|
Il tempo perduto
... Lorenzo. Lui, sempre così tranquillo e amico
di tutti sul lavoro, quello con cui tutti amavano scambiare
due chiacchiere, quello che non perdeva mai la calma
e sdrammatizzava tutto, da qualche tempo era inquieto,
taciturno, imprevedibile.
Quando il gruppo dei colleghi si ritrovava nella stanzetta
della macchinetta del caffè per una breve pausa,
era come se Lorenzo fosse all'erta. A volte, come se
dovesse esibirsi, intavolava discussioni animate con
i colleghi più saccenti, mentre prima aveva sempre
lasciato perdere.
Chiara aveva intuito il motivo del cambiamento di Lorenzo,
e ne era molto preoccupata. Si era resa conto che, quando
gli altri non ci facevano caso, erano i suoi occhi che
Lorenzo cercava. Si era resa conto che ultimamente cercava
ogni pretesto, anche banale, per recarsi nella sua stanza,
e ogni volta sembrava non volersene andare, buttava
là qualche battuta, ma non con la spensierata
noncuranza di un tempo, bensì con un fare un
po' impacciato, quasi imbarazzato. Si capiva che voleva
piacerle, farla ridere, stupirla, e questo sforzo lo
metteva in tensione.
Lorenzo cercava ancora di negare a se stesso la portata
dell'attrazione che lo legava sempre più a Chiara.
Si diceva che era semplicemente una persona con cui
stava bene, simpatica, gentile, terribilmente intelligente,
appassionata nel difendere le sue idee, ma incapace
di tenere rancore. Con Chiara potevi discutere su argomenti
spinosi, scontrarti con il suo inflessibile senso etico,
ma non dovevi temere che in seguito lei si mostrasse
sprezzante o sostenuta con te. Accettava il tuo punto
di vista, lo metabolizzava e tornava calma e disponibile.
Lorenzo, per molto tempo, aveva osservato Chiara quando
lei, appena trasferita da un altro ufficio, si era fatta
strada con la sua dolce serietà nel gruppo dei
colleghi. Era incantato dal suo sorriso, ma anche dalla
sua assoluta mancanza di civetteria. E col tempo, man
mano che tra loro due aumentava la confidenza, aveva
cominciato a sentirsi in pericolo.
Si rendeva conto che il suo cuore accelerava i battiti
quando la vedeva sbucare d'improvviso nel corridoio,
col suo passo veloce e silenzioso. Si rendeva conto
di ammutolire quando lei incontrava il suo sguardo e
lo abbagliava con il suo caldo sorriso. Si rendeva conto
di quanto lo rendesse felice riuscire a strapparle una
risata. Si rendeva conto, anche, di trovarsi spesso
davanti la sua immagine quando era fermo a un semaforo,
di fantasticare su di lei quando si annoiava a una cena
tra amici, di fronte al televisore con una birra in
mano.
Chiara trovava Lorenzo, se non proprio il suo tipo,
piacevole e simpatico. Come tutti, era stata conquistata
dal suo modo di fare cordiale e pacato. Si trovava davvero
bene a parlare con lui, perché anche lui era
una persona sensibile, colta e informata, e aveva altri
argomenti di cui discutere oltre al calcio, alle automobili
e ai telefonini, la triade prediletta dagli altri colleghi
maschi.
Quando si era resa conto della simpatia di Lorenzo per
lei, Chiara aveva riflettuto sul fatto che, se fossero
stati entrambi liberi, probabilmente lei non avrebbe
disdegnato una storia con lui. Ma Chiara aveva un compagno
amatissimo, e Lorenzo una moglie. Probabilmente il loro
rapporto era un po' infiacchito, un po' consumato dalla
routine, ma anche se fosse stata libera Chiara non avrebbe
mai approfittato della situazione. Credeva nei legami
solidi e non sopportava le scappatelle, i sotterfugi.
Per lei diventava sempre più difficile godere
della conversazione di Lorenzo senza sentirsi in colpa,
e d'altra parte non avrebbe mai voluto farlo soffrire
o metterlo in imbarazzo. Si limitava ad aspettare che
l'infatuazione passasse, e nel frattempo frenava l'impulso
di simpatia che in condizioni normali l'avrebbe spinta
a cercare la sua compagnia.
