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Convivenza: siete pronti?

I pro e i contro di una convivenza. Perchè non sempre è tutto oro quello che luccica!

di Martina Ciullo 3 marzo 2006

Sono molte le coppie vip che dichiarano di vivere separate per mantenere il rapporto vivo, per fuggire alla noia e alla routine e per assaporare sempre il sapore di rivedersi dopo una separazione, anche se
breve. L'ex velina Maddalena Corvaglia, fidanzata ufficialmente con Enzino Iacchetti, ha dichiarato che la convivenza potrebbe essere proprio il primo passo verso un rapporto abitudinario. Quindi case separate.
Ma ci sono altri che la pensano in modo contrario, e non potrebbero sopravvivere senza il loro partner sempre vicino.

Qual e' allora la verita'?
E' proprio vero che, dopo i primi tempi in cui la convivenza e' idilliaca, la cosa si rivela piu' problematica di quanto di ci aspettava? E' vero, insomma, il detto: dopo i confetti escono i difetti?
Intanto c'e' da dire che convivere col fidanzato non e' proprio come andarci in vacanza: passare una settimana all'anno sempre insieme a lui e' magnifico. Ci si addormenta e ci si sveglia insieme, non si hanno preoccupazioni se non quella di divertirsi: niente lavatrici da fare, pranzi da preparare, pulizie generali, bensi' cene al ristorante, pomeriggi al mare, passeggiate e shopping.
E quando si torna a casa, la nostalgia del periodo di vacanza e' grandissima.

Pero' la convivenza vera, quella che non ha una scadenza, e' molto diversa. All'inizio l'entusiasmo e' grande, e i preparativi e i primissimi giorni sono effettivamente una vacanza. Vivere insieme alla persona che si ama, in una casa scelta e arredata insieme, sembra il sogno di una vita. Dopo un po' pero' arrivano anche i problemi: per convivere occorre saper fare delle rinunce, delle concessioni. Occorre scendere a compromessi, e abituarsi, per noi donne, a vivere con la tavoletta del water sempre alzata, con il bagno allagato dopo la doccia, con i suoi calzini "dimenticati" in camera da letto e la cesta della biancheria piena dei suoi vestiti da lavare. Bisogna anche mettersi in testa che qualcuno deve cucinare per tutti e due, e apparecchiare la tavola per poi sparecchiarla. Bisogna fare le lavatrici e stirare, spolverare e passare
l'aspirapolvere. E' bene dunque chiarire che, anche se lui lavora e voi no, (o a maggior ragione se entrambi lavorate!), che la donna non e' l'unica destinataria dei compiti casalinghi. Non ve ne siete certo andate
di casa solo per trovarvi a lavare le sue mutande e stirare le sue camicie!
Mettetevi d'accordo quindi sui turni di pulizie e sui vari compiti. Se voi cucinate, lui sparecchia. Se voi stirate, lui divide i panni sporchi per fare le lavatrici. Oppure, se lui lavora e voi ancora studiate, voi farete le pulizie durante la settimana e il sabato e la domenica sara' suo compito servirvi e riverirvi.

Molti riportano nella convivenza con la loro compagna cio' che hanno vissuto e imparato da piccoli dai loro genitori: se a casa di lui la mamma faceva tutto e il papa' stava in poltrona a leggere il giornale, e'
quasi certo che lui riterra' legittimo comportarsi secondo il modello che ha assimilato durante l'infanzia.
E' bene quindi mettere le cose in chiaro prima di iniziare una vita insieme. Se ognuna delle due parti della coppia non e' disposta a prendersi la sua parte di responsabilita' e di doveri, allora non e' il caso di andare a vivere insieme perchè manca la maturità necessaria. E non e' nemmeno il caso di "provare lo stesso" ad andare a convivere, nella speranza che l'altro cambi, perche' non si cambia mai di punto in bianco, e soprattutto non si cambia se non c'è la volontà di cambiare.



C'e' poi da mettere in conto anche la questione pecuniaria (ebbene sì, i soldi). Se lavorate entrambi, come gestire i soldi? Mettersi a fare distinzioni tra "questi sono soldi miei e quelli sono soldi tuoi" puo' essere estremamente deleterio, e litigare per i soldi e' davvero squallido (anche se moooolto frequente).
Allora che fare, metterli tutti in una cassa comune? Potrebbe essere sbagliato anche questo, soprattutto se lui guadagna molto piu' di te, o viceversa.
Una soluzione equa potrebbe essere mettere insieme una percentuale dei vostri stipendi, in relazione ai vostri guadagni, per pagare le bollette, l'affitto, la spesa, e tenerne invece un'altra per i vostri acquisti
personali: e' probabile infatti che il vostro ragazzo non sia entusiasta se coi soldi delle bollette vi comprate l'ennesimo paio di sandali! E neanche voi se lui invece che fare la spesa torna a casa con tre giochi per la play station.

