quando si annoiava a una cena tra amici, di fronte al televisore con una birra in mano.

Chiara trovava Lorenzo, se non proprio il suo tipo, piacevole e simpatico. Come tutti, era stata conquistata dal suo modo di fare cordiale e pacato. Si trovava davvero bene a parlare con lui, perché anche lui era una persona sensibile, colta e informata, e aveva altri argomenti di cui discutere oltre al calcio, alle automobili e ai telefonini, la triade prediletta dagli altri colleghi maschi.
Quando si era resa conto della simpatia di Lorenzo per lei, Chiara aveva riflettuto sul fatto che, se fossero stati entrambi liberi, probabilmente lei non avrebbe disdegnato una storia con lui. Ma Chiara aveva un compagno amatissimo, e Lorenzo una moglie. Probabilmente il loro rapporto era un po' infiacchito, un po' consumato dalla routine, ma anche se fosse stata libera Chiara non avrebbe mai approfittato della situazione. Credeva nei legami solidi e non sopportava le scappatelle, i sotterfugi.
Per lei diventava sempre più difficile godere della conversazione di Lorenzo senza sentirsi in colpa, e d'altra parte non avrebbe mai voluto farlo soffrire o metterlo in imbarazzo. Si limitava ad aspettare che l'infatuazione passasse, e nel frattempo frenava l'impulso di simpatia che in condizioni normali l'avrebbe spinta a cercare la sua compagnia.

Nel frattempo, le giornate di Lorenzo scorrevano in un turbinìo di confusione e senso di colpa. Cominciò a fare caso al rapporto con sua moglie Carla, a notare cose che per molto tempo erano passate a lui inosservate. Il bacio frettoloso che, non sempre, si scambiavano nel ritrovarsi la sera, la conversazione monotona durante la preparazione della cena, l'abitudine di guardare la TV prima di andare a dormire, la luce accesa sul comodino di lei che leggeva sempre qualche pagina prima di andare a dormire, mentre lui appena infilatosi sotto le lenzuola era preso dal sonno, il "buongiorno" laconico della mattina, le istruzioni sulla spesa o sulle bollette da pagare, gli interminabili pranzi dai genitori di lei e gli altrettanto interminabili pomeriggi dal padre di lui.
Una notte, svegliatosi per lo stridore dei freni di una macchina in strada, si rese conto che da diverse settimane non la cercava per fare l'amore, e soprattutto che era sempre lui a farsi avanti. In tutte quelle settimane, lei non aveva mai manifestato il minimo desiderio. Quella notte, Lorenzo rimase a lungo a fissare il soffitto, amareggiato per la distanza che sentiva tra lui e Carla. Voltandosi, vedeva la sua larga schiena illuminata dalla luce di un lampione. Possibile che l'amore potesse dissolversi così subdolamente? Che potesse subentrare un tale desiderio per un'altra persona, con cui non si era condiviso nessun momento significativo della vita? Lorenzo si tormentava al pensiero che non si trattava solo di un desiderio fisico, dell'attrazione per un viso fresco e pulito e per un corpo che indovinava armonioso. Quello che avrebbe voluto davvero sarebbe stato corteggiare Chiara come un single di trent'anni può corteggiare una single sua coetanea. Invitarla al cinema, fare una gita al mare, cenare insieme in un ristorantino, fare le due di notte a parlare... le stesse cose che aveva fatto anni prima con Carla, ma con una consapevolezza diversa, una maggiore esperienza.
Si sentiva tremendamente in colpa nei confronti di Carla, gli sembrava di rubarle l'affetto e l'attenzione che meritava. Sapeva di avere di fronte a sè due possibilità: cercare di annullare l'infatuazione per Chiara e trovare un modo per recuperare il rapporto con sua moglie, o lasciare le cose così come stavano, abbandonandosi alle emozioni e aspettando che la situazione si risolvesse da sola.

Due mesi dopo.
Lorenzo aveva scelto la soluzione meno faticosa. Aveva continuato a fantasticare, lasciando che la routine della vita coniugale proseguisse senza strappi. Chiara manteneva il suo atteggiamento tranquillo e distante, ma dentro di sé era a disagio.
Una mattina di splendida primavera scoppiò la bomba.