Nel frattempo, le giornate di Lorenzo scorrevano in
un turbinìo di confusione e senso di colpa. Cominciò
a fare caso al rapporto con sua moglie Carla, a notare
cose che per molto tempo erano passate a lui inosservate.
Il bacio frettoloso che, non sempre, si scambiavano
nel ritrovarsi la sera, la conversazione monotona durante
la preparazione della cena, l'abitudine di guardare
la TV prima di andare a dormire, la luce accesa sul
comodino di lei che leggeva sempre qualche pagina prima
di andare a dormire, mentre lui appena infilatosi sotto
le lenzuola era preso dal sonno, il "buongiorno"
laconico della mattina, le istruzioni sulla spesa o
sulle bollette da pagare, gli interminabili pranzi dai
genitori di lei e gli altrettanto interminabili pomeriggi
dal padre di lui.
Una notte, svegliatosi per lo stridore dei freni di
una macchina in strada, si rese conto che da diverse
settimane non la cercava per fare l'amore, e soprattutto
che era sempre lui a farsi avanti. In tutte quelle settimane,
lei non aveva mai manifestato il minimo desiderio. Quella
notte, Lorenzo rimase a lungo a fissare il soffitto,
amareggiato per la distanza che sentiva tra lui e Carla.
Voltandosi, vedeva la sua larga schiena illuminata dalla
luce di un lampione. Possibile che l'amore potesse dissolversi
così subdolamente? Che potesse subentrare un
tale desiderio per un'altra persona, con cui non si
era condiviso nessun momento significativo della vita?
Lorenzo si tormentava al pensiero che non si trattava
solo di un desiderio fisico, dell'attrazione per un
viso fresco e pulito e per un corpo che indovinava armonioso.
Quello che avrebbe voluto davvero sarebbe stato corteggiare
Chiara come un single di trent'anni può corteggiare
una single sua coetanea. Invitarla al cinema, fare una
gita al mare, cenare insieme in un ristorantino, fare
le due di notte a parlare... le stesse cose che aveva
fatto anni prima con Carla, ma con una consapevolezza
diversa, una maggiore esperienza.
Si sentiva tremendamente in colpa nei confronti di Carla,
gli sembrava di rubarle l'affetto e l'attenzione che
meritava. Sapeva di avere di fronte a sè due
possibilità: cercare di annullare l'infatuazione
per Chiara e trovare un modo per recuperare il rapporto
con sua moglie, o lasciare le cose così come
stavano, abbandonandosi alle emozioni e aspettando che
la situazione si risolvesse da sola.
Due mesi dopo.
Lorenzo aveva scelto la soluzione meno faticosa. Aveva
continuato a fantasticare, lasciando che la routine
della vita coniugale proseguisse senza strappi. Chiara
manteneva il suo atteggiamento tranquillo e distante,
ma dentro di sé era a disagio.
Una mattina di splendida primavera scoppiò la
bomba.
Uscendo dal lavoro, Lorenzo passò in mezzo al
parco per tornare a casa. Quando vide Chiara seduta
su una panchina, con un libro in mano, sentì
come un pugno allo stomaco. Stette ad osservarla per
alcuni minuti, il profilo del viso serio chino sulle
pagine, il piede destro che si agitava ritmicamente,
la mano che sfogliava lentamente il libro.
"Intanto mi siedo vicino a lei" pensò
"poi vediamo".
Si avvicinò alla panchina, incontrò il
suo sguardo, abbozzò un sorriso, si sedette.
"Giornata splendida,no?"
Lei annuì, cauta. C'era un fremito di tensione
tra loro. Per un po' lui rimase in silenzio, fissando
davanti a sé. Lei aveva chiuso il libro, tenendo
un dito infilato tra le pagine. Quando Lorenzo cominciò
a parlare, sentì rimbombare la propria voce come
se venisse da molto lontano.
"Chiara,mi sono innamorato di te".
Silenzio. Sbirciò di lato e la vide stringere
gli occhi. Si voltò verso di lei, scrutandola
con apprensione, e con dolore la vide ritrarsi.