Ma i problemi di economia domestica e pulizie, sono il problema minore. La vera questione, quella che fa separare anche le coppie sposate, e' la temutissima incompatibilita' di caratteri. Purtroppo spesso l'unico modo per capire com'e' davvero una persona e' viverci insieme.
Avrete abbastanza cose da dirvi e raccontarvi ogni giorno? Riuscirete a rendere ogni giorno un po' diverso dal precedente e dal successivo, senza sprofondare nella noia l'uno dell'altra?
Riuscirete a rimanere una coppia innamorata senza diventare come due vecchi coniugi inaciditi da anni di compromessi?

Molte coppie che si separano dopo il matrimonio o dopo una convivenza, dicono: "non lo riconoscevo piu', era un'altra persona rispetto a quando non vivevamo insieme".
E spesso e' vero. Alcuni, durante il fidanzamento, si auto-impongono certi comportamenti che poi abbandonano totalmente una volta raggiunta la sicurezza di una convivenza; come a dire: ora che so che siamo legati, mi comporto come sono davvero e smetto di fingere di essere quello che non sono perche' tu stia con me. Anche qui e' importante chiarire le cose prima di iniziare la convivenza, e poi venirsi incontro. Le
mattine in cui ci si alza col piede sbagliato, le arrabbiature, le piccole depressioni capitano a tutti. Ma quando sceglie di vivere con qualcuno bisogna essere pronti anche a "subire" le giornate no dell'altro, ad accettare i suoi silenzi, a evitare di fare polemiche inutili del tipo: "ce l'hai con me?", "cosa ti ho fatto?", etc.
E' molto importante anche coltivare i propri spazi e saper accettare che l'altro abbia i suoi: qualche uscita serale di sole donne e di soli uomini vi rendera' piu' felici che non passare tutte le sere voi due soli davanti alla televisione perche' non avete piu' nulla da raccontarvi.

Ricapitolando: chiarire da subito come saranno organizzazione della casa e spese comuni.
Prendersi responsabilità, diritti e doveri equi ed equivalenti: se lui cucina voi non dovete per forza fare "tutto il resto". Mettere bene in chiaro che la serata di cinema con le amiche non si tocca, e impegnarsi a non fare storie se qualche sera lui vi dovesse lasciare sole per andare a giocare a calcetto.
Infine, la cosa piu' importante: capirsi e mettersi nei panni dell'altro. Dopo i primi mesi di convivenza verranno fuori molti difetti, da entrambe le parti.
Serve accettarli con maturita', discuterne se necessario ma poi passarci sopra. Non c'e' niente di peggio, infatti, che sentirsi rinfacciare a vita di quella volta che si erano dimenticati i calzini sporchi sopra le lenzuola pulite.

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Convivenza: cosa dice la legge?
Quasi sette donne su dieci sono favorevoli alle unioni senza vincoli matrimoniali. Lo dice un'indagine Eurispes condotta il mese scorso su un campione di 1070 intervistate tra i 15 e i 65 anni di età. Sceglie la convivenza il 67,1% del totale. La percentuale sale al 71,1% tra le donne dai 35 ai 44 anni e raggiunge il 96,2% tra le giovanissime.
Quali che siano le ragioni di tale scelta (economiche, legali o semplicemente culturali e esistenziali), chi decide di convivere è bene che sappia che in Italia la convivenza non è attualmente disciplinata da nessuna legge specifica. Ciò vuol dire che la situazione giuridica delle coppie di fatto è vaga e confusa. L'ordinamento giuridico italiano infatti riconosce concretamente e tutela solo la famiglia legittima, quella cioè fondata sul matrimonio contratto secondo le leggi civili. Ecco come si traduce in pratica questa spiacevole questione:

Emergenze mediche Il convivente non può pronunciarsi su decisioni in ambito medico e per emergenze ospedaliere, perchè la legge non riconosce la parentela del convivente stesso.
Licenze lavorative Al lavoro non sono concessi permessi per malattia del partner.
Assegno di mantenimento In caso di interruzione della convivenza la legge non prevede alcun sostegno economico qualora si presentino difficoltà in tal senso.
Casa di proprietà In caso di decesso di uno dei due partner l'appartamento di proprietà spetta ai legittimi eredi del partner, salvo diversa disposizione testamentaria. Oggi la legge riconosce al convivente anche un diritto di possesso: in caso di allontanamento dall'abitazione familiare, il convivente potrà far valere questo diritto attraverso vie legali. In presenza di figli la casa familiare sarà assegnata al genitore affidatario.
Casa in locazione (affitto) La Corte Costituzionale (sentenza n. 404/1988) ha riconosciuto al convivente more uxorio il diritto di succedere nel contratto di locazione in caso di morte del compagno conduttore dell'immobile e in caso di allontanato dall'abitazione per cessazione del rapporto di convivenza in presenza di figli naturali.
Beni acquisiti I beni acquisiti non godono del diritto di comunione legale tra conviventi. Chi ha compiuto l'acquisto è proprietario del bene.
Elargizioni Le elargizioni a favore del convivente, una volta compiute, non possono più essere richieste da chi le ha effettuate.
Diritti di successione Il partner potrà ottenere una quota dell'eredità solo attraverso lascito testamentario non superiore alla quota che per legge spetta a figli e altri soggetti particolari.
Questioni penali Non c'è equiparazione invece tra famiglia di fatto e famiglia legittima riguardo all'osservanza degli obblighi familiari come il fornire i mezzi necessari o il versamenti dell'assegno di divorzio. La Legge prevede invece la tutela degli interessi costituzionalmente garantiti.