Uscendo dal lavoro, Lorenzo passò in mezzo al parco per tornare a casa. Quando vide Chiara seduta su una panchina, con un libro in mano, sentì come un pugno allo stomaco. Stette ad osservarla per alcuni minuti, il profilo del viso serio chino sulle pagine, il piede destro che si agitava ritmicamente, la mano che sfogliava lentamente il libro.
"Intanto mi siedo vicino a lei" pensò "poi vediamo".
Si avvicinò alla panchina, incontrò il suo sguardo, abbozzò un sorriso, si sedette.
"Giornata splendida,no?"
Lei annuì, cauta. C'era un fremito di tensione tra loro. Per un po' lui rimase in silenzio, fissando davanti a sé. Lei aveva chiuso il libro, tenendo un dito infilato tra le pagine. Quando Lorenzo cominciò a parlare, sentì rimbombare la propria voce come se venisse da molto lontano.
"Chiara,mi sono innamorato di te".
Silenzio. Sbirciò di lato e la vide stringere gli occhi. Si voltò verso di lei, scrutandola con apprensione, e con dolore la vide ritrarsi.
"Lorenzo - fece lei, scandendo con fatica le parole - è solo un'infatuazione momentanea. Io amo il mio compagno e tu tua moglie". Una pausa imbarazzante per entrambi, poi continuò. "Facciamo finta che non mi abbia detto niente, va bene?". Lorenzo scosse la testa, ma lei insistette. "Tu sei una bella persona, e sono convinta che passerà. Capita a tutti di avere delle fantasie su altre persone, con cui siamo in sintonia. Sarebbe sciocco pensare di concretizzarle."
Parlarono a lungo. Lorenzo era stato ferito dalla delusione - un minimo di speranza l'aveva - ma si sentiva anche sollevato dall'aver vuotato il sacco. Raccontò a Chiara dei suoi dubbi, del suo rapporto, e lei lo rassicurò. Fu dolce e disponibile come sempre, più di sempre, e quando finalmente si salutarono Lorenzo si sentiva ancora imbarazzato ma come libero da un gran peso. Si fermò da un fioraio e scelse un mazzo di rose rosa e rosse. Si avviò verso casa deciso a portare Carla nel loro ristorante preferito, quello in cui non mangiavano da anni, a detta loro perché i prezzi erano lievitati notevolmente, in realtà perché era più semplice consumare una cena frettolosa davanti al televisore. Avrebbero indossato i loro abiti migliori, avrebbero ordinato anche una bottiglia di champagne, e tornati a casa Lorenzo l'avrebbe guardata negli occhi e avrebbe ritrovato la fiamma perduta.

"Come mai così tardi?" fu la prima cosa che Carla gli disse quando varcò la soglia della cucina con il mazzo di rose dietro la schiena. Per tutta risposta lui glielo offrì, con un sorriso. Lei guardò un momento il mazzo, poi lui, e la sua reazione fu molto diversa da quella che Lorenzo si aspettava. "Perché questi fiori?"
"Così... per te" fece lui.
Lei li prese, ancora diffidente. "Grazie".
Un momento di silenzio.
"Andiamo a mangiare al ...?" riprese lui.
"Ma scherzi?" fu la risposta. "Ho già messo il merluzzo in forno".
"Possiamo mangiarlo domani" insistette lui. "Ho voglia di andare a cena fuori con te".
"Beh, io no. Sono a pezzi, non ho nessuna voglia di vestirmi, ritruccarmi e uscire. Ho una fame che non ci vedo e anche un cerchio alla testa."
Lorenzo rimase un po' in silenzio a metabolizzare la delusione. La guardò ciabattare in soggiorno per mettere i fiori in un vaso, infagottata in una tuta blu, i capelli fermati da una molletta di plastica. Decisamente le cose non stavano andando come previsto, e lui stava già perdendo l'entusiasmo.
Durante la serata, la situazione non fece che peggiorare. Carla era stanca e rispondeva a monosillabi ai suoi tentativi di animare la conversazione, e quando lui, sul divano, prese ad accarezzarle le spalle si mostrò un po' infastidita. Un vero disastro.