"Lorenzo - fece lei, scandendo con fatica le parole
- è solo un'infatuazione momentanea. Io amo il
mio compagno e tu tua moglie". Una pausa imbarazzante
per entrambi, poi continuò. "Facciamo finta
che non mi abbia detto niente, va bene?". Lorenzo
scosse la testa, ma lei insistette. "Tu sei una
bella persona, e sono convinta che passerà. Capita
a tutti di avere delle fantasie su altre persone, con
cui siamo in sintonia. Sarebbe sciocco pensare di concretizzarle."
Parlarono a lungo. Lorenzo era stato ferito dalla delusione
- un minimo di speranza l'aveva - ma si sentiva anche
sollevato dall'aver vuotato il sacco. Raccontò
a Chiara dei suoi dubbi, del suo rapporto, e lei lo
rassicurò. Fu dolce e disponibile come sempre,
più di sempre, e quando finalmente si salutarono
Lorenzo si sentiva ancora imbarazzato ma come libero
da un gran peso. Si fermò da un fioraio e scelse
un mazzo di rose rosa e rosse. Si avviò verso
casa deciso a portare Carla nel loro ristorante preferito,
quello in cui non mangiavano da anni, a detta loro perché
i prezzi erano lievitati notevolmente, in realtà
perché era più semplice consumare una
cena frettolosa davanti al televisore. Avrebbero indossato
i loro abiti migliori, avrebbero ordinato anche una
bottiglia di champagne, e tornati a casa Lorenzo l'avrebbe
guardata negli occhi e avrebbe ritrovato la fiamma perduta.
"Come mai così tardi?" fu la prima
cosa che Carla gli disse quando varcò la soglia
della cucina con il mazzo di rose dietro la schiena.
Per tutta risposta lui glielo offrì, con un sorriso.
Lei guardò un momento il mazzo, poi lui, e la
sua reazione fu molto diversa da quella che Lorenzo
si aspettava. "Perché questi fiori?"
"Così... per te" fece lui.
Lei li prese, ancora diffidente. "Grazie".
Un momento di silenzio.
"Andiamo a mangiare al ...?" riprese lui.
"Ma scherzi?" fu la risposta. "Ho già
messo il merluzzo in forno".
"Possiamo mangiarlo domani" insistette lui.
"Ho voglia di andare a cena fuori con te".
"Beh, io no. Sono a pezzi, non ho nessuna voglia
di vestirmi, ritruccarmi e uscire. Ho una fame che non
ci vedo e anche un cerchio alla testa."
Lorenzo rimase un po' in silenzio a metabolizzare la
delusione. La guardò ciabattare in soggiorno
per mettere i fiori in un vaso, infagottata in una tuta
blu, i capelli fermati da una molletta di plastica.
Decisamente le cose non stavano andando come previsto,
e lui stava già perdendo l'entusiasmo.
Durante la serata, la situazione non fece che peggiorare.
Carla era stanca e rispondeva a monosillabi ai suoi
tentativi di animare la conversazione, e quando lui,
sul divano, prese ad accarezzarle le spalle si mostrò
un po' infastidita. Un vero disastro.
L'indomani Lorenzo era di pessimo umore, e per giunta
si vergognava terribilmente al pensiero di incontrare
Chiara. Lei era tranquilla e gentile come sempre, ma
lui si sentiva a pezzi, e fu anche un po' sgarbato.
La giornata passò lentamente e faticosamente.
La sera, Lorenzo si chiese se valesse la pena di riprovare.
Era un venerdì. Dopo la cena, dopo aver lavato
i piatti, si infilarono nel letto. Lorenzo si accostò
a Carla che leggeva, le sfiorò la guancia con
le labbra. Lei si scostò leggermente. Provò
ancora ad avvicinarsi, ma lei lo respinse con dolce
fermezza. Lorenzo si rese conto di non provare alcun
desiderio, ma il gesto lo fece sentire comunque umiliato.
"Perché mi respingi?" articolò
a fatica.
"Non mi va" rispose lei, evitando il suo sguardo.
"C'è qualcosa che non va" disse lui,
guardandola smarrito.
Carla posò il libro sul comodino, lo guardò,
abbassò gli occhi, aprì la bocca come
per parlare, si fermò, scosse la testa, si morse
le labbra, lo guardò di nuovo. Aveva un'espressione
di pena nei suoi confronti.
"Lorenzo, non ti amo più" sussurrò.
Lui si sentì mozzare il respiro. "Perché?"
bisbigliò, scioccato.
"Non lo so". Guardò nel vuoto per alcuni
minuti, mentre Lorenzo tratteneva il respiro.
"Sono innamorata di un altro" scandì
alla fine, senza guardarlo.
Lorenzo rimase a bocca aperta. Gli sembrava di vivere
un incubo. Cosa poteva fare? Urlare, andarsene, piangere,
voltarsi dall'altra parte e dormire? Chi era lui? Non
voleva saperlo. Era tutto finito. Cos'avrebbero fatto
della casa, dei mobili? Cos'avrebbero detto i parenti,
gli amici? Cos'avrebbe detto al lavoro? Dove sarebbe
andato l'indomani? E le vacanze già prenotate,
il viaggio a Cuba scelto il mese prima? Come avrebbe
voluto tornare indietro nel tempo, spegnere la luce
e dormire, non sapere niente.
Non sapeva quanto tempo fosse passato. Ad un tratto
Carla si alzò, andò in cucina. Lui rimase
immobile, il lenzuolo stretto in mano, gli occhi fissi
sulla lampada accesa sul comodino. Si riscosse, spense
la luce, si volto dall'altra parte, inebetito. Pensò
che quella notte l'avrebbe passata a fissare nel buio
davanti a sé, poi si addormentò di botto.
La mattina dopo, il primo pensiero di Lorenzo quando
riemerse dal sonno fu il ricordo della conversazione
della sera prima. Si drizzò a sedere sul letto
vuoto. Si alzò e andò in cucina. Carla
era completamente vestita e sorbiva un caffè,
visibilmente a disagio.
"Dobbiamo parlare", articolò lui senza
molta convinzione.
Lei annuì.
Ci vollero pochi minuti per il funerale del loro rapporto.
Carla aveva una relazione da due mesi con un suo collega.
Voleva andare a vivere da lui. Avrebbe portato via le
sue cose durante il fine settimana. Gli chiese scusa,
ma Lorenzo era frastornato e si limitò ad assentire
col capo. Quando lei uscì, rimase seduto al tavolo
della cucina, chiedendosi cos'avrebbe fatto della sua
vita, chiedendosi come aveva fatto a non accorgersi
di nulla, come aveva potuto trastullarsi con fantasie
impossibili lasciando andare a pezzi il suo matrimonio,
e come si può preservare un amore.
maia
Leggi le più belle poesie d'amore gratis
per te solo su Girlpower
|
|
eleax
ihihihih devo dire ke sei ottimista!!Da un lato è anke vero quel ke dici ma cè anke da dire ke cè gente ke dopo 80 anni di matrimonio,50,25,stanno ancora insieme felicemente...basta crederci e nn partire prevenuti come te ;)
ecco perchè!
ecco perchè non credo al matrimonio...siamo esseri umani,non macchine,robot!e soprattutto,l'evolversi della vita,delle situazioni,l'invecchiare,il crescere,non prevede una staticità simile,il matrimonio!inevitabilmente tutti andranno a finire cosi,tutti!
ma no, eleax!
questa è solo una storia, una storia che mi è stata ispirata da un collega, che ho scritto pensando a quanto sia importante stare in guardia.
vivo col mio compagno da quasi 8 anni, e le cose vanno sempre meglio, altro che ingrigirsi! l'amore va coltivato.
ci sono tante coppie che si lasciano andare, ma anche tante altre che si danno da fare. dipende sempre da noi. :)
baci
maia
no
storia banale sentita e risentita.Forse sei entrata tra i 5 racconti +belli x il modo in cui l'hai scritto ma x il resto un'insufficienza decisamente!
de gustibus...
la vita non è mai banale. e la maggior parte delle storie che leggi sono vita. cio' che fa la differenza è proprio il modo di scrivere. ;)
come mai così acida? invece di sparare a zero sugli altri, prova a scrivere qualcosa anche tu. se sei dell'88, hai circa 17 anni... alla tua età mi è stato pubblicato il primo racconto, sullo stupro etnico in bosnia. banale? forse per qualcuno sì, ma non mi è mai interessato.