Ecco invece idiritti riconosciuti alle coppie di fatto
La legge italiana prevede infatti delle forme di tutela per unioni more uxorio, cioè come marito e moglie, ma solo relativamente ad alcuni ambiti circoscritti. Ecco cosa riconosce la giurisprudenza:
Tutela dal diritto privato Pur mancando una legislazione specifica, all'interno della coppia è possibile stipulare accordi privati volontari di convivenza regolati dal diritto privato e quindi dal codice civile. La convivenza more uxorio è tutelata come un'istituzione sociale, in primo luogo dal dettato dell'art. 2 della Costituzione.
Contratto di locazione In caso di contratto di locazione non è consentito che un partner allontani l'altro. Ogni controversia sarà affidata al giudice. In caso di morte il partner potrà subentrare nel contratto (Corte Costituzionale sentenza n. 404/1988).
Abusi familiari In caso di maltrattamenti nei confronti di un partner la Legge prevede l'equiparazione alla disciplina applicata alla famiglia legittima (artt. 342 bis e ter, L. 154/2001).
Procedimenti penali Per il convivente è prevista la facoltà di astenersi dall'obbligo di testimoniare.
Tutela della prole Il riconoscimento dei figli naturali comporta gli stessi doveri e diritti previsti per i figli legittimi (Codice Civile art. 261). In caso di separazione per i figli minorenni nati dalla convivenza, il criterio di affidamento è determinato dalla preferenza dei figli. In presenza di controversie l'affidamento è deciso dal tribunale per i minorenni. Anche dopo la cessazione della convivenza, il genitore ha l'obbligo di mantenere il figlio che conviva con l'altro partner. In presenza di figli la casa familiare, indipendentemente dalla proprietà, spetta al genitore affidatario (Corte Costituzionale sentenza n. 166/1998).

ACCORDO DI CONVIVENZA
Tra le possibilità di tutela ci sono inoltre gli accordi privati o redatti davanti a un notaio che permettono di cautelare i partner in ambito del tutto privato in caso di cessazione del rapporto o nell'ipotesi di una prematura scomparsa di uno dei partner. Tali accordi di convivenza possono essere anche stipulati nel caso in cui sia necessario distinguere chiaramente i ruoli e l'apporto di ciascun convivente alla vita comune. Si tratta infatti di patti istituiti per regolarizzare le questioni economiche e patrimoniali del rapporto di convivenza tra non coniugati che abbiano intenzione di intraprendere un rapporto stabile e duraturo di convivenza.
Stipulare un accordo di convivenza è il passo più concreto per condividere con chiarezza e lealtà i momenti, le difficoltà e le esigenze comuni; per offrire sicurezza al partner in caso di scomparsa prematura del convivente; e per evitare spiacevoli problemi in caso di cessazione della convivenza.

 

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Commenti

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Teo lunedì, 23 agosto 2010

Convivo

Convivo da 2 anni e sono cambiato.... è l'unica maniera x andare d'accordo poi se abiti in un appartamento e non hai nulla da fare non passa una cippa stare davanti alla tv a fare nulla. E' giusto darsi una mano quando 2 lavorano 8 ore filate e hanno appena il tempo di guardarsi un paio d'ore la sera e mette tristezza a vedere l'altra che sgobba.

n° 14
Luca venerdì, 18 dicembre 2009

se io lavoro...e lei sta a casa tutto il giorno...

.....vuol dire che al Sabato e alla Domenica IO SONO IN COMA PERENNE!!!
Ora servire e riverire negli unici 2 giorni liberi....eccerto...poi? altro?

n° 13
simona martedì, 23 settembre 2008

Re: non ho capito

non ho capito: dividere un appartamento in quattro dove tu non sei neanche indipendente economicamente vuol dire fare un'esperienza di convivenza con il tuo fidanzato??

n° 12
enrica sabato, 5 aprile 2008

la convivenza

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n° 11
ste87 giovedì, 20 luglio 2006

anch'io sono così

e chi se ne frega della tavoletta, del bagno, dei caòzini...anch'io sono un po' così...diciamo superdisordinata!!!anche se a lungo andare da fastidio pure a me il mio casino (che io amo definire ordine sparso)!!! lo so che a lungo andare in una convivenza può essere deleterio ma se si è disordinati...si mette a posto con tanta buona volontà tutti insieme!!!

n° 10
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