L'indomani Lorenzo era di pessimo umore, e per giunta si vergognava terribilmente al pensiero di incontrare Chiara. Lei era tranquilla e gentile come sempre, ma lui si sentiva a pezzi, e fu anche un po' sgarbato. La giornata passò lentamente e faticosamente. La sera, Lorenzo si chiese se valesse la pena di riprovare. Era un venerdì. Dopo la cena, dopo aver lavato i piatti, si infilarono nel letto. Lorenzo si accostò a Carla che leggeva, le sfiorò la guancia con le labbra. Lei si scostò leggermente. Provò ancora ad avvicinarsi, ma lei lo respinse con dolce fermezza. Lorenzo si rese conto di non provare alcun desiderio, ma il gesto lo fece sentire comunque umiliato.
"Perché mi respingi?" articolò a fatica.
"Non mi va" rispose lei, evitando il suo sguardo.
"C'è qualcosa che non va" disse lui, guardandola smarrito.
Carla posò il libro sul comodino, lo guardò, abbassò gli occhi, aprì la bocca come per parlare, si fermò, scosse la testa, si morse le labbra, lo guardò di nuovo. Aveva un'espressione di pena nei suoi confronti.
"Lorenzo, non ti amo più" sussurrò.
Lui si sentì mozzare il respiro. "Perché?" bisbigliò, scioccato.
"Non lo so". Guardò nel vuoto per alcuni minuti, mentre Lorenzo tratteneva il respiro.
"Sono innamorata di un altro" scandì alla fine, senza guardarlo.
Lorenzo rimase a bocca aperta. Gli sembrava di vivere un incubo. Cosa poteva fare? Urlare, andarsene, piangere, voltarsi dall'altra parte e dormire? Chi era lui? Non voleva saperlo. Era tutto finito. Cos'avrebbero fatto della casa, dei mobili? Cos'avrebbero detto i parenti, gli amici? Cos'avrebbe detto al lavoro? Dove sarebbe andato l'indomani? E le vacanze già prenotate, il viaggio a Cuba scelto il mese prima? Come avrebbe voluto tornare indietro nel tempo, spegnere la luce e dormire, non sapere niente.
Non sapeva quanto tempo fosse passato. Ad un tratto Carla si alzò, andò in cucina. Lui rimase immobile, il lenzuolo stretto in mano, gli occhi fissi sulla lampada accesa sul comodino. Si riscosse, spense la luce, si volto dall'altra parte, inebetito. Pensò che quella notte l'avrebbe passata a fissare nel buio davanti a sé, poi si addormentò di botto.

La mattina dopo, il primo pensiero di Lorenzo quando riemerse dal sonno fu il ricordo della conversazione della sera prima. Si drizzò a sedere sul letto vuoto. Si alzò e andò in cucina. Carla era completamente vestita e sorbiva un caffè, visibilmente a disagio.
"Dobbiamo parlare", articolò lui senza molta convinzione.
Lei annuì.
Ci vollero pochi minuti per il funerale del loro rapporto. Carla aveva una relazione da due mesi con un suo collega. Voleva andare a vivere da lui. Avrebbe portato via le sue cose durante il fine settimana. Gli chiese scusa, ma Lorenzo era frastornato e si limitò ad assentire col capo. Quando lei uscì, rimase seduto al tavolo della cucina, chiedendosi cos'avrebbe fatto della sua vita, chiedendosi come aveva fatto a non accorgersi di nulla, come aveva potuto trastullarsi con fantasie impossibili lasciando andare a pezzi il suo matrimonio, e come si può preservare un amore.

maia
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5
Commenti

Giuliana88 martedì, 13 settembre 2005

eleax

ihihihih devo dire ke sei ottimista!!Da un lato è anke vero quel ke dici ma cè anke da dire ke cè gente ke dopo 80 anni di matrimonio,50,25,stanno ancora insieme felicemente...basta crederci e nn partire prevenuti come te ;)

n° 3
eleax lunedì, 12 settembre 2005

ecco perchè!

ecco perchè non credo al matrimonio...siamo esseri umani,non macchine,robot!e soprattutto,l'evolversi della vita,delle situazioni,l'invecchiare,il crescere,non prevede una staticità simile,il matrimonio!inevitabilmente tutti andranno a finire cosi,tutti!

n° 2
maia martedì, 13 settembre 2005

ma no, eleax!

questa è solo una storia, una storia che mi è stata ispirata da un collega, che ho scritto pensando a quanto sia importante stare in guardia.
vivo col mio compagno da quasi 8 anni, e le cose vanno sempre meglio, altro che ingrigirsi! l'amore va coltivato.
ci sono tante coppie che si lasciano andare, ma anche tante altre che si danno da fare. dipende sempre da noi. :)
baci
maia

Giuliana88 domenica, 11 settembre 2005

no

storia banale sentita e risentita.Forse sei entrata tra i 5 racconti +belli x il modo in cui l'hai scritto ma x il resto un'insufficienza decisamente!

n° 1
maia martedì, 13 settembre 2005

de gustibus...

la vita non è mai banale. e la maggior parte delle storie che leggi sono vita. cio' che fa la differenza è proprio il modo di scrivere. ;)
come mai così acida? invece di sparare a zero sugli altri, prova a scrivere qualcosa anche tu. se sei dell'88, hai circa 17 anni... alla tua età mi è stato pubblicato il primo racconto, sullo stupro etnico in bosnia. banale? forse per qualcuno sì, ma non mi è mai interessato.